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Sui media locali
sono apparsi inviti a entrare nel gruppo Il Naviglio
come anche contatti informali con alcune formazioni su
alcune idee comuni.
Altri gruppi mi hanno avvicinato a livello informale
come tante sono le persone che hanno manifestato
apprezzamento per le scelte da me compiute in questi
ultimi tempi.
Una scelta forte come la mia lascia inevitabilmente per
strada anche qualche deluso, ma sono pochissimi quelli
che mi hanno manifestato le proprie opinioni in merito.
Mi piacerebbe sentirli per confrontarmi e spiegare le
ragioni che mi hanno portato a sedere da ora in
consiglio comunale sui banchi dell'opposizione.
Ho apprezzato , e di questo ringrazio, l’invito a
entrare in altri gruppi, alcuni dei quali hanno una
storia importante per la nostra città, ma l'avventura
che mi aspetta è quella di cercare la ragionevolezza
delle proposte e non degli schieramenti, il bene comune
e non il consenso, le soluzioni migliori per la città e
non i voti.
E in questo dialogo non ci sono né maggioranza né
opposizione ma persone che pur partendo da schieramenti
e ideologie magari contrapposte, siano pronte a
“contaminarsi” sulle proposte e sulle soluzioni migliori
per la città, perché "meglio stare meglio" non sia lo
slogan della sola maggioranza Comincini ma di ogni
persona e movimento che tenga alla propria comunità.
Ecco perché, ciò che più mi affascina dalla situazione
creatasi con il mio allontanamento dalla maggioranza, è
la possibilità di vivere un modo "controcorrente" di
fare politica.
Quindi, non in maggioranza ma neanche in un gruppo già
esistente all’ opposizione.
Sarà questa la mia posizione in consiglio comunale.
Una posizione che sarà per me un modo autentico di
essere in politica, di preferire il dialogo e la critica
al consenso e alla vittoria di parte.
Una posizione come luogo di contaminazione e non come
scontro tra ideologie di parte.
Un modo di considerare la politica vera, leale e di
tutti.
Uno stile di far politica che creda nel principio
basilare che attraverso il rispetto delle regole e il
riconoscimento del merito si possa costruire un paese
giusto e moderno.
Occorre considerare il programma elettorale uscito
vittorioso dalle urne, non come un punto di arrivo ma
piuttosto come punto di partenza, per non perdere
soluzioni migliorative per la città, che possono
derivare da contributi postumi e da miglioramenti dello
stesso, offerti dalla stessa maggioranza,
dall’opposizione o da semplici comuni cittadini.
Altrimenti sarebbe più conveniente prendere il programma
e consegnarlo ai tecnici per la sua attuazione.
Che serve ritrovarsi in consiglio a discutere, se i voti
della maggioranza sovrastano quelli dell'opposizione?
Diventa solo uno spreco di tempo e di soldi della
collettività.
Meglio allora soprassedere a quello che potrebbe
diventare mero “teatrino della politica”.
Occorre riscoprire fino in fondo il Consiglio Comunale
come luogo dove responsabilità della giunta sia entrare
con le proposte mentre responsabilità dei consiglieri è
renderle attuali, accettandole, cambiandole in parte o
tutte o respingendole, indirizzando e controllando,
perché i consiglieri non rappresentano in consiglio solo
i partiti ma la città intera.
Oggi chi non è rappresentato dai partiti sembra non
esistere.
Questo non può e non deve succedere.
I consiglieri non rappresentano solo il partito di
appartenenza ma l’intera città che si confronta, discute
e decide del proprio futuro, durante le sedute di
commissione e nei consigli comunali.
Le idee migliori non possiedono una sola casa ma sono il
frutto di continue contaminazioni.
Il mio intento sarà di, accettando lezioni e critiche,
conoscendo e comprendendo le altrui ragioni e motivando
le proprie, fare proposte che abbiano “gambe per
camminare” e diano un contributo alla costruzione della
città.
Voglio scegliere ciò che è meglio per la città e non per
i partiti.
Claudio Gargantini
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