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26
Aprile 1945
I tedeschi sono asserragliati nel palazzone adibito a
comando, non si arrendono. In piazza i Partigiani,
superiori per numero, intimano la resa. Ma la mitraglia
pesante dei nazisti fa paura, ecco che da una via
laterale spunta un carro armato. I liberatori hanno
pareggiato il conto dell’artiglieria. È inutile spargere
altro sangue, gli occupanti sono in rotta ovunque. Il
comandante si arrende. La piazza è liberata!!!
24 Aprile 2010
Il luogo è lo stesso. Gli anni hanno un po’ modificato
l’architettura della piazza. È un sabato pomeriggio di
una bella giornata di primavera. Il sole è tiepido, si
sta bene fuori. In piazza è un andirivieni di gente.
Oggi si ricorda che domani, 25 aprile, è la festa della
Liberazione. Da un lato ci sono gli scout: i più piccini
costruiscono girandole colorate, più in là il gruppo dei
più grandicelli dipinge magliette con i colori e i
simboli della Pace. Un altro gruppo ancora, sono
adolescenti, si infila in un’enorme maglietta con più
teste, girano per la piazza, circondano chi passa e lo
invitano a scrivere frasi di pace. Poi qualcuno lascerà
anche l’impronta colorata della propria mano su un
lenzuolo. Nel lato di fronte ci sono dei writer che
spruzzano su grandi tabelloni di cartone pressato la
loro arte colorata. La gente passa, si ferma a guardare,
a indovinare il significato dell’opera, nessuno pensa
che siano imbrattatori o vandali, ma artisti… artisti di
strada. Sul lato opposto, proprio sul portone dove 65
anni prima i tedeschi si arresero, c’è Frigerio, figlio
di quel Felicino che partecipò al disarmo del comando
tedesco. E’ abile con i pennelli, ripropone il quadro
del papà pittore che immortalò la scena, con una
variante: invece delle armi ci sono fiori e colori.
Alcuni si fermano a guardare, leggono su un tabellone la
cronaca degli eventi, i più anziani rammentano quel
giorno. Ad altri viene alla memoria il racconto dei
genitori. “Christian fermati, guarda che bello, ti
ricordi che il nonno te lo raccontava?”. Christian però
è già lontano, ha adocchiato una scout niente male. Si
formano capannelli, oggi in piazza si sta bene, si ha
voglia di fermarsi, di parlare. Capannelli vocianti che
si compongono, si scompongono, per poi ricomporsi in un
altro angolo della piazza. C’è il banchetto che
raccoglie le firme per sostenere il referendum contro la
privatizzazione dell’acqua, è un continuo flusso di chi
vuole firmare, sono informati, sanno perfettamente di
cosa si tratta. L’acqua, come l’aria, è un bene comune,
né pubblico né privato, di tutti e di nessuno, deve
essere libero… Liberiamo l’acqua!!!
Seduta sotto un gazebo, c’è Nicoletta: fa tenerezza con
il suo pancione, d’istinto la vorresti abbracciare. Non
manca mai, anche se la maternità è avanzata. “Ma insomma
bisogna avere attenzione, come nascerà questo figlio?”.
Come nascerà? Come nascerà? Nascerà libero!!!
La gente passa, si ferma, guarda, sorride, capisce che è
la vigilia del dì di festa. Pochi guardano indifferenti,
ancora meno camminano veloci e distratti. Oggi in questa
piazza c’è una strana atmosfera, sembra di essere
sospesi, nessuno si sente insicuro o minacciato, anche
se le uniche divise che si vedono sono quelle degli
scout. Un gruppo di ragazzi si ferma, parla un italiano
stentato, ride e scherza. Si sta bene oggi in questa
piazza: nessuno si sente straniero o clandestino. C’è
voglia di stare lì a parlare, mentre i bambini corrono,
giocano, disegnano, si sporcano con i colori, mentre si
diffondono le note di una musica antica che canta la
libertà, la democrazia, la Resistenza. Strana piazza
liberata dalle paure, dai rancori, dall’indifferenza. Si
avvicina l’ora di cena, l’andirivieni si dirada, è ora
di smobilitare. I pesanti pannelli, impreziositi
dall’opera degli artisti, con cautela, vengono messi a
riparo sul furgone, mentre dall’altro lato Frigerio ha
già caricato la sua bella opera nel baule dell’auto.
Bisognerà pensare a dove esporre questi lavori. Gli
scout, che hanno animato tutto il pomeriggio, come
sempre super efficienti, hanno già smontato, ripiegato,
ripulito tutto. I writer ci salutano, sono gentili ed
educati: “Grazie per l’opportunità”. No, grazie a voi
per avere riempito di colori la piazza. Grazie a tutti
per un pomeriggio passato in libertà, per un tempo
sospeso, dove si sono mescolate persone, espressioni
artistiche, cultura, gioia e tanta fantasia; dove
nessuno ha dovuto indossare la maschera truce del
cattivo. Quando non hai paura, a che serve fare paura?
Si sente un trillo, è un cellulare: “Allora, dove sei?”
“Sono ancora qui in piazza. Sì abbiamo finito, abbiamo
smontato tutto, caricato sul furgone. Sì è tutto a
posto, abbiamo liberato la piazza!!!”.
Franco Salamini
ANPI Cernusco
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