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FRANCESCO:
“FERMIAMOCI UN PO’
E LASCIAMOCI RICONCILIARE CON DIO”
L’imposizione delle ceneri ci ricorda che “siamo creature
limitate, peccatori sempre bisognosi di penitenza e di
conversione.”
“È importante accogliere
tale richiamo in questo nostro tempo.”
“Ritornare al Signore con tutto il cuore significa intraprendere
il cammino di una conversione non superficiale e transitoria,
bensì un itinerario spirituale che riguarda il luogo più intimo
della nostra persona”. Lo ha detto il Papa, che nell’omelia
della Messa del Mercoledì delle ceneri nella basilica di
Santa Sabina a Roma, riferendosi al profeta Gioele (Gl
2,12-18),
ha ricordato che “il cuore è la sede dei nostri sentimenti, il
centro in cui maturano le nostre scelte, i nostri
atteggiamenti”. “Quel ‘ritornate a me con tutto il cuore’ non
coinvolge solamente i singoli, ma si estende all’intera
comunità, è una convocazione rivolta a tutti”, ha spiegato il
Papa.
Elemosina, preghiera e digiuno -
Francesco ha poi citato il Vangelo odierno (Mt
6,1-6.16-18)
per sottolineare che “nel brano di Matteo, Gesù rilegge le tre
opere di pietà previste dalla legge mosaica: l’elemosina, la
preghiera e il digiuno, distingue il fatto esterno dal fatto
intero”. “Nel corso del tempo, queste prescrizioni erano state
intaccate dalla ruggine del formalismo esteriore, o addirittura
si erano mutate in un segno di superiorità sociale”, ha detto il
Papa, secondo il quale “Gesù mette in evidenza una tentazione
comune in queste tre opere, che si può riassumere proprio
nell’ipocrisia”, che “nomina per ben tre volte”. 
“Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce
in noi il desiderio di essere stimati e ammirati per questa
buona azione, per ricavarne una soddisfazione”, ha ammonito il
Papa. Gesù, invece – ha proseguito Francesco - “ci invita a
compiere queste opere senza alcuna ostentazione, e a confidare
unicamente nella ricompensa del Padre che vede nel segreto”.
“Il
Signore non si stanca mai di avere misericordia di noi,
e vuole offrirci ancora una volta il suo perdono, invitandoci a
tornare a Lui con un cuore nuovo, purificato dal male,
purificato dalle lacrime, per prendere parte alla sua gioia”.
Nella parte finale dell’omelia, il Papa si è chiesto: “Come
accogliere questo invito?”. “Ce lo suggerisce san Paolo nella
seconda Lettura odierna (2Cor
5,20
-
6,2)”,
la risposta: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi
riconciliare con Dio”. “Questo sforzo di conversione non è
soltanto un’opera umana”, ha spiegato Francesco: “È lasciarci
riconciliare”, ha aggiunto. “La riconciliazione tra noi e Dio -
ha ricordato - è possibile grazie alla misericordia del Padre
che, per amore verso di noi, non ha esitato a sacrificare il suo
Figlio unigenito. Infatti il Cristo, che era giusto e senza
peccato, per noi ‘fu fatto peccato’ quando sulla croce fu
caricato dei nostri peccati, e così ci ha riscattati e
giustificati davanti a Dio. In Lui noi possiamo diventare
giusti, in Lui possiamo cambiare, se accogliamo la grazia di Dio
e non lasciamo passare invano il ‘momento favorevole’”.
“Per
favore, fermiamoci un po’ e lasciamoci riconciliare con Dio”,
l’invito di Papa Francesco per la Quaresima: “Con questa
consapevolezza, iniziamo fiduciosi e gioiosi l’itinerario
quaresimale. Maria Immacolata sostenga il nostro combattimento
spirituale contro il peccato, ci accompagni in questo momento
favorevole, perché possiamo giungere a cantare insieme
l’esultanza della vittoria il giorno di Pasqua”. “E come segno
di voler lasciarci riconciliare con Dio - ha proseguito il Papa
a braccio - tranne le lacrime, che rimangono nel nascosto, in
pubblico compiremo il gesto dell’imposizione delle ceneri sul
capo”. “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”,
oppure “Convertitevi e credete al Vangelo”, le parole
pronunciate dal celebrante. “Entrambe le formule”, per il Santo
Padre, “costituiscono un richiamo alla verità dell’esistenza
umana: siamo creature limitate, peccatori sempre bisognosi di
penitenza e di conversione”. “Quanto è importante ascoltare ed
accogliere tale richiamo in questo nostro tempo!”, ha esclamato
Francesco: “L’invito alla conversione è allora una spinta a
tornare, come fece il figlio della parabola, tra le braccia di
Dio, Padre tenero e misericordioso, a piangere in
quell’abbraccio, a fidarsi di Lui e ad affidarsi a Lui”. 
Cernusco sul Naviglio, 23 febbraio 2015 |