…e poi, alla fine
del ballottaggio…
Ridere senza
ritegno, abbracciato a cento e cento corpi sudati dalla
calura e dalla tensione dello scrutinio finale.
Esultare nel
vedere per la prima volta le bandiere con i colori della
pace e del cuore sventolare sul balcone del comune.
Cantare a
squarciagola la speranza, insieme a mille e mille altre
voci rimaste troppo a lungo silenti negli anni del
mattone e dell’arroganza.
Piangere nel
veder piangere di gioia i giovani, gli anziani, la gente
di strada che, forse, non credeva mai possibile questo
momento.
Pensare a
coloro che non ci sono più, ma che vivono in noi e nella
nostra festa, perché, nel tempo, hanno seminato per
raccogliere questa vittoria che è anche loro: Angelo
Spinelli, Roberto Camerani, il mio amico e compagno
Walter.
Amare
finalmente questa città che, ora, riconosco e sento
parte di me.
Gabriele
Calvanelli
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