|
Se vuoi costruire
una barca, non radunare uomini per tagliare legna,
dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro
la nostalgia per il mare vasto e infinito.
(A.de S.Exupery )
Cosa chiediamo noi
laici ad un sacerdote?
Che ci accompagni e
guidi nel percorso spirituale e anche umano, essendo
questi due aspetti della vita tra loro inscindibili,
qualunque cosa dicano a tal proposito molti laicisti.
Cosa chiediamo
dunque ad un sacerdote che segue i nostri figli?
Che siano date a
loro le nostre stesse opportunità di crescita,
commisurate con l’età e in armonia con le offerte delle
altre “agenzie” formative ( famiglia, scuola,
associazioni sportive ).
Questo non
significa quindi solo dare i fondamenti del catechismo e
qualche nozione di etica, ma far crescere nei ragazzi la
voglia di scoprire e comprendere , attraverso lo studio
e la vita vissuta, gli insegnamenti di Cristo.
È una sfida per
certi versi più ardua di quella di un parroco ( e non ce
ne vogliano i nostri parroci, specie in questi giorni
impegnativi ).
A quest’ultimo è
richiesto di impastare il pane della fede, e non è
impresa da poco.
Ai preti
dell’oratorio è invece richiesto di crearne il profumo,
quel profumo che, appena avvertito, fa venire appetito,
fame di verità e di Dio.
È chiesto di creare
generazioni non solo di cristiani, perché sono molti
quelli che durante il cammino prendono altre strade, ma
di donne e uomini attenti, tolleranti e decisi a
lavorare con passione per il bene comune.
Per questo abbiamo
sempre apprezzato i preti dell’oratorio, e non solo
quelli di Cernusco.
Li abbiamo visti,
spesso freschi di ordinazione sacerdotale, affrontare
orde di ragazzini che chiedono non solo di poter giocare
in oratorio, ma di giocare insieme. Ragazzini che, non
sapendolo, cercano un modello di riferimento, e che
trovano nel prete un esempio positivo e il punto fermo
intorno al quale fare ruotare le prime esperienze di
comunità e di responsabilità.
E se in questo
percorso le difficoltà e le incomprensioni non mancano,
se l’umiltà di riconoscere i propri errori non è
facile da trovare e se qualche polemica disturba le
relazioni personali, ciò non ci deve far perdere di
vista lo scopo principale, l’educazione dei ragazzi.
Per questo
ringraziamo i don che si sono susseguiti, don Angelo,
don Danilo, don Paolo, per limitarci solo ai più vicini
alla esperienza nostra e dei nostri figli.
Per questo
ringraziamo don Andrea, che con il suo vulcanico
entusiasmo sta offrendo alle generazioni dei nostri
figli grandi opportunità di crescita attraverso prove e
assunzioni di responsabilità, propedeutiche a ben più
grandi sfide nell’avventura della vita.
Gabriella e
Loris Navoni |