La storia di
Eluana
Englaro
è lo spunto in
questi giorni per una riflessione su la vita e la
morte.
Un tema questo che resta, nonostante le verità più o
meno rivelate, un grande mistero.
Il punto di passaggio tra vita e morte, ciò che
accade tra il
“già e il non ancora”,
rimane uno dei momenti più affascinanti della vita.
Nella vita e nella morte c’è un dato oggettivo, la
morte, e un dato soggettivo, la persona.
Vivere fino in fondo la vita, significa poter anche
scegliere la propria morte responsabilmente, in
piena coscienza e libertà, soprattutto in previsione
di condizioni di vita in cui non si sarà più in
grado di scegliere.
Ciò non significa essere padroni della vita e della
morte, ma assumersi fino in fondo la responsabilità
della propria persona.
La coscienza è il luogo più intimo che solo può
determinare la scelta di ritenere finito il tempo
del proprio vivere.
È il luogo dove dire “così può bastare”.
La coscienza è il luogo in cui si determina la
fondatezza e la giustizia di qualsiasi verità morale
proveniente da qualsiasi autorità civile, religiosa
o qualsiasi altra sia.
Nulla
dovrebbe essere imposto alla propria coscienza.
Oggi Eluana non può più dire qual è il suo
desiderio, ma nelle dichiarazioni fatte prima
dell’incidente a genitori e amici, sembra di poter
comprendere che non avrebbe accettato di vivere
nelle condizioni in cui è costretta oggi.
Ci sono tanti casi in cui la libera scelta personale
ha determinato le cause per una giusta morte.
La discussione sugli ultimi mesi di vita di
Karol
Woytila
portata alla
ribalta dagli articoli apparsi sul numero 5/07 di
MicroMega, dalla dott.ssa Lina Pavanelli, medico
anestesista, già docente presso l’Istituto di
anestesiologia e rianimazione dell’Università di
Ferrara e direttrice della scuola di
specializzazione in anestesia e rianimazione,
lasciano intendere di un volontà, se non dello
stesso papa, sicuramente del entourage medico e non,
di evitare qualsiasi cura che lo avrebbe mantenuto
in vita per altro tempo.
E ancora, non sono forse già in essere forme di
scelta di morte, come ad esempio il rifiuto delle
trasfusioni di sangue da parte dei testimoni di
Geova?
E per finire , non è nelle possibilità di ognuno di
noi il porre fine alla propria vita in qualsiasi
momento?
L’
Art 32
della Costituzione Italiana
cosi recita:
La
Repubblica tutela la salute come fondamentale
diritto dell'individuo e interesse della
collettività, e garantisce cure gratuite agli
indigenti.
Nessuno può
essere obbligato a un determinato trattamento
sanitario se non per disposizione di legge. La legge
non può in nessun caso violare i limiti imposti dal
rispetto della persona umana.
Il
diritto
è fatto non per
sostituirsi alla coscienza morale della persona, ma
per permettergli di esercitarla nei limiti in cui
questo esercizio non è lesivo degli altri.
Se deduciamo la volontà di Eluana dalle sue
dichiarazioni, e ne traiamo le giuste conseguenze,
lei stessa non andrebbe a ledere gli altri nella
volontà espressa sulla propria fine terrena.
Mentre chi si oppone alla sua espressa volontà
lederebbe il suo.
Siamo sicuri che la voglia di mantenere Eluana in
stato vegetativo non sia solo un modo per godere
della propria carità, e affermare la propria
onnipotenza sul cos’è la vita e cos’è la morte?
Non è anche questo un caso in cui si preferisce “il
sabato all’uomo”?
Oggi il papa di Eluana chiede il rispetto della
volontà di sua figlia.
Anche nella comunità cristiana ci sono pareri
discordanti.
Ieri festa di Tutti i Santi, ho sottoscritto anche
io l’appello di alcuni cattolici affinché Eluana
riposi in pace.
