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Mi piace paragonare
la sfida elettorale nella nostra città ad un corso per
aspiranti pittori in cui gli studenti si trovano a dover
disegnare i soggetti più disparati.
Ci sono allievi
preparati che, in modo deciso, dipingono quadri con
immagini nitide e ben riconoscibili. Diciamo che sono
quei candidati che hanno presentato, da tempo, programmi
(condivisibili o no) con punti precisi e chiari in
relazione ai diversi temi affrontati in queste
settimane. Venderanno molti quadri.
Ci sono, poi, altri
studenti che stentano ad abbozzare le tele e,
volutamente, rendono il loro soggetto indefinibile fino
alle ultime pennellate. Forse per meravigliare i
professori o forse per distinguersi.
Sono quelli che
cercano uno spazio politico, facendosi largo tra i big
locali, magari con qualche proposta a sensazione che
possa stupire, appunto, come una pennellata finale. Non
vendono molti quadri ma ricercano, comunque, un loro
stile.
Infine, ci sono
quelli che tentano d’imitare pittori più conosciuti
cercando di spacciare le loro opere come originali.
Si vede lontano un
miglio che sono dei falsi, ma qualcuno li comprerà…
Sono coloro che
sfruttano la loro immagine, costruita negli anni nelle
associazioni locali, per portare nelle loro tasche una
manciata di voti. Buona fede o goffa manovra politica?
La risposta non mi pare difficile…
E poiché la scarsità
dei risultati ottenuti non permette loro di avere una
visibilità politica sono pronti, durante il
ballottaggio, ad offrire il loro appoggio al migliore
offerente tra i contendenti finali anche se questa
operazione li porta spesso in palese contraddizione con
i principi etici delle associazioni nelle quali hanno
militato fino ad ieri.
Così va il mondo,
così vanno gli uomini.
In ogni tempo ed in
ogni latitudine ci sono quadri d’autore e ci sono
acquarelli taroccati.
Gabriele Calvanelli
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