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4 novembre, festa
delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale, ma
soprattutto data in cui si concluse la prima guerra
mondiale.
L'Italia entrò in guerra, non per difendere la propria
popolazione, non per proteggere delle persone che
venivano uccise ingiustamente, ma per conquista.
All'inizio della guerra (1914) l'Italia era alleata
degli Imperi Centrali nella Triplice Alleanza, ma, dato
che l'alleanza aveva carattere difensivo (e la guerra
era stata dichiarata dall'Austria) e non era stata
preventivamente consultata sulla dichiarazione di
guerra, il governo italiano fece presente di non
sentirsi vincolato dall'alleanza e che, pertanto,
sarebbe rimasto neutrale. Successivamente le pressioni
diplomatiche di Gran Bretagna e Francia la spinsero a
firmare il 26 aprile 1915 un patto segreto all'insaputa
dell'alleato austriaco, detto Patto di Londra, nel quale
l'Italia si impegnava ad entrare in guerra entro un mese
in cambio di alcune conquiste territoriali che avrebbe
ottenuto dopo la guerra: il
Trentino, il
Tirolo,
Trieste,
Gorizia, l'Istria
(a eccezione della città di Fiume), parte della
Dalmazia, il protettorato sull'Albania,
su alcune isole del dodecaneso e alcuni territori dell'Impero
Turco, nonché un'espansione delle
colonie africane,
a scapito della Germania.
Altro che confini
nazionali...
Come giustamente ricorda la Nota di
Cernuscoinsieme, la popolazione era in maggioranza
neutrale, non voleva saperne di buttarsi in una Guerra
che, come sempre, sarebbe gravata sulle persone più
povere. 600.000 furono i morti italiani causati dalle
scelte dei politici e dei generali, ma quante persone
furono uccise dagli italiani? e per cosa? per un pezzo
di terra?
Il 4 novembre del 1918 il generale Diaz emanava il
"bollettino della vittoria" in cui umiliava l'esercito
austro-ungarico: "I resti di quello che fu uno dei più
potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e
senza speranza le valli che avevano disceso con
orgogliosa sicurezza.".
E l'Italia cosa ereditò da tanto spargimento di sangue?
In barba al principio di autoderminazione, difeso dagli
USA, ottene alcune annessioni territoriali ma non tutte
quelle pretese. Ma il fatto più importate è che la
retorica di guerra messa in campo nel conflitto mise le
premesse al successivo sorgere del fascismo (e del
nazismo in Germania, in un secondo tempo). Oltre alla
distruzione e all'impoverimento generale.
Ecco cosa festeggiamo, la vittoria in una guerra di
conquista che mise le basi per una dittatura e per le
leggi razziali.
Queste le parole del
Ministro La Russa (messaggio ufficiale di oggi):
"quest’anno ricorre il 90° anniversario di quel lontano
4 novembre 1918 che, con l’armistizio di Villa Giusti,
segnò la vittoriosa conclusione della Grande Guerra e il
momento culminante della consacrazione dell’Unità
nazionale. L’Italia dimostrò di essere una Nazione coesa
e forte; un Popolo animato da un convinto sentimento
identitario, che non si smorzò nemmeno nei terribili
giorni dell’offensiva nemica".
La nostra Costituzione ripudia la guerra come mezzo di
risoluzione per le controversie tra i popoli, dichiarare
che proprio una guerra, di conquista ed invasione, sia
l'immagine che dobbiamo avere in mente quando parliamo
dell'Italia come Nazione mi sembra un po' forviante.
E invece il ministro della Difesa Ignazio la Russa
celebra tutto ciò in pompa magna, con un programma di
iniziative 'in terra, cielo e mare': sfilate, parate,
mostre di carri armati ed elicotteri, simulazione di
assalti militari e lancio di paracadutisti nelle piazze
di 21 città. Lo si fa attingendo non al bilancio della
Difesa - con grande soddisfazione del ministro - ma a
quello della legge 133 (conversione del decreto legge
112, la Finanziaria), che, nell'articolo 60, comma
8-bis, stanzia un apposito fondo di ben
tre milioni di euro.
Legge 133, proprio il famoso decreto Gelmini, quello che
taglia le maestre nelle scuole elementari per questioni
di bilancio. La spesa per la Festa della Vittoria è di 3
milioni di euro! E poi 200 generali nelle scuole a
celebrare la vittoria, a raccontarla ai ragazzi. Ma
racconteranno l'eroismo dei nostri soldati contro i
nemici oppure l'orrore di ogni guerra che non porta mai
vincitori ma solo distruzione tra i popoli e morte,
soprattutto ai più poveri?
Commemorare, anziché celebrare, un lutto nazionale, a
seguito del quale l'Italia, dopo il voltafaccia con gli
alleati della Triplice, si pose in mano del fascismo.
E per chiudere una domanda. Lo scorso cinque agosto il
governo italiano ha annunciato che acquisterà quattro
esemplari di droni spendendo
330 milioni di dollari. I droni, per inciso ma non
troppo, sono dei velivoli senza pilota utilizzati per
fare ricognizioni e bombardamenti su zone
particolarmente ricche di attività contraerea. Bene, 330
milioni di dollari sono circa 260 milioni di euro, che
basterebbero per pagare per un anno 10.400 ricercatori
universitari...
Ecco, la domanda è, che paese abbiamo in mente?
Roberto Codazzi
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