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FRANCESCO: LA “CULTURA DELLO SCARTO
NON RISPARMIA NIENTE E NESSUNO”
“C’è un indole del rifiuto che ci accomuna, che induce a non
guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere, ma a
lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita”
La strage di Parigi nasce da “una cultura che rigetta l’altro,
recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e
disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e
morte”. Lo ha detto il Papa, che lo scorso 11 gennaio ha aperto
il tradizionale discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico
con una parola: “Pace!”, come “prezioso dono di Dio” e nello
tesso tempo come “responsabilità personale e sociale”. Francesco
ha parlato di “cuore indurito dell’umanità, che fatica ad
accogliere il Bambino”. Segno che “c’è un indole del rifiuto che
ci accomuna, che induce a non guardare al prossimo come ad un
fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro
personale orizzonte di vita, a trasformarlo piuttosto in un
concorrente, in un suddito da dominare”. È la “cultura dello
scarto”, che “non risparmia niente e nessuno” e dalla quale
“nasce un’umanità ferita e continuamente lacerata da tensioni e
conflitti di ogni sorta”. Ad una “dimensione personale del
rifiuto”, ha spiegato il Papa, “si associa inevitabilmente una
dimensione sociale”, una “cultura che rigetta l’altro”: come
nella strage di Parigi, in cui gli altri vengono visti come
“oggetti” e l’essere umano “diventa schiavo” anche di “forme
fuorviate di religione”. Alla radice c’è “un cuore corrotto,
incapace di vedere e operare il bene, di perseguire la pace”.
Il “terrorismo di matrice fondamentalista”
è “conseguenza della cultura dello scarto applicato a Dio” ha
detto ancora il Papa, auspicando che “i leader religiosi,
politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino
qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della
religione, volta a giustificare tali atti di violenza” e ha
sollecitato la comunità internazionale a “non essere
indifferente”. Il Medio Oriente, ha ricordato il Papa, oltre al
conflitto tra israeliani e palestinesi, “è purtroppo
attraversato anche da altri conflitti, che si protraggono ormai
da troppo tempo e i cui risvolti sono agghiaccianti anche per il
dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed
in Iraq”. “Tale fenomeno è conseguenza della cultura dello
scarto applicata a Dio”, ha ammonito Francesco, secondo il quale
“il fondamentalismo religioso, prima ancora di scartare gli
esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso,
relegandolo a un mero pretesto ideologico”. “Di fronte a tale
ingiusta aggressione, che colpisce anche i cristiani e altri
gruppi etnici e religiosi della Regione - la denuncia del Papa -
occorre una risposta unanime che, nel quadro del diritto
internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca
la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei
conflitti ha provocato”.
Una fede in Dio sincera apre all’altro -
Di qui l’appello del Papa “all’intera comunità internazionale” e
ai governi “perché assumano iniziative concrete per la pace e in
difesa di quanti soffrono le conseguenze della guerra e della
persecuzione e sono costretti a lasciare le proprie case e la
loro patria”. Alla fine del suo discorso, citando il viaggio in
Albania come frutto positivo della “cultura dell’incontro”, il
Papa ha sottolineato che “una fede in Dio sincera apre
all’altro, genera dialogo e opera per il bene, mentre la
violenza nasce sempre da una mistificazione della religione
stessa, assunta a pretesto di progetti ideologici che hanno come
unico scopo il dominio dell’uomo sull’uomo”.
Cernusco sul Naviglio, 19 gennaio 2015 |