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TROPPI DISABILI VIVONO SITUAZIONI DI MARGINALITÀ
Si è celebrata lo scorso 3 dicembre in tutto il mondo la
Giornata internazionale delle persone con disabilità, istituita
dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione
47/3 del 14 dicembre 1992. In Italia, stando agli ultimi dati
Istat disponibili, le persone con disabilità sono 2.992.486, di
cui i due terzi (1.921.726), hanno più di 75 anni.
La
Giornata internazionale delle persone con disabilità ha offerto
la possibilità «per ricordare le condizioni di vita di milioni
di cittadini e delle loro famiglie – ha affermato la Federazione
italiana superamento handicap (Fish) – ma anche un momento per
ribadire la necessità di un impegno comune per garantire i loro
fondamentali diritti umani». A tal proposito, la Fish ha
denunciato che «ancora troppe persone a causa della disabilità
vivono situazioni di marginalità e addirittura di segregazione».
Eppure, l’Italia, fin dal 2009 ha ratificato la Convenzione sui
diritti delle persone con disabilità, approvata dall’Onu nel
2006. «Ma la strada da percorrere sulla via della piena
inclusione è ancora lunga», ha ricordato la Federazione.
Solo il 16% ha un'occupazione -
Tra i Paesi industrializzati, l’Italia è agli ultimi posti per
l’inserimento lavorativo dei disabili ed è stata censurata anche
dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Nonostante si sia
dotato, ormai da quasi quindici anni, di una legge, la 68/1999,
che prevede il collocamento mirato e, soprattutto, stabilisce
l’obbligo di assunzione dei disabili per le aziende sopra i
quindici dipendenti, il nostro Paese non riesce a favorire un
vero incontro tra domanda e offerta di lavoro. Secondo l’ultimo
rapporto dell’Istat, solo il 16% (circa 300mila individui) delle
persone, di età compresa tra i 15-74 anni, con limitazioni
funzionali lavora, contro il 49,9% del totale della popolazione.
Il 72% degli occupati è composto da uomini.
Soltanto l’11% dei disabili occupati ha trovato lavoro grazie ai
Centri per l’impiego provinciali e così i lavoratori con
handicap inattivi rappresentano una quota quasi doppia rispetto
al resto della popolazione (81,2% contro il 45,4%). Dal 2006,
inoltre, si osserva una costante precarizzazione dei rapporti di
lavoro, con un passaggio dei contratti a tempo indeterminato dai
51,6% all’attuale 40%, mentre quelli a tempo determinato sono
cresciuti dal 41,6% al 52,3%.
In
prima linea, sul fronte del lavoro ai disabili, ci sono le
cooperative sociali. In Italia quelle per l’inserimento
lavorativo sono 3.600 e danno lavoro a 92mila persone, di cui
32mila sono svantaggiate o disabili. «La cooperazione sociale di
inserimento lavorativo – ha commentato Giuseppe Guerini,
presidente di Federsolidarietà Confcooperative – è un modello
che genera inclusione sociale e occupazione. È uno strumento
concreto ed efficace per combattere la povertà e l’esclusione
sociale».
Tagli nella legge di Stabilità –
In questo contesto di scarsa attenzione alle persone disabili,
si deve purtroppo constatare che è ancora una volta incentrata
sui tagli la discussione intorno al finanziamento per il
sostegno alle persone con disabilità, in corso alla Camera, dove
è approdata la legge di Stabilità, passata in prima lettura al
Senato. In particolare l’attenzione del Parlamento è concentrata
su due Fondi: il Fondo nazionale per le politiche sociali e in
Fondo per le non autosufficienze. «Quando si toccano interessi
lobbystici, i diritti delle persone con disabilità e dei
cittadini divengono secondari » ha criticato duramente il
presidente della Federazione italiana per il superamento
dell’handicap (Fish).
Punto di vista
-
"Mettere
al
centro
dell'attenzione
sociale
e politica
le
persone
più
svantaggiate".
Questo
il messaggio
centrale
che
papa Francesco
ha consegnato
nella
prima tappa della sua
visita
apostolica
ad Assisi,
incontrando
i bambini disabili
e
ammalati
ospiti
dell'Istituto
Serafico,
lo
scorso
4
ottobre.
"La
società
-
si
legge
nel
suo
messaggio
per
questo
incontro
- purtroppo
è
inquinata dalla cultura
dello
scarto,
che
è opposta
alla cultura
dell'accoglienza.
E
le
vittime della
cultura
dello
scarto
sono
proprio
le
persone
più deboli,
più fragili".
Dal Papa
è
venuto
poi l'invito
a
"mettere
al centro dell'attenzione sociale e politica le persone più
svantaggiate ",
mentre a volte
"le
famiglie si trovano sole nel farsi carico di loro".
In tempi di crisi, come questi che
stiamo vivendo,
le categorie più fragili
rischiano di essere schiacciate da logiche politiche lontane
dalla realtà. E che in Italia ci siano poche risorse per la
disabilità -
come ha documentato una ricerca del
Censis, che ha collocato
il nostro Paese al penultimo posto nell'Unione Europea
- dipende da una questione
culturale che dobbiamo cambiare.
Non
è accettabile che nelle priorità
di uno Stato democratico non ci
siano le adeguate risorse per
la disabilità e non possiamo rassegnarci ad essere ultimi nelle
classifiche europee.
C.G.
Cernusco sul Naviglio, 16 dicembre 2013
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