La mozione presentata dal capogruppo di FI Giorgio
Monti porta in quest’aula il dibattito presente in
Italia ormai da mesi.
Ringrazio Monti per la sensibilità dimostrata
sull’argomento in questione, anche se ritengo
personalmente auspicabile che su tematiche fondanti
quali la difesa della vita, la prevenzione e la
tutela della maternità, possa essere verificata tra
i consiglieri comunali e la giunta, una preventiva
convergenza di intenti che porti ad una mozione
condivisa.
Lo slogan che ha riaperto il dibattito, "moratoria
dell'aborto" coniato da Giuliano Ferrara, stabilendo
una "stringente analogia" tra pena di morte e
aborto, accomunati come omicidi legali, ha sì
riaperto il problema, ma in modo tale da riaprire
anche lo scontro sociale e culturale. Vengo alle mie
considerazioni.
La questione aborto è indubbiamente un intreccio di
violenze.
Innanzitutto, la
violenza sull'essere umano in formazione, privato
del diritto alla vita.
Un primo aspetto controverso è quale sia l’inizio
della vita.
Per i cattolici coincide con il concepimento, mentre
i protestanti considerano la nascita come la soglia
decisiva. Per gli ebrei il feto nel ventre della
madre è un progetto di vita in corso d’opera mentre
per i mussulmani il feto diventa una persona umana a
quattro mesi dal concepimento anche se si tratta di
una persona umana allo stato vegetativo. Rileviamo
così che anche le religioni si dividono sulla
concezione di inizio vita.
Trascendentemente parlando, quando l’anima entri
nella coscienza, ritengo che Dio solo lo sappia.
Anche la scienza si divide sulla questione, e nella
società civile si diventa persone con diritti e
doveri al momento della nascita.
Ma, in numerose circostanze, ci può essere violenza
nella gravidanza stessa, questa volta contro la
donna, quando la salute ne sia minacciata, non solo
nel corpo ma anche nella mente, da sentimenti di
colpa odi sopraffazione, solitudine, indigenza,
abbandono.
D'altra parte, non solo la gravidanza, ma l'aborto
stesso, percepito come via d'uscita da situazioni di
necessità senza altro sbocco, si traduce in violenza
anche verso la donna, costretta a privarsi del suo
diritto alla maternità.
Riconosciamo che l'aborto, nella maggior parte dei
casi, è violenza di deboli su più deboli.
Se da un lato, sta la tutela del concepito fondata
sul riconoscimento costituzionale dei diritti
inviolabili dell'uomo, “sia pure con le particolari
caratteristiche sue proprie”, trattandosi di chi
“persona deve ancora diventare”, dall'altro, sta il
diritto all'esistenza e alla salute della donna, che
è “già persona”
Il riconoscimento pieno del diritto di una si
traduce a volte nella negazione del diritto
dell'altro.
Fin qui siamo a parlare di un accadimento già
avvenuto, ossia il concepimento.
Essendo medico, Monti conosce meglio di me quanto
nella vita delle persone sia doveroso curare ma
quanto sia ancor meglio prevenire.
Nella mozione non trovo impegni di prevenzione
affinché la maternità e la paternità siano scelte
consapevoli e non frutto del caso.
In particolare occorre
Un’
Educazione
sessuale,
per prevenire le gravidanze che non si potranno poi
sostenere
Un ‘Educazione sessuale fatta di crescita della
personalità, conoscenza della corporeità e gestione
delle relazioni per conoscersi e comprendere come la
genitorialità possa essere la naturale conseguenza
di una scelta libera, consapevole e matura della
nascita di una nuova vita.
Nella mozione non si parla di prevenzione e di
diffusione dei metodi anticoncezionali come “mezzo”
utile affinché non accada una nuova vita non voluta.
Non è più possibile omettere tali informazioni
educative.
Occorre anche giustizia sociale, per assicurare alle
giovani coppie la tranquillità verso un avvenire in
cui la nascita d'un figlio non sia un dramma.
Occorre ad esempio occupazione e stabilità nel
lavoro, per evitare alla donna il ricatto del
licenziamento, e assicurare alla famiglia una vita
dignitosa.
Anche l’Amministrazione Comunale può e deve fare la
sua parte con servizi sociali e sostegni economici a
favore della libertà dei genitori indigenti.
Nell’articolo 2 della legge 194 si afferma che”
i
consultori familiari ……….assistono la donna in stato
di gravidanza ………. contribuendo a far superare le
cause che potrebbero indurre la donna
all'interruzione della gravidanza…………….
Sempre l’art. 2 così recita …..
I consultori sulla base di appositi regolamenti o
convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti
dalla legge, della collaborazione volontaria di
idonee formazioni sociali di base e di associazioni
del volontariato, che possono anche aiutare la
maternità difficile dopo la nascita.............
Nella mozione di Monti si parla di
interventi verso la donna intenta ad abortire.
La legge parla di interventi di associazioni e di
formazioni sociali atte ad aiutare la maternità dopo
la nascita.
Non vorrei che per alcuni la difesa della vita
diventi una contrapposizione contro i diritti e la
libertà delle persone coinvolte, in particolare
della donna in un difficile momento della propria
esistenza.
Non c’è niente di più importante per la donna che
comprendere cosa si voglia in quel momento, e non
c’è niente di peggio di qualcuno che voglia
convincerti di una scelta o di un’altra.
La mozione presentata questa sera da Giorgio Monti
su un tema così importante meritava una condivisione
con tutti i membri del consiglio comunale nell’atto
della sua presentazione. Inoltre è lacunosa in parti
troppo importanti quali prevenzione e educazione
alla sessualità.
Nella mozione, prima ancora di avviare un’analisi
sull’ impatto che la tematica produce sul nostro
territorio, si chiede di impegnare
l’ Amministrazione e i vari interlocutori ad azioni
concrete.
Sarebbe come prescrivere una cura prima della
diagnosi.
A mio parere invece, e concludo, gli incontri di
approfondimento sul tema coinvolgendo realtà
istituzionali, medico-ospedaliere e associative, che
Monti propone nella sua mozione, devono essere
propedeutici rispetto alla decisione su cosa fare e
come impegnare l’Amministrazione, nel rispetto della
legge 194, in ogni eventuale iniziativa culturale e
sociale.
Sottoscrivo la scelta del mio gruppo votando contro.
Claudio Gargantini
Ho utilizzato alcune frasi tratte dagli articoli
apparsi su Repubblica, La moratoria sull’aborto
ultima violenza alle donne di Gustavo Zagrebelsky in
data 28 Gennaio 2008 e La crudeltà dell’ideologia di
Francesco Merlo del 13 febbraio 08