|
FRANCESCO: “IL SIGNORE CI CHIEDE
DI PRENDERCI CURA DELLA FAMIGLIA”
“Lavorare per la vigna del Signore”, prendendosi “cura della
famiglia”. È questo il compito del Sinodo dei vescovi riunito in
Vaticano dal 5 al 19 ottobre.
Lo ha detto, domenica 5 ottobre, Papa Francesco, presiedendo la
celebrazione della Santa Messa nella basilica vaticana in
occasione dell’apertura della III Assemblea generale
straordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema: “Le sfide
pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.
“Oggi - ha evidenziato il Pontefice - il profeta Isaia e il
Vangelo (Isaia 5,1-7; Filippesi 4,6-9; Matteo 21,33-43)
utilizzano l’immagine della vigna del Signore. La vigna del
Signore è il suo sogno, il progetto che Egli coltiva con
tutto il suo amore, come un contadino si prende cura del suo
vigneto. La vite è una pianta che richiede molta cura!”. E il
sogno di Dio è il suo popolo: Egli lo ha piantato e lo
coltiva con amore paziente e fedele, perché diventi un popolo
santo, un popolo che porti tanti buoni frutti di giustizia”. Ma,
ha avvertito Francesco, “sia nell’antica profezia, sia nella
parabola di Gesù, il sogno di Dio viene frustrato”. Isaia dice
che la vigna, tanto amata e curata, “ha prodotto acini acerbi” e
nel Vangelo, invece, “sono i contadini a rovinare il progetto
del Signore: essi non fanno il loro lavoro, ma pensano ai loro
interessi”.
“Coltivare la vigna con libertà, creatività e operosità” -
“Gesù, con la sua parabola - ha spiegato il Papa - si rivolge ai
capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè ai saggi,
alla classe dirigente. Ad essi in modo particolare Dio ha
affidato il suo sogno, cioè il suo popolo, perché lo
coltivino, ne abbiano cura, lo custodiscano dagli animali
selvatici. Questo è il compito dei capi del popolo: coltivare la
vigna con libertà, creatività e operosità”. Ma Gesù dice che
“quei contadini si sono impadroniti della vigna; per la loro
cupidigia e superbia vogliono fare di essa quello che vogliono,
e così tolgono a Dio la possibilità di realizzare il suo
sogno sul popolo che si è scelto”. In realtà, ha
sottolineato il Pontefice, “la tentazione della cupidigia è
sempre presente”. Dunque, “cupidigia di denaro e di potere. E
per saziare questa cupidigia i cattivi pastori caricano sulle
spalle della gente pesi insopportabili che loro non muovono
neppure con un dito”.
“Il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia, che fin
dalle origini è parte integrante del suo disegno d’amore per
l’umanità” -
“Anche noi, nel Sinodo dei vescovi - ha chiarito il Santo Padre
- siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore. Le
Assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e
originali, o per vedere chi è più intelligente. Servono per
coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare
al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo”. In questo
caso, “il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia,
che fin dalle origini è parte integrante del suo disegno d’amore
per l’umanità”. “Noi - ha aggiunto - siamo tutti peccatori e
anche per noi ci può essere la tentazione di impadronirci
della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai in noi
esseri umani. Il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia
di alcuni suoi servitori. Noi possiamo frustrare il sogno
di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo. Lo
Spirito ci dona la saggezza che va oltre la scienza, per
lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività”.
Cernusco sul Naviglio, 6 ottobre 2014 |