Sto seguendo la campagna sull’aborto, ho letto
la mozione presentata in consiglio comunale, gli
interventi dei consiglieri, la nota della
settimana, le lettere scritte alla redazione e
tutto mi è sembrato un dejà-vu. Ancora? Che
senso ha? Affermazione di supremazia maschile?
Noi donne siamo equiparate agli Stati che
comminano la pena di morte (un gesto terribile e
violento di dominio sulla vita), la nostra
libertà è messa nuovamente in discussione e
ripetutamente attaccata, siamo paragonate ad una
specie irresponsabile, veniamo considerate solo
dei contenitori di figli senza coscienza e
consapevolezza. Perché?
L’aborto è una scelta personale, dolorosa,
straziante e colpevolizzarci ulteriormente con
la restrizione di una legge che andrebbe
solamente applicata appieno, vorrebbe dire
costringerci ad un ritorno al passato. E in
tutto questo dove si colloca il comportamento
sessuale maschile sconsiderato, incosciente,
facile, leggero? Gli uomini non parlano della
loro sessualità quando affrontano il tema
dell’aborto come se non toccasse anche a loro
prevenire una gravidanza indesiderata.
A questo punto mi chiedo: dove sta la
responsabilità della donna che decide di
abortire e dove quella dell’uomo che non usa le
dovute precauzioni per scindere la parte
riproduttiva dal’atto sessuale?
Auspico che ci sia una maggior consapevolezza
maschile che permetta di colmare la disparità di
responsabilità che siamo chiamate ad affrontare
ogni volta che vogliamo essere libere di vivere
la nostra sessualità.
Raffaella Galli