|
DUE FATEBENEFRATELLI VITTIME DI EBOLA.
VICINI NELLA PREGHIERA
Padre Viejo è il secondo religioso dei Fatebenefratelli a
perdere la vita nell’epidemia di febbre emorragica. Il priore
generale dell’Ordine: «Continuiamo a essere al servizio della
popolazione»
È
deceduto lo scorso 25 settembre, in un ospedale di
Madrid, padre Manuel Garcia Viejo, dell’Ordine ospedaliero San
Giovanni di Dio – Fatebenefratelli - infettato dall’Ebola in
Sierra Leone dove lavorava come chirurgo. La febbre emorragica
che ha messo in ginocchio l’Africa occidentale continua dunque a
fare vittime anche tra i soccorritori. Padre Viejo, 69 anni, è
il secondo religioso spagnolo a perdere la vita nell’epidemia di
Ebola, che a tutt’oggi ha contagiato 373 fra medici e operatori
sanitari, oltre ai religiosi Fatebenefratelli e di altri ordini.
La conta dei morti, fra quanti cercano di portare soccorso tra
le popolazioni più colpite, dalla Liberia alla Sierra Leone, è
arrivata a quota 208.
Nello
scorso agosto, un altro frate
dell’ordine di San Giovanni di Dio, una suora missionaria
dell’Immacolata Concezione e due collaboratori sono morti
nell’ospedale dove lavoravano a Monrovia, in Liberia, a causa
dell’epidemia di Ebola.
«Di
fronte a questo
stillicidio possiamo soltanto soffrire, pregare e lavorare
– ha commentato fra Marco Fabello, della provincia
Lombardo-Veneta dei Fatebenefratelli -. Il dolore e la paura
sono una condizione che condividiamo con gli operatori sanitari
laici e con le popolazioni colpite e la preghiera, con cui
invochiamo l’intercessione di San Giovanni di Dio, è l’unica in
grado di darci la forza e l’audacia necessarie. Appartiene al
nostro carisma ed è scritto nel nostro statuto: quando un frate
viene ordinato si impegna a portare il Vangelo dell’Ospitalità
fino al sacrificio della vita».
«Continuare ad essere al servizio della popolazione,
specialmente in questo momento, quando cioè hanno più bisogno di
noi» -
«Per tutti noi, e in special modo per i confratelli e i
collaboratori che sono in Sierra Leone, è un momento molto
difficile – ha scritto in una lettera il priore generale
dell’Ordine fra Jesùs Etayo -. Non possiamo continuare
l’attività da soli, e pertanto abbiamo bisogno del coordinamento
e dell’aiuto del governo, della Chiesa e degli organismi
internazionali che operano in campo sanitario, per poter
realizzare un lavoro efficace e adeguato» ma «se ci saranno le
condizioni, siamo disponibili affinché i nostri Centri possano
costituire un altro anello della catena formata dai progetti in
atto o futuri per affrontare questa difficile situazione».
L’intenzione dei Fatebenefratelli, dunque, malgrado le evidenti
difficoltà, è quella di «continuare ad essere al servizio della
popolazione, specialmente in questo momento, quando cioè hanno
più bisogno di noi».
Siamo
vicini con la preghiera ai Fatebefratelli – che ricordiamo hanno
la sede della Provincia Lombardo-Veneta nella nostra città – in
questo momento, per loro, di grande dolore e sofferenza,
edificati dalla testimonianza che stanno offrendo nel continuare
ad essere, a rischio della loro stessa vita, al servizio dei
fratelli colpiti dall’epidemia.
Cernusco
sul Naviglio, 6 ottobre 2014
|