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FRANCESCO: “QUESTO È IL TEMPO DELLA MISERICORDIA”
Perché oggi un Giubileo?“Semplicemente perché la Chiesa, in
questo momento di grandi cambiamenti, è chiamata ad offrire più
fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio”
Un Giubileo “perché questo è il tempo della misericordia”. “È il
tempo favorevole per curare le ferite, per non stancarci di
incontrare quanti sono in attesa di vedere e toccare con mano i
segni della vicinanza di Dio, per offrire a tutti la via del
perdono e della riconciliazione”. Con queste parole, nell’omelia
dei primi vespri dello scorso sabato, 11 aprile, celebrati nella
basilica di San Pietro, il Papa ha risposto ad “una domanda
presente nel cuore di tanti: perché oggi un Giubileo della
Misericordia?”. “Semplicemente - ha spiegato - perché la Chiesa,
in questo momento di grandi cambiamenti epocali, è chiamata ad
offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza
di Dio”. Questo, per Francesco, “non è il tempo per la
distrazione, ma al contrario per rimanere vigili e risvegliare
in noi la capacità di guardare all’essenziale. È il tempo per la
Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha
affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della
misericordia del Padre”. È per questo che “l’Anno Santo dovrà
mantenere vivo il desiderio di saper cogliere i tanti segni
della tenerezza che Dio offre al mondo intero e soprattutto a
quanti sono nella sofferenza, sono soli e abbandonati, e anche
senza speranza di essere perdonati e di sentirsi amati dal
Padre”.
Un Anno Santo,
insomma, “per sentire forte in noi la gioia di essere stati
ritrovati da Gesù, che come Buon Pastore è venuto a cercarci
perché ci eravamo smarriti. Un Giubileo per percepire il calore
del suo amore quando ci carica sulle sue spalle per riportarci
alla casa del Padre. Un anno in cui essere toccati dal Signore
Gesù e trasformati dalla sua misericordia, per diventare noi
pure testimoni di misericordia”. “La pace, soprattutto in queste
settimane, permane come il desiderio di tante popolazioni che
subiscono la violenza inaudita della discriminazione e della
morte, solo perché portano il nome cristiano”, ha detto il Papa:
“La nostra preghiera si fa ancora più intensa e diventa un grido
di aiuto al Padre ricco di misericordia, perché sostenga la fede
di tanti fratelli e sorelle che sono nel dolore, mentre
chiediamo di convertire i nostri cuori per passare
dall’indifferenza alla compassione”. L’esempio è quello di san
Paolo, che “ci ha ricordato che Gesù è il Riconciliatore, che è
vivo in mezzo a noi per offrire la via della riconciliazione con
Dio e tra i fratelli”. “Nonostante le difficoltà e le sofferenze
della vita - ha assicurato il Papa - cresce la speranza nella
salvezza che l’amore di Cristo ha seminato nei nostri cuori. La
misericordia di Dio si è riversata in noi rendendoci giusti,
donandoci la pace”.
Cernusco sul Naviglio, 13 aprile 2015
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