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A leggere le
riflessioni di Giuseppe Colombo sembrerebbe che ci siano
state piú resistenze ad uso e consumo degli schieramenti
ideologici del contesto politico attuale. La resistenza
“bianca”, quella che “non sparó un solo colpo” è la
resistenza buona, quella socialista “con il Rurali” è
quella cosí cosí, e la resistenza rossa, quella dei
comunisti, fu rossa di sangue e, dall’articolo, sembra
che il sangue di cui si parla sia sostanzialmente quello
dei sacerdoti uccisi dai sanguinari comunisti.
Spiacente Giuseppe,
abbiamo per fortuna ancora testimoni diretti e il tuo
sfogo anti-comunista e contro il 25 Aprile cernuschese
“abbronzato” di Africa, Brasile e Haiti è assolutamente
fuori luogo.
Tanto per
cominciare, la 105° Brigata Garibaldi, quella rossa “col
Vanoli” e, aggiungo io, col Giuseppe Comi, Gianni
Codazzi, Remo Bolsoni, Piero Tremolada, Del Carro, i
gemelli Toselli, Mariani, Albino Oretti arrestato e
torturato a Cassano e deceduto a causa delle torture
dopo il 25 Aprile, Sirtori, Tarcisio Ghezzi poi emigrato
in Canada, Ambrogio Mattavelli, zio di Luigi Mattavelli
ucciso sul viale Assunta e tanti, tanti altri, fu
protagonista di azioni clamorose che contribuirono non
poco allo sfacelo della compagine nazi-fascista sul
nostro territorio. La distruzione di un treno carico di
munizioni per la Wehrmacht a Lambrate, la distruzione di
un deposito tedesco di carburante sul territorio di
Brugherio, il contrasto ad una colonna tedesca che
trasportava importanti macchinari sottratti all’AOM e
diretta in Germania, la liberazione a Verona di Roveda,
un importante sindacalista ivi imprigionato, la
distruzione del centro di coordinamento delle SS a
Caponago, … Molte di queste azioni furono coordinate con
l’11° brigata Matteotti, quella “col Rurale” e, a
Cernusco, i partigiani potevano contare sull’appoggio di
grande parte della popolazione, compreso don Secondo
Marelli che sfuggì all’ultimo minuto ad un’irruzione dei
tedeschi nella sua casa di via Roma angolo via 25 aprile
rifugiandosi prima nella parrocchia di Carugate e poi in
Brianza.
Sí Colombo, la
guerra è fatta di sangue, di episodi tragici, di eccessi
brutali. Come Abu Graib in Irak, come My Lai in Vietnam
dove le azioni finiscono per superare le intenzioni ma,
per tornare all’Italia di quegli anni, lo scontro era
fra una dittatura feroce e sanguinaria che aveva mandato
a morire la nostra meglio gioventù in guerre coloniali e
criminali sopprimendo in patria le piú elementari
libertá civili e politiche, e la parte del Paese che poi
diede vita alla Repubblica. Lo sforzo che univa gli
allora giovani partigiani di ogni colore fu quello di
sbarazzare il Paese dal ghigno sanguinario di una
dittatura assassina. Le differenze fra i vari
raggruppamenti sfociarono poi nel confronto politico
della novella democrazia. Ci furono eccessi e episodi
come quelli che tu hai documentato? Sicuramente. E
poiché era stata una guerra che aveva diviso e lacerato
la compagine nazionale in sostenitori e oppositori al
regime fascista, fu necessaria l’amnistia. Dell’amnistia
usufruirono anche qualche decina di partigiani che
avevano superato il confine della legittimità ma
soprattutto ne usufruirono migliaia e migliaia di
potenti direttori di istituti, universitá, associazioni,
corporazioni e anche giudici e magistrati di quella
“magistratura ordinaria molto diversa da quella di oggi”
e che furono contigui e strumentali alla dittatura. Non
citeró nomi, ma anche a Cernusco molti dei collaboratori
del regime poterono fare ritorno alle loro attivitá
pubbliche e private e, mi risulta, grazie all’amnistia e
col passare degli anni si reinserirono nel tessuto
sociale del paese senza traumi. Questa è la sostanza
della Resistenza. È necessario discutere anche degli
episodi da te citati ma senza travisare o fare un
revisionismo storico delle circostanze e degli
avvenimenti che tolga legittimitá all’avvenimento
principale e cioé alla liberazione dell’Italia dai
criminali in camicia nera e dai loro protettori con le
croci uncinate.
Ti disturba che oggi
la commemorazione sia diventata multicolore?
Non è un fatto di
commemorazione o di malinteso folklore.
Oggi i deboli sono
loro, gli immigrati regolari e irregolari che vengono ad
arricchire l’economia, la cultura e la qualitá della
vita del nostro paese e che vengono puntigliosamente mal
vessati e discriminati da amministrazioni pubbliche e da
un governo piú volte richiamati e ammoniti dalle
istituzioni europee e delle Nazioni Unite. I colori
dell’immigrazione al corteo del 25 aprile sono il segno
che la resistenza non è un mostro sacro relegato nel
passato, ma che l’impegno continua oggi contro ogni
forma di discriminazione e razzismo e una netta presa di
posizione a difesa dei diritti inalienabili dell’uomo.
L’uomo e la sua dignitá sono tali indipendentemente dal
colore della sua pelle, dalla sua nazionalitá, dalla sua
fede religiosa o politica. Lo dice la Costituzione e,
con altre parole, lo ha detto il figlio di un falegname
di Nazareth duemila anni fa.
Allora, caro
Giuseppe, ora e sempre resistenza! Contro il razzismo e
la discriminazione razziale, religiosa e politica. Ora e
sempre resistenza contro chi vorrebbe cancellare,
rivisitare e stravolgere il senso e il significato di
quella resistenza che ci ha dato la democrazia e una
Costituzione di libertá. Ora e sempre resistenza a chi
giorno per giorno lavora per dividere anziché
pacificare. La storia va avanti e, nel rispetto per chi
ha lasciato la vita da una parte e dall’altra, è al
futuro che dobbiamo guardare e che insieme vogliamo
costruire piú giusto, piú libero, e multicolore.
Con amicizia
Stefano Comi
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