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Come al solito di
questo periodo sono per lavoro negli Stati uniti e mi
piace guardare il mio Paese con gli occhi ed una
prospettiva differente…Da oltre 5000 km si nota un Paese
da baruffe chiozzotte di goldoniana memoria in cui ci si
accapiglia su tematiche di scarsa rilevanza strategica
ma, immagino, rilevanti nel contingente.
La vera domanda che
dovremmo porci oltre alle battute, alle belle frasi ad
effetto o ai tentativi di limitare o difendere il
proprio territorio dovrebbe invece riguardare lo
sviluppo strategico e la competitività del nostro Paese:
come ci vediamo tra dieci anni? Come vogliamo essere tra
dieci anni? Con quali infrastrutture, con quale sistema
economico, con quale sistema di welfare….su questo la
politica tace… e se da un lato Milano non ha
collegamenti diretti con Washington o Boston (mentre
Zurigo si) o le politiche infrastrutturali hanno tempi
geologici dall’altro uno studente italiano che mi sono
trovato in aula mi ha fatto notare che è uscito di
recente un album dal titolo: il mondo che vorrei…..bene
in Italia i cantanti si pongono questo problema, non i
politici… Già prendere coscienza di questo ed iniziare
ad interrogarsi potrebbe essere l’inizio della
soluzione… Buon Natale a tutti i cernuschesi da Boston
Emanuele Vendramini
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