Documento
di cattolici sul caso Englaro
Pensando ad Eluana Englaro i nostri primi sentimenti
sono di affettuosa amicizia e di solidarietà nei
confronti della sua mamma e del suo papà. Esaminando
invece la situazione che si è determinata e
scrivendo dall'interno della nostra Chiesa
cattolica, non possiamo che esprimere il nostro
sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda
la posizione dei vertici ecclesiastici che
contribuisce a suscitare un grande e inopportuno
clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa
su un letto da sedici anni.
Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci
sia serenità nell'esaminare la situazione di fatto,
avendo come riferimento le parole di speranza del
Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e
ad ogni essere umano tocca affrontare la conclusione
dell'esperienza terrena, che è solo una fase della
vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e
rispetto, verso il futuro di felicità che ci
prefigura la nostra fede. Ci sembra invece che ci si
accanisca nei confronti di Eluana e che non si
rispettino le sue precedenti accertate dichiarazioni
di volontà prima dell'incidente, secondo la
testimonianza dei genitori e di altri, e che non si
prenda atto della sua attuale perdita definitiva
della coscienza.
Ci sembra che, in questa vicenda, si manifesti una
concezione meccanicistica e materialista della vita
che è ben diversa da quella fondata sui sentimenti e
sui valori spirituali vissuti coscientemente che
caratterizza la visione cristiana della persona
umana. Non ci può essere contrapposizione tra
"principi" e "fatto" : il principio astratto della
vita e il fatto di una "vita non vita". Anche la
scolastica insegna che "contra factum non valet
argumentum" che si potrebbe tradurre con : "i fatti
sono incontrovertibili".
Ci sembra criticabile il consenso al conflitto
formale (prima sollecitato e poi applaudito) che si
è aperto, in modo del tutto inconsueto, tra il
potere legislativo ed il potere giudiziario in
relazione alle sentenze della Corte di Cassazione e
della Corte d'Appello di Milano; questo consenso è
la conseguenza di una mobilitazione propagandistica
che ignora i principi dello Stato di diritto su cui
si fonda la Costituzione repubblicana.
Ci sembra anche che l'impegno a difesa della vita
non debba manifestarsi, principalmente o solo, sulle
modalità del suo inizio e della sua fine naturale,
ma con attenzione alla sua qualità e al percorso
terreno di ogni donna e di ogni uomo. Così l'impegno
dei cristiani e della Chiesa dovrebbe, anzitutto e
soprattutto, prestare attenzione alla vita concreta
dei tanti che fanno fatica a vivere e la cui
esistenza vita è sempre a rischio o addirittura è
violentemente interrotta.
Sarebbero quindi necessarie forti campagne di
opinione, con le mobilitazioni conseguenti, oggi,
qui, nel nostro paese, nelle nostre parrocchie,
nelle nostre comunità religiose come nei movimenti,
nelle associazioni e nelle comunità cristiane di
base a favore di chi rischia gli infortuni sul
lavoro, per i clandestini nel canale di Sicilia, per
le donne che subiscono violenze, per quanti,
militari o civili, soffrono in Iraq, in Afghanistan
o in Georgia o sono coinvolti nelle tante guerre
dimenticate sparse nel mondo, per chi vive nel
Darfur o in Somalia, per i milioni di bambini che
sono privi di assistenza e di istruzione.
Perché poi cercare di creare, nell'immaginario del
nostro popolo, una contrapposizione tra l'identità
"cattolica" che, da sola e sempre, difenderebbe la
vita e quella "laica" che spregiudicatamente sarebbe
disposta a facili cedimenti etici ? I credenti,
senza erigersi a maestri, potrebbero offrire a tutti
la ricchezza della loro vita spirituale e della loro
sensibilità morale per dialogare sui problemi della
vita e della morte come si pongono ora e per cercare
insieme le risposte delle istituzioni a problemi
nuovi e complessi che la scienza pone oggi
all'inizio del terzo millennio. Nel mondo cattolico
sono ormai tanti quelli che condividono il punto di
vista secondo cui l'identità del credente sta nelle
parole di speranza, di misericordia e di vita della
Parola di Dio e non nelle campagne o nelle crociate.
Lasciamo che Eluana vada in silenzio e in pace nel
Regno della Vita. Per lei e per la sua famiglia.
Claudio
Gargantini
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