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La gente comune ha
il potere di non pensare a ciò che non vuole pensare…....così
si conservano le false religioni; ma, presso molte
persone , anche quella vera. Ci sono alcuni però che non
hanno il potere di impedirsi di pensare e che, quanto
più lo si proibisce loro, tanto più pensano. Costoro si
liberano dalle false religioni, ma, se non trovano
discorsi saldi, anche dalla vera.
Blaise Pascal, Pensees, n°668, in Oeuvres completes,
Parigi 2000
Anch’io non riesco
ad impedirmi di pensare. Pensieri come un fermento che
non ha mai fine.
Come una goccia che irrora la terra. Senza la quale la
mia terra sarebbe arida.
Sono pensieri che cercano il senso delle persone e delle
cose, il senso della vita e del mio esistere.
Ma veniamo al libro di Vito Mancuso, L'anima e il suo
destino, Raffaello Cortina Editore, che anche io ho
letto come tanti altri, (120.000 copie vendute a maggio
2008).
L’amico Michele, per esempio, lo ha già letto due volte
ed ha scritto anche una mail all’autore, come lui stesso
chiede nel suo libro, ricevendone risposta.
Personalmente non so se scrivergli. Forse gli invierò
questo pensiero in libertà che lascio sul mio blog, in
particolar modo come ringraziamento per il suo
contributo alla ricerca della verità, alla libertà
dell’anima.
(proprio stasera, lunedì 15 settembre, l’autore ha
risposto a questo mio pensiero inviatogli via mail,
ringraziandomi dell’attenzione posta al suo lavoro.)
Vito Mancuso è
docente di Teologia moderna e contemporanea presso la
facoltà di Filosofia dell'Università San Raffaele di
Milano. Scrivere da teologo e criticare alcune teorie
del catechismo della chiesa cattolica è da coraggiosi in
questi tempi.
Ma si sa, lo spirito soffia dove vuole.
E visto che dove c’è spirito c’è libertà, nel libro non
può non trovare spazio anche il Cardinal Martini che
nella lettera introduttiva, mette in guardia Mancuso.
"Hai avuto un bel coraggio a scrivere dell'anima, la
cosa più eterea, più imprendibile che ci sia, tanto che
si giunge a dubitare che essa esista."…………….."Penso di
sentire parecchie discordanze su quanto tu concludi su
diversi punti, ma non posso negare che tu cerchi sempre
di ragionare con rigore, con onestà e con lucidità, e
che hai il coraggio delle tue idee, dicendo anche
apertamente che esse non sempre collimano con
l'insegnamento tradizionale e talvolta con quello
ufficiale della chiesa. Perciò il tuo libro incontrerà
opposizioni e critiche. Ma sarà difficile parlare di
questi argomenti senza tenere conto di quanto tu ne hai
detto con penetrazione coraggiosa"…………..”Non posso
perciò che augurare che il tuo libro venga letto e
meditato da tante persone, anzitutto da coloro che non
si preoccupano dell’esistenza dell’anima ne del futuro
dell’uomo e che anche per questo non hanno punti saldi a
cui ancorarsi. Ma anche altri, quelli che ritengono di
avere punti di riferimento saldissimi, possono leggere
le tue pagine con frutto, perché saranno indotti o a
mettere in questione le loro certezze o saranno portati
ad approfondirle, a chiarirle, a confermarle.
Riporto le parole di Martini, perché ogni potenziale
lettore sia a conoscenza di cosa lo aspetti leggendo
questo testo.
Personalmente ho trovato la conferma di alcuni concetti
che avevo già fatto miei. Ho trovato lo stimolo e il
coraggio di andare avanti nella ricerca "dell’uomo più
che del sabato", soprattutto in quei momenti in cui è
facile e comodo piegarsi al conformismo e al perbenismo,
spesso presenti nelle nostre comunità civili e
religiose.
Nel libro riscopro
l’invito a spogliarmi di quei dogmi che a volte non
hanno fondamento. Primo tra tutti quell’inferno che
stride con l’amore eterno di Dio. E insieme all’inferno
ci metto anche il diavolo.
Riporto le parole del teologo. “ Come l’Inferno, che è
il massimo del disordine, non esiste nell’eternità, allo
stesso modo il diavolo, che è la personificazione del
disordine, non può esistere, come sussistenza personale
dell’eternità. Di più: il Diavolo non può neppure essere
una persona concreta, perché la persona nella sua
essenza e relazione ordinata, e quindi è bene, mentre
l’idea che il Diavolo esprime il disordine, l’entropia,
la condizione oggettiva negativa dell’assenza di
relazioni stabili, e quindi dell’assenza della base
ontologica per il darsi della persona.” (pag. 264)
Mi vengono in mente
le parole di qualche amico prete quando predicava che la
vittoria di satana è far credere agli uomini che lui non
esiste. E se fosse vero?! Se il diavolo e l’inferno non
esistessero realmente?! Cambierebbe qualcosa nel
progetto di amore divino? Non credo proprio. Condivido
ciò che dice Mancuso su questi temi, ritrovandomi a
dubitare del catechismo della chiesa cattolica riguardo
a diavolo e inferno.
