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Gli storici ci hanno tramandato i fatti, le date, gli
eventi, i protagonisti ma non la passione che animava
quelle persone e che stava dietro a quei fatti, a quelle
date, a quegli eventi. Per ascoltare il rock di cui era
invasa l’Italia in quegli anni bisogna andare
direttamente alla fonte: da quegli uomini e donne che
l’Italia l’hanno fatta. Bisogna ascoltare le loro
parole, parole che sono arrivate sino a noi incise su
lettere, diari, memorie, verbali di polizia giudiziaria.
Quelle parole sono lo spartito su cui sono scritte le
note del Risorgimento.
Leggendo quelle pagine si viene così a sapere che quelle
persone che per anni la retorica patria ci ha presentato
come “Padri della Patria” erano giovani se non
giovanissimi. Era questa la loro vera forza. Il
risorgimento, come la Rivoluzione Francese, è stato
opera dei giovani e che a loro si deve se l’Italia, dopo
secoli di servitù, di speranze inutili e di
disillusioni, ha cominciato a non aver paura della
libertà. E’ solo nei giovani che possono convivere
coraggio, follia, sogni e speranza per un domani
migliore in maniera così forte da spingerli in strada,
male armati per sfidare i più forti e organizzati
eserciti d’Europa.
Le parole che ci hanno lasciato sono piene di amore per
la libertà e di passione civile che non possono lasciare
indifferente nessuno che decida di dedicarsi alla cosa
pubblica, soprattutto se giovane. Spesso a quelle parole
hanno dato seguito con la vita.
I giovani sono da sempre la vera ricchezza di ogni
nazione. I giovani sono il futuro e hanno sempre lo
sguardo sul domani. Così nell’ottocento i giovani
italiani hanno deciso che non volevano più vivere in
quattro, cinque italie succubi di potenze straniere, ma
volevano Una sola Italia forte e libera. Così nel
Novecento hanno deciso che non volevano vivere sotto una
dittatura crudele e fanatica, ed hanno preso la strada
delle montagne e della clandestinità, dando vita ad
un’altra grande pagina della storia nazionale: la
Resistenza.
Oggi sono i giovani arabi e nord africani a scendere in
piazza per la libertà. Sono giovani laureati ed aperti
al mondo che chiedono una vita migliore rispetto a
quella dei loro padri e sanno che la otterrano solo con
la libertà. Non si può, soprattutto in occasione come
questa, non guardare con simpatia a quei ragazzi e a
quelle ragazze che hanno riempito le piazze delle loro
città e sfidato le dittature. A loro va tutto il mio
augurio perché il loro sogno di libertà si realizzi.
L’Italia, invece, si sta dimenticando dei suoi giovani.
Sta disperdendo questa sua ricchezza. In tempi di crisi
come quello che stiamo vivendo è su di loro che bisogna
puntare. Invece si continua a promulgare leggi punitive
per le nuove generazioni, penso agli ostacoli all’acceso
alle libere professioni, alle leggi sul lavoro che hanno
creato solo precariato, alla mancanza di una vera
politica per la maternità che aiuti le giovani
lavoratrici ad avere figli. Tutto questo ha portato i
giovani ad emigrare. Non si tratta solo della cosiddetta
fuga dei cervelli, ma se ne vanno anche artigiani,
maestranze, lavoratori specializzati. L’Italia perde
competitività perché perde giovani. Ai giovani del
Risorgimento sono stati dedicati corsi, piazze, vie come
via Fratelli Bandiera, Via Pisacane, Via Mameli, a molti
giovani d’oggi non rimane che via Dall’Italia. E’ormai
da tutti riconosciuto che la classe dirigente di questo
nostro paese sia ormai fiacca, priva di grandi visione
se non in molti casi corrotta.
Queste celebrazioni per i 150 anni, che il Presidente
Giorgio Napoletano ha voluto e sostenuto con forza, a
cui va la nostra riconoscenza e gratitudine, devono
essere un’occasione per riflettere su di noi partendo
dalla nostra storia. Il risorgimento fu la nascita
dell’Italia moderna e fu opera di giovani uomini e
donne. Se vogliamo che l’Italia risorga nuovamente e
possa affrontare le sfide del futuro è sui giovani che
bisogna puntare.
Raffaele Di Bello
Capogruppo PD in consiglio comunale
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