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Vago con mio
figlio tra i viali del cimitero, dopo aver
reso omaggio ai suoi antenati, osservando quei volti
quasi sempre sorridenti, quasi volessero dire a
propri cari:"Non piangete per noi, la condizione
umana fa sì che, dopo una vita-battaglia
continua tra il bene e il male, tra l'aspirazione
alla felicità e il quotidiano impegno a
sopravvivere, si giunga alla condizione finale,
dove si spengono le luci del mondo e se ne accende
una ben più luminosa".
Osserviamo i
monumenti, eretti a perpetuare il ricordo dei nostri
cari. Architetture fantasiose e rappresentazioni
sacre sono tentativi di ancorare l'anima dei
defunti a questa terra, di prolungare l'agonia della
vita, di vivere nei ricordi di chi resta. Ma spesso
il bronzo e il marmo non sono necessari. Scarne
tombe, adorne solo di pochi fiori, ricordano ai
passanti persone che hanno attraversato il loro
tempo lasciando una impronta indelebile, un segno
positivo nella costruzione di un mondo, una città,
una comunità, una famiglia migliore. Il ricordo di
loro non appassisce, non si ingrigisce con le
intemperie, ma permane limpido nelle menti di chi li
ha conosciuti, e anche oltre.
E la loro anima
vola libera.
Loris G.
Navoni
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