Rilevo che spesso alcune concetti dei catechismi nascono
per dare risposte alle domande di una determinata epoca.
E come tutte le cose relative valgono nel tempo in cui
nascono. Chiederebbero quindi di essere costantemente
aggiornati, perché qualora restassero in piedi, pur non
avendo più fondamento nel tempo presente, allora si
sarebbero trasformati in ideologia.
Sfoglio ancora il libro per riprendere i passi più
significativi e respiro il suo odore. Quell’ odore che
solo i libri sanno conservare. Un odore che diventa
sapore e gusto. Questo libro mi ricorda che la vita va
gustata e và goduta.
“La nostra epoca è
la vera e propria epoca della critica, cui tutto deve
sottomettersi. La religione mediante la sua santità e la
legislazione mediante la sua maestà vogliono di solito
sottrarsi alla critica. Ma in tal caso esse suscitano
contro di sè un giusto sospetto e non possono pretendere
un rispetto senza finzione, che la ragione concede
soltanto a ciò che ha potuto superare il suo esame
libero e pubblico” (Immanuel Kant, Critica della ragione
pura. 1781)
Coscienza e critica
che aiutano a non confondere il dito (le varie chiese)
con la luna (Dio), e nel dubbio avere fede nella luna
senza sconfessare la ragione di essere del dito.
Coscienza e anima, un binomio che da senso alla vita.
Ecco l’invito a riscoprire l’ anima come strumento per
giungere alla verità.
Con questo testo Mancuso da un contributo importante
alla scoperta della verità. Partendo dalla natura, dove
creazionismo e evoluzionismo a mio parere non si
contraddicono. E se ho compreso bene il libro, neanche
per l’autore.
Non si discute il big bang. Anzi potrebbe essere questo
il modo scelto da Dio per dar vita alla vita, concedendo
regole sue proprie alla natura.
“Il soffio vitale è già da sempre contenuto nella
polvere della materia “ (pag14)
“la legge fondamentale della natura-physis è la
relazione”.
Logos e relazione, conoscersi e riconoscere, coscienza
ed esistenza.
La vita è tutta una questione di relazione.
L’ Essere è energia
da cui anima vegetativa, sensitiva, razionale,
spirituale.
Chi crea l’anima? Dio con o senza concorso dei genitori?
Altro punto di contrasto tra l’autore e il catechismo. (pag
85)
Peccato originale.
Anche questo punto viene messo in motivata discussione
da Mancuso.
“l’errore della concezione teologica tradizionale sul
peccato originale sta nel chiamarlo peccato. Non vi è
nessun peccato, non abbiamo commesso nessuna colpa che
preesiste sulle nostre vite indipendentemente da noi. E’
la vita che è fatta così, la biologia lo mostra nel modo
più chiaro.” (pag. 170)
“ io penso che il
peccato del mondo sia la cifra che interpreta al meglio
la condizione originaria della libertà” (pag. 172)
Infine sul tema
della salvezza, “la giustizia libera dalla morte (
proverbi 10,2 e 11, 4) non ci sono dubbi sulla salvezza
dei giusti a qualunque religione o non religione
appartengano e chi li avesse è meglio che se li faccia
passare , perché altrimenti farebbe di Dio nientr’altro
che il più raffinato dei carnefici, visto che la gran
parte degli uomini finora apparsi sulla terra non ha
avuto nulla a che fare col Cristianesimo storico” (pag
174)
Origine e
immortalità dell’anima.
La morte come amica e parte della vita.
Il paradiso non come luogo fisico, ma come condizione
dell’anima.
Un’ inferno che non è eterno. Il limbo e il valore della
preghiera.
Insomma ce n’è da ubriacarsi in questo bel testo.
Riguardo la coscienza Mancuso concorda con il catechismo
quando dice che “l’essere umano deve sempre obbedire al
giudizio certo della propria coscienza” .
Ed è questa coscienza che mi chiede di riconoscere e
trasportare anche in politica il rispetto per ogni
persona, per ogni anima.
Ringrazio Mancuso per il coraggio del suo pensiero.
Un libro il suo, che
è musica per le mie orecchie.
Mi auguro anche per quelle di tanti amici e amiche che
vorranno gustarlo.
Ciao
Claudio
Gargantini
p.s. stasera, lunedì
15 settembre, l’autore ha risposta a questo mio pensiero
inviatogli, ringraziandomi dell’attenzione posta al suo
lavoro.
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