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Il 24 novembre tutti
a ROMA ”NON TOCCATE LA NOSTRA LIBERTA' “
La violenza
sulle donne è radicato anche nella cultura moderna:
l’aggressività sociale crescente e la sofferenza
socio-economica sempre più diffusa, hanno da sempre come
vittime le figure più deboli fisicamente (donne e
anziani) e psichicamente (bambini e disabili). In
particolare siamo di fronte ad un arretramento
culturale, in cui i diritti e le libertà conquistate
dalle donne negli anni 70 e 80 sono messi in crisi da
una fase restauratrice.
Giovanna Reggiani, Meredith Kerkher, Hina, sono vittime
di efferati omicidi che vanno condannati senza alcuna
giustificazione: i responsabili di questi atti criminosi
devono essere perseguiti individualmente.
Stigmatizziamo la colpevolizzazione strumentale
“collettiva” contro gli immigrati, alimentata dai media
e da manifestazioni di piazza di netto stampa xenofobo.
Siamo convinti che le responsabilità individuali debbano
essere isolate e punite secondo la normativa vigente, e
che le questioni sociali come quella dell’immigrazione
vada invece inserita in un contesto politico di ampio
respiro e non d’arena pubblica.
Vogliamo sottolineare che la violenza sulle donne,
spesso con l’aggravante del delitto sessuale, è una
violenza che spesso alberga nel focolare di casa: in
Italia un omicidio su quattro avviene tra le mura
domestiche. Nel 2005 si è registrato in Italia un
omicidio in famiglia ogni 2 giorni: in 7 casi su 10 la
vittima è una donna. A livello mondiale, la violenza
domestica è la prima causa di morte per le donne tra i
16 e i 44 anni. Una violenza che vede la donna come
oggetto da consumare, la cui dignità è annullata
nell’atto della molestia, la cui integrità viene violato
da una logica discriminatoria e di sopraffazione. Una
violenza alimentata dall’imperativo della bellezza
corporea come esemplare strumento di guadagno e forma
mediatica di riconoscimento come individuo sociale. Una
violenza che vede la donna come semplice contenitore di
piacere e non come soggetto di diritto. Una violenza che
è una accusa all’intera società dei media e
all’incapacità di affrontare il rapporto uomo-donna in
un contesto di libertà paritaria e di reciproca
complementarità..
Ecco l'appello della
manifestazione che si terrà a Roma
Usciamodalsilenzio
NON TOCCATE LA NOSTRA LIBERTA’
14 milioni di donne
tra i 15 e i 60 anni hanno subito, nel corso della loro
vita, una qualche forma di violenza: sessuale, fisica,
psicologica. Soltanto il 18,2 per cento di loro ha
saputo vedere quella violenza e riconoscerla come un
reato.
Il 95 per cento delle violenze non è mai stato
denunciato. La maggior parte delle violenze avviene in
casa o per mano di un uomo conosciuto. Il 69,7 per cento
degli stupri è ad opera del partner. Partner ed ex sono
responsabili della maggior parte delle violenze fisiche.
57 donne sono state uccise in Italia nei primi sei mesi
del 2007.
La violenza contro le donne ci riguarda tutte, ci
minaccia, non ci riconosce libere. La violenza contro le
donne non è un destino per nessuna. Né in casa, né
fuori. La violenza contro le donne non è cronaca nera,
ma è figlia del rapporto di potere tra gli uomini e le
donne, sia nella loro relazione intima che sulla scena
pubblica. La violenza contro le donne non è un fatto
privato, ma una misura dell’assenza di democrazia. La
violenza contro le donne esige parola pubblica e parola
di donne e uomini. La violenza contro le donne non ha
passaporto, non può essere strumentalizzata
addebitandola alla presenza degli stranieri in Italia,
dando così vita a un clima da allarmante xenofobia.
Andiamo in piazza il
24 novembre a Roma alla manifestazione organizzata da
controviolenzadonne per:
ribadire che la violabilità storica del corpo delle
donne è l’origine della violenza e riaffermare che la
libertà delle donne è alla base della convivenza tra le
persone; rifiutare ogni scorciatoia che iscrive ad una
questione di sicurezza urbana il tema della violenza e
che la lega al fenomeno migratorio; spezzare il silenzio
che, in particolare, copre la violenza che avviene tra
le mura domestiche; rompere la solitudine delle donne
che subiscono violenza - fisica, psicologica, economica
- e che devono trovare sostegno e condivisione
nell’uscirne.
Il 24 novembre chiederemo ancora una volta: parola
pubblica in tema di violenza e assunzione di
responsabilità da parte di chi governa. La questione
della violenza deve trovare nell’agenda politica, come
in altri paesi è successo, la stessa centralità che ha
nella vita delle donne. Vogliamo l’approvazione rapida
delle misure che i centri antiviolenza sollecitano quali
quelle contro lo stalking (persecuzione continuativa),
perché va a colpire il prologo di violenza dei troppi
omicidi di donne nel nostro Paese, e l’estensione della
legge Mancino contro l’omofobia sollecitata dal
movimento glbt.
Vogliamo una legge che sia per le donne e non per la
famiglia.
Una legge che sostenga la loro libertà di scelta e il
loro bisogno di riprendere in autonomia il filo della
propria vita.
Una legge che affronti la radice culturale della
violenza come sintomo dell’ineguaglianza, che investa i
poteri pubblici della responsabilità di prevenirla,
individuarla e combatterla in sinergia tra loro e usando
delle competenze della rete dei centri antiviolenza e
del movimento delle donne. Una legge che, attraverso
campagne di educazione al rispetto e la
sensibilizzazione di media e pubblicità contro gli
stereotipi sul corpo femminile e sui ruoli, si dia
intera l’ambizione di contribuire a un nuovo disegno di
convivenza civile tra tutte le donne e tutti gli uomini
che abitano il nostro Paese.
Rifondazione
Comunista |