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Un saluto a tutti coloro
che leggono e si confrontano sulle pagine della
Piazzetta.
Mi permetto di intervenire
brevemente su quanto scritto finora a proposito della
lettera di Paolo Frigerio e della moglie Paola.
Premetto che mi rallegro
con loro per la nascita di Ranieri Matteo e che rispetto
la loro posizione. Reputo anche che la loro
testimonianza rappresenti un contributo importante su un
tema molto delicato, in merito al quale il dibattito è
aperto. Le numerose lettere giunte confermano proprio
questo: mi pare che l’intento di Paolo e Paola fosse
condividere un’esperienza importantissima per aprire il
confronto ed è proprio ciò che è avvenuto.
Per quanto riguarda il
merito della questione, con estrema umiltà, mi sento di
dire che condivido le posizioni della Chiesa, perché le
reputo figlie della logica dell’amore gratuito che sta
al cuore del messaggio di Cristo. Parlo però di umiltà
perché non sono ancora sposato e non ho potuto
sperimentare in prima persona le difficoltà di chi non
può avere figli. Tuttavia, ascoltando diverse
testimonianze, credo che la via maestra per chi cerca di
essere discepolo di Cristo sia quella dell’adozione o di
altre forme, quali l’affido (forma che conosco molto
bene per vicende familiari). Forme che permettono di
vivere una paternità autentica anche se non biologica,
una paternità fatta di dono gratuito di sé
nell’accettazione dei propri limiti.
Questa è la mia posizione,
ma non voglio imporla agli altri né credo che gli altri
vadano messi a tacere.
Sulla questione del metodo
comunicativo (pubblicare o non pubblicare) non condivido
assolutamente l’idea di chi vorrebbe una piazzetta con
il filtro.
Condivido invece quanto
fatto da don Luigi nei confronti della famiglia
Frigerio. Il parroco, secondo quanto raccontano Paolo e
Paola, è stato un vero pastore, che accompagna le
persone e non le abbandona solo perché hanno scelto
altro. Non credo che don Luigi abbia dimenticato
l’adozione e l’affido e non credo nemmeno che abbia
consigliato ai Frigerio di percorrere la strada che
hanno scelto. Però ha rispettato la loro libertà e li ha
accompagnati.
Anche Gesù non è stato
chiuso in casa con i dodici, ma è andato a cercare le
persone lontane, spesso incontrando anche il rifiuto, ma
continuando ad amarle.
Ricordiamoci anche che
Gesù accettava il confronto, pubblico e privato, e
sosteneva apertamente le sue tesi. Le tesi di Paolo e
Paola, da me non condivise, sono per me in quanto
cristiano uno stimolo al confronto e all’approfondimento
della fede, che è sempre salutare.
Quando sono usciti libri
orrendi come Il codice da Vinci di Dan Brown e Inchiesta
su Gesù di Corrado Augias, libri faziosi e falsi, alcuni
preti hanno detto di non leggerli, come se fossero
scritti dal demonio, che bisognava starsene alla larga.
Altri preti li hanno letti e si sono confrontati con chi
li aveva letti, traendone spunto per riscoprire la
storicità e l’unicità del Dio fatto uomo, spiegandola e
ancorandola ad una fede matura. Chi chiude gli occhi è
la pecora di un gregge, chi accetta il confronto e si
lascia da esso stimolare per trovare, alla luce del
Vangelo, risposte interiorizzate e adulte, è un uomo
capace di discernimento.
Concordo dunque con la
linea scelta dal sito: libertà di opinione che non
intimorisce le persone che hanno idee chiare e che
stimola chi ragiona in modo acritico a diventare più
critico. Mi pare tra l’altro che don Luigi e la
parrocchia si siano già espressi più volte a chiare
lettere sulla fecondazione assistita. Queste posizioni
sono note a tutti e non si può certo tacciare nessuno di
ambiguità.
Per quanto riguarda il
piccolo Ranieri Matteo in sé, lasciamolo stare: la sua
nascita, per la mia fede, è un dono grande, come dono di
Dio è ogni nuova vita che sboccia.
Marco
Erba |