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PROFUGHI CHE DIVENTANO VOLONTARI
Sono in atto diverse esperienze che vedono gli immigrati
impegnati in piccoli lavori di utilità sociale: ripulire
sentieri di montagna e parchi, di svolgere piccole attività di
manutenzione.
Ci sono esperienze che permettono di leggere "l’emergenza"
immigrazione sotto una luce diversa. In un’ottica di
restituzione, di dono di sé e del proprio tempo come primo
passo per una vera integrazione attraverso la costruzione di
legami, amicizie, condivisione di valori e impegni per una città
che - in futuro - potrebbe anche diventare la propria casa.
Capofila nel proporre queste esperienze è stata la Caritas di
Bergamo: sul territorio sono presenti circa 400 profughi e la
metà è impegnata in attività gratuite a favore del territorio.
Il tutto grazie a un protocollo firmato lo scorso ottobre con
la Prefettura e i Comuni del territorio per strutturare questo
tipo di attività, all’interno di una "cornice" amministrativa e
legislativa ben definita. Che fornisce anche una copertura
assicurativa. «Ero preoccupato per i lunghi
tempi di attesa necessari a ottenere
i documenti. Non fa bene a ragazzi di venti, trent’anni restare
tutto il giorno senza far nulla», ha spiegato don Claudio
Visconti, direttore della Caritas diocesana. Da qui l’idea di
coinvolgere i giovani ospiti, prevalentemente africani, in
attività di volontariato. Un’esperienza nuova, dal punto di
vista amministrativo, che è
stata poi presa a modello da altri Comuni in giro per l’Italia.
«I profughi hanno apprezzato
questa iniziativa perché ha permesso loro di restituire la
gratuità ricevuta con l’accoglienza», ha aggiunto don Claudio. E
il loro lavoro ha consentito di ripulire sentieri di montagna
e parchi, di svolgere piccole attività di manutenzione negli
oratori, nelle parrocchie e in vari edifici pubblici di alcuni
centri della bergamasca. L’impegno volontario dei giovani
profughi permette anche di spegnere i brontolii di chi vede
nell’accoglienza solo uno spreco di risorse: «Vederli lavorare
per il bene comune rende migliore l’accoglienza», ha
proseguito il
sacerdote. I profughi, dunque, possono
diventare una risorsa per il territorio. In modo particolare
per quei Comuni che - di fronte ai continui tagli e alla
carenza di risorse - devono contenere il più possibile le spese.
Altre esperienze
hanno interessato, per esempio, nell’estate del 2014, il Comune
di Sesto Fiorentino, che ha accolto una sessantina di persone,
che sono adesso impegnati in piccoli lavori di utilità sociale:
manutenzione, tinteggiature, pulizia dei canaletti e cura dei
giardini e delle aree verdi. Piccoli lavori, assolutamente non
pericolosi. Un’altra esperienza vede coinvolta la Comunità di
Sant’Egidio al Cara di Mineo con un’esperienza di preghiera
comunitaria, organizzata una volta alla settimana, e il
coinvolgimento dei profughi nelle attività a favore dei più
deboli: anziani, bambini e senzatetto. (Fonte: Avvenire, 8
marzo 2015)
Cernusco sul Naviglio, 16 marzo 2015 |