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Fasolini è un personaggio che conosciamo tutti: è sulla
scena politica locale da decenni e non ha sicuramente
bisogno di presentazioni particolari. Da quando, dopo le
ultime elezioni amministrative, ha perso il contatto
diretto con il “palazzo”, si vede che soffre e, per
uscire da questa crisi che lo attanaglia, ha deciso di
ritagliarsi un nuovo ruolo: quello di segretario
politico in cerca di visibilità, a qualsiasi costo.
Alle proposte e alle analisi politiche preferisce però
le provocazioni.
Su questa strada il sottoscritto non ha alcuna
intenzione di seguirlo, ma nemmeno di subirlo, e così è
avvenuto venerdì sera.
Premetto che, all’interno di un percorso di costruzione
del PGT il più possibile partecipato, io ed il Sindaco
abbiamo deciso comunemente, dopo i dibattiti pubblici
dei mesi scorsi, di incontrare le segreterie di tutte le
forze politiche presenti in città, anche quelle non
rappresentate in Consiglio Comunale. Un impegno gravoso
ma sicuramente utile.
Gli incontri hanno
come obiettivo quello di spiegare al meglio le linee
guida del PGT e confrontarsi su alcune criticità
urbanistiche della città. In questa logica l’invito a
partecipare ad un confronto era stata naturalmente
estesa anche all’UDC.
Per tutta risposta
Fasolini, a mezzo stampa (In Folio del 19 marzo 2009),
dichiarava “Non parteciperemo a nessun incontro. È
inutile… andare lì solo per essere messi davanti al
fatto compiuto e a parlare di cartellonistica stradale
non c’interessa. Quindi non possiamo che declinare
l’invito” .
Poi, forse capendo
di essere restato l’unico interlocutore a dire di No e
non volendo perdere la faccia, decideva un brusco dietro
front: esserci, purchè accompagnato dai suoi nuovi
alleati Federalisti e Filanda.
La riunione fila via
pacata. Poi, su un ragionamento legato al destino
dell’ex albergo Melghera, improvvisamente Fasolini,
slegato dal contesto e rompendo il silenzio che fino ad
allora lo aveva caratterizzato, esternava una pesante
provocazione sul mio passato ruolo di consigliere di
minoranza. A tale provocazione non sono riuscito a non
rispondergli a tono ricordandogli, tra l’altro, che era
ospite e, se non gradiva, non era obbligato a restare.
Per tutta risposta decideva di allontanarsi intimando ai
suoi allibiti compagni di partito di fare altrettanto.
Questi i fatti.
Esternazioni del tenore del Comunicato diffuso dalla
locale sezione UDC mi lasciano del tutto indifferente.
Sono abituato da anni a fare politica. Il cinema no! È
un’altra arte che lascio fare volentieri ad altri.
Giordano
Marchetti
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