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IN ITALIA LE NASCITE CONTINUANO A DIMINUIRE
“Non si deve certo essere esperti di demografia per capire che
se ogni coppia mette al mondo in media 1,42 figli, l’equilibrio
tra le generazioni non può resistere nel tempo.” “Se ne può
uscire in un solo modo: ricordandoci che ogni bambino
rappresenta, oltre che un bene da colmare di attenzione e
affetto, un investimento "pubblico" che va adeguatamente
promosso e tutelato”
In Italia le nascite continuano a diminuire, nonostante
l'aumento dei nati da genitori stranieri. E le nascite
diminiuscono in tutte le aree del Paese: è finito nel 2008
l'effetto traino del Centro-Nord.
È questa - a beneficio di una politica di aiuti alle famiglie
ancora debole - la fotografia dell'Istat, che nel rapporto
annuale sulla natalità e la fecondità della popolazione
residente conferma la tendenza negativa per il Belpaese. Secondo
i dati del bilancio demografico della popolazione residente,
sono stati 534.186 gli iscritti in anagrafe per nascita nel
2012, oltre 12mila in meno rispetto al 2011. Il dato, rileva l'Istat,
"conferma la tendenza alla diminuzione delle nascite avviatasi
dal 2009". Il calo delle nascite "è da attribuirsi per lo più
alla diminuzione dei nati da genitori entrambi italiani, quasi
54mila in meno rispetto al 2008". I nati da genitori entrambi
stranieri, invece, "sono ancora aumentati, anche se in misura
più contenuta rispetto agli anni precedenti (2.800 nati in più
negli ultimi tre anni) e ammontano a poco meno di 80mila nel
2012 (il 15,0% del totale dei nati).
Il
resoconto sulla natalità in Italia – ha commentato
Gian
Carlo Blangiardo su Avvenire di giovedì 28 novembre 2013
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che l’Istat ha presentato con la consueta ricchezza di dettagli,
racconta il déjà vu di un Paese che non riesce a
invertire la tendenza al ribasso. Una dinamica che ci ha portato
a registrare nel 2012 il secondo peggior risultato in 152 anni
di unità nazionale: solo nel 1995, ma con tre milioni di
abitanti in meno, avevamo fatto di peggio. Se qualcuno potrà
trovare soddisfazione in tutto questo, magari rispolverando i
vecchi temi del Paese densamente popolato o i nuovi problemi dei
giovani senza lavoro, forse non ha ancora capito che proseguendo
di questo passo non si aprono spazi e opportunità, bensì si
mettono in discussione proprio gli equilibri sui quali il
sistema socio economico si è retto finora.»
L’equilibrio tra generazioni rischia di saltare -
Dopo aver evidenziato le conseguenze che questa mancanza di
figli è destinata a creare sul welfare, l’editorialista ha
osservato che «non si deve certo essere esperti di demografia
per capirlo – che se ogni coppia mette al mondo in media 1,42
figli, l’equilibrio tra le generazioni non può resistere nel
tempo. Né ci si può neppure illudere, come si è fatto per anni,
che l’immigrazione compensi pienamente le carenze – ad esempio
nel mercato del lavoro – o che le famiglie immigrate riempiano
le culle lasciate vuote dagli italiani.»
Un bambino rappresenta anche un investimento “pubblico” -
«La vera risposta valida, e la conseguente azione efficace – ha
concluso Blangiardo - deve maturare dalla consapevolezza che le
nascite sono il mezzo con cui una popolazione costruisce e
garantisce il suo futuro. La convinzione è che la scelta del
figlio unico e "di qualità" – un modello rispetto al quale
persino le autorità cinesi stanno lentamente cambiando rotta –
sia spesso solo un ripiego dovuto allo stato di abbandono in cui
vengono lasciate le famiglie sul fronte del fisco, del welfare e
dello stesso clima amichevole di contorno. Se ne può uscire in
un solo modo: ricordandoci che Francesco, Sofia e ogni altro
bambino rappresenta, oltre che un bene da colmare di attenzione
e affetto, un investimento "pubblico" che va adeguatamente
promosso e tutelato.»
Cernusco sul Naviglio, 2 dicembre 2013
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