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Leggo sull’ultimo
numero della “Gazzetta della Martesana” un attacco di
Giorgio Monti, capogruppo del PDL in consiglio comunale,
agli extracomunitari che affollano i parcheggi
cernuschesi.
Ho avuto la tentazione di non pensarci neanche,
considerando l’assoluta marginalità del tema: l’Italia
affonda e noi ce la prendiamo con chi cerca di venderci
accendini e braccialetti? Meglio non dire niente…
Purtroppo o per fortuna conosco alcuni di quei ragazzi.
Quindi, vederli additati come accattoni, che ora cercano
pure di raggirare le vecchiette nelle loro abitazioni,
mi provoca un urto di sdegno che mi impedisce di lasciar
perdere.
Non so se quei
ragazzi, in gran parte senegalesi, citofonino alle
vecchiette. Non so quanti di loro abbiano il permesso di
soggiorno. Non so perché lavorino a Cernusco, abitando
altrove.
So che riciclano i biglietti dei parcheggi (ma qualcuno
glieli darà questi biglietti, no?). So che c’erano un
paio di elementi che non
vendevano solo paccottiglia e sono stati prontamente
allontanati dalle forze dell’ordine. So che le stesse
forze dell’ordine impiegano meglio il loro tempo
pattugliando il territorio e sventando le vere truffe a
domicilio perpetrate da giovani italiani ben vestiti,
piuttosto che proteggendo i passanti dalla “loro
petulanza e talvolta insistenza prepotente”.
So, soprattutto, che si può dire “no, grazie” senza
essere accoltellati.
So che sono UOMINI, esseri umani.
Come lo so? Tra un
accendino e un braccialetto, se si ha voglia trovare il
tempo e un sorriso, si scopre che Laye e Ibou cercano un
contatto umano che non si quantifica con “l’obolo di un
euro”. Si scopre che tifano Milan e Inter, e ci si può
prendere in giro. Si scopre che alcuni parlano italiano
meglio di certi parlamentari, che cercano un lavoro
vero, un posto in cui divertirsi la sera a poco prezzo,
una ragazza, un futuro. Guarda un po’, hanno gli stessi
bisogni, gli stessi sogni, di ogni ragazzo della loro
età.
Non so quanti
“oboli” da un euro o più ho lasciato a Laye, Ibou e gli
altri. Non so quanti accendini e braccialetti mi sono
portato a casa. So che nessuno di loro mi chiede più
nulla, se non un saluto e un sorriso; se ho voglia e
moneta cerco di dargli un boccone di pesce, sperando che
qualcuno un giorno li faccia pescare, altrimenti meglio
una bella chiacchierata di 5 minuti e un consiglio su
dove trovare un lavoro o una birra. Ne usciamo tutti più
ricchi.
Daniele Pozzi
P.S: Un
paio d’anni fa, passando vicino a uno dei parcheggi
incriminati, mi è capitato di ascoltare 2 giovani
(militanti in un partito) che parlavano proprio dei
nostri vu' cumprà: “Guardali là, ‘sti negri di merda,
andassero a lavorare”. Ok, lasciamo perdere, che è
meglio.
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