|
FRANCESCO: “NON LASCIAMOCI RUBARE
L’AMORE PER LA SCUOLA!”
“Una festa” caratterizzata dall’essere “per” e non “contro”.
Così Papa Francesco, in una piazza San Pietro e via della
Conciliazione gremite di studenti, professori e anche genitori,
ha definito l’iniziativa promossa dalla Cei “La Chiesa per la
scuola” dello scorso 10 maggio.
“Prima di tutto - ha detto il Papa - vi ringrazio, perché avete
realizzato una cosa proprio bella! Questo incontro è molto
buono: un grande incontro della scuola italiana, tutta la
scuola: piccoli e grandi; insegnanti, personale non docente,
alunni e genitori; statale e non statale”. Francesco ha, quindi,
aggiunto: “Si vede che questa manifestazione non è ‘contro’, è
‘per’! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola.
Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo
sappiamo”. Ma “voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la
scuola”. “Dico noi - ha chiarito - perché io amo la scuola, l’ho
amata da alunno, da studente e da insegnante. E poi da vescovo”.

“Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà” -
Francesco ha voluto spiegare perché ama la scuola, confidando
che è stata la sua prima insegnante a fargliela amare. Poi ha
proseguito così: “Amo la scuola perché è sinonimo di apertura
alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre lo
riesce a esserlo e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’
l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente e il
cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue
dimensioni”. E noi, ha aggiunto, “non abbiamo diritto ad avere
paura della realtà, la scuola ci insegna a capire la realtà”. E
“questo è bellissimo!”.
“Nei primi anni - ha detto quindi Papa Francesco - si impara a
360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e
infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare - è
questo il segreto - questo gli rimane per sempre, rimane una
persona aperta alla realtà!”. Questo “lo insegnava anche un
grande educatore italiano, che era un prete: don Lorenzo Milani”.
Per Francesco, “gli insegnanti sono i primi che devono rimanere
aperti alla realtà” perché “se un insegnante non è aperto a
imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno
interessante; i ragazzi capiscono, hanno fiuto, e sono attratti
dai professori che hanno un pensiero aperto, incompiuto, che
cercano un di più, e così contagiano questo atteggiamento agli
studenti”.

“Amo la scuola perché è un luogo di incontro” -
Papa Francesco ama la scuola – ecco un altro motivo - perché “è
un luogo di incontro”. “Tutti noi siamo in cammino, avviando un
processo - ha detto il Pontefice -. Abbiamo sentito tutti oggi
che la scuola non è un parcheggio, ma un posto di incontro nel
cammino. Si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti;
si incontra il personale assistente. I genitori incontrano i
professori; il preside incontra le famiglie, eccetera. È un
luogo di incontro”. E “noi oggi abbiamo bisogno di questa
cultura dell’incontro per incontrarci, per conoscerci, amarci,
per camminare insieme”, ha aggiunto. E questo “è fondamentale
nell’età della crescita, come complemento alla famiglia”, che “è
il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la
madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella
vita”. Ma “a scuola noi socializziamo’: incontriamo persone
diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per
capacità differenti. La scuola è la prima società che integra la
famiglia”. Perciò, ha sostenuto il Papa, “la famiglia e la
scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque
è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le
famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto
collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti”. Questo,
ha sostenuto il Pontefice, “fa pensare a un proverbio africano
tanto bello: Per educare un figlio ci vuole un villaggio’. Per
educare un ragazzo ci vuole tanta gente, famiglia, scuola,
insegnanti, tutti, personale assistente, professori, tutti”.
“Amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello” -
Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O
è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa
crescere la persona o la deprime, persino può corromperla”. E
“nell’educazione è tanto importante quello che abbiamo sentito
anche oggi. Sempre è più bella una sconfitta pulita che una
vittoria sporca, ricordatevelo. Questo ci farà bene per la
vita”.
“La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del
bene e del bello”, ha spiegato il Pontefice. E questo avviene
“attraverso un cammino ricco, fatto di tanti ‘ingredienti’”.
Ecco “perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è
frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano
l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo,
eccetera”. Papa Francesco ha invitato a coltivare “in noi il
vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni
non sono mai separate, ma sempre intrecciate”. E insieme questi
elementi - ha chiarito il Papa - ci fanno crescere e ci aiutano
ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai
problemi. La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla
pienezza della vita!”.
Le tre lingue che una persona matura deve sapere parlare -
Nella scuola, ha spiegato Papa Francesco, “non solo impariamo
conoscenze, contenuti, ma anche impariamo abitudini e valori”.
Allora, ha aggiunto, “si educa per conoscere tanti contenuti
importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i
valori e questo è molto importante. Auguro a tutti voi,
genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola,
studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia
crescere le tre lingue che una persona matura deve sapere
parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua
delle mani, ma armoniosamente”. Infine, un invito: “Per favore,
per favore, non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!”.
Cernusco sul naviglio, 12 maggio 2014
|