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Segue un
bellissmo articolo scritto da Franco Salamini sulla
serata "Percorsi della Memoria" del
25/01/2010, organizzata da Anpi, Acli, Cngei Scout e Cachoeira
de Pedras.
25 gennaio 2010, Cernusco sul Naviglio. La serata è
inserita nel calendario delle iniziative per il “Giorno
della Memoria”.
Un po’ un azzardo, questa sera saranno i giovani a
raccontare, illustrare, suonare, come dice la locandina
che pubblicizza l’iniziativa.
Ma i giovani ci saranno? Alle 21.00 si intuisce che la
scommessa è stata vinta: la sala conferenze della
Biblioteca è piena, i posti a sedere esauriti, gli
ultimi arrivati staranno in piedi. La stragrande
maggioranza è sui 20 anni, entra un gruppo (si direbbe
“branco”), sono giovanissimi, jeans a vita bassa,
berretti alla moda, sguardi truci, ma cosa ci fanno qui?
Te li potresti immaginare alla curva di uno stadio o in
discoteca, ma qui? Intanto si siedono.
Iniziano i giovani del CAG (Centro Aggregazione
Giovanile) che proiettano un filmato del loro viaggio a
Mauthausen, una tradizione che si ripete negli anni,
anche dopo la scomparsa del deportato che li aveva
accompagnati le prime volte. Al termine della proiezione
raccontano, ragionano ad alta voce, qualcuno si
interrompe sopraffatto dalla commozione, le lacrime
scendono ma si riprende; le parole sono pesanti, le
riflessioni intelligenti e di speranza.
Poi è il momento degli scout, che in forma teatrale
raccontano la loro esperienza a Sarajevo, e sono ancora
emozioni, impegno, riflessioni profonde, ma anche tanta
speranza e fiducia.
Sono quasi le 23, si chiede alla minoranza di adulti se
vogliono dire qualcosa. Ci guardiamo in faccia, siamo
attoniti, un po’ spiazzati. Tutti i giorni ci spiegano
di una generazione senza valori, senza impegno, dedita
all’alcool, alla droga, che vive su Internet e te li
trovi qui in carne e ossa, questi giovani, che ti
raccontano la “Memoria ” come noi, che siamo quelli che
hanno fatto politica, non saremmo in grado di fare.
Il gruppetto in fondo, il “branco”, si alza e se ne va
con un po’ di rumore, qualcuno lancia slogan da stadio.
Devono scaricare l’emozione e la commozione, rientrare
nel ruolo dei duri, dopo che per più di due ore sono
stati in silenzio incollati alla sedia, con gli occhi
lucidi, a sentire dei ragazzi un po’ più grandi di loro
raccontare.
Gli adulti tacciono. La serata si chiude con
l’esibizione del gruppo dei “Fiati Corti” che suonano
nella banda di Cernusco. Sono pezzi classici, belli.
Alla fine qualche adulto è contrariato: non hanno
suonato “Bella ciao”. No, non l’hanno suonata, hanno
stabilito loro il repertorio, questa sera sono i giovani
che decidono.
È stata una bella serata, viene da sorridere a pensare
che per vedere tanti giovani si debba partecipare a
un’iniziativa dell’ANPI. Ma non sono vecchi partigiani,
un po’ fuori dal tempo? E poi cos’è questa ANPI a
Cernusco? Quattro pensionati che nella loro vita hanno
fatto l’operaio o l’impiegato, un gruppetto di giovani
intelligenti pieni di energie ed entusiasmo, che tutti i
giorni si scontrano con il precariato, i contratti a
termine, l’affitto o il prezzo delle case troppo
elevato.
Eppure questa specie di “armata brancaleone”, con mezzi
economici risibili, insieme ad altre associazioni del
volontariato, giorno dopo giorno, lavora sul territorio.
Con pochi meriti e senza voler insegnare niente a
nessuno, ma con la convinzione che in questo martoriato
Paese ci sono giovani, forse una minoranza, ma comunque
tanti, che hanno principi, valori, talenti, ai quali,
tuttavia, non viene concessa l’opportunità di
dimostrarlo. Sono di sinistra o forse di destra, o più
semplicemente non hanno idee definite o definitive, ma
solo una gran voglia di fare, di misurarsi, di essere
protagonisti.
Un modesto consiglio ai dirigenti politici di livello
nazionale: fate un esercizio di umiltà, venite a vedere
come si lavora in periferia, andate un po’ meno in
televisione, confrontatevi con questa bella Italia non
solo nei tour elettorali o in occasione delle primarie
ma giorno dopo giorno, per costruire sui territori
luoghi in cui generazioni diverse, etnie diverse si
incontrano, si conoscono o si riconoscono, si parlano e
si confrontano. Beh! Credo che un piccolo merito noi lo
possiamo rivendicare: lo abbiamo capito.
Cachoeira
de Pedras
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