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GIORNATA MONDIALE DELLA PACE:
“FRATERNITÀ, FONDAMENTO E VIA PER LA PACE”
Nel
primo messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della
pace, che sarà celebrata il prossimo 1° gennaio, viene lanciato
un doppio appello: a fermare la guerra e a favorire il disarmo.
C’è poi una forte denuncia dei mali del nostro tempo:
corruzione, droga, inquinamento, sfruttamento del lavoro,
speculazione, prostituzione, traffico di esseri umani, reati e
abusi contro i minori, schiavitù, tragedia dei migranti,
condizioni disumane delle carceri, fame nel mondo.
La
fraternità come “dimensione essenziale dell’uomo”, che s’impara
in famiglia e c’insegna a vedere gli altri come “fratelli da
accogliere e da abbracciare”, e non come “nemici e concorrenti”.
La fraternità come antidoto all’egoismo individuale e
collettivo, alla “globalizzazione dell’indifferenza” che “ci fa
lentamente abituare alla sofferenza dell’altro”, alla “mentalità
dello scarto” grazie alla quale la convivenza umana diventa solo
un “do ut des”. La fraternità come via per la pace, che in
politica chiede la cessazione del “clima perenne di conflitto” a
favore di “politiche efficaci” che sappiano ridurre la
“sperequazione del reddito”, contrastare la “povertà relativa” e
il disagio, eliminare la corruzione e la criminalità
organizzata, migliorare le condizioni disumane delle carceri.
Sono questi alcuni temi del primo messaggio di Papa Francesco
per la Giornata mondiale della pace, che si celebrerà il 1°
gennaio sul tema: “Fraternità, fondamento e via per la pace”.
Nel testo, il Papa lancia un doppio appello: a fermare la
guerra, “esperienza dilaniante che costituisce una grave e
profonda ferita inferta alla fraternità”, e a favorire il
disarmo “da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e
chimico”.
Le
guerre visibili e quelle invisibili -
“La
globalizzazione dell’indifferenza ci fa lentamente abituare alla
sofferenza dell’altro”. È la denuncia del Papa, secondo il quale
“in tante parti del mondo, sembra non conoscere sosta la grave
lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto
alla vita e di quello alla libertà di religione”. Come
“inquietante esempio”, il Papa cita “il tragico fenomeno del
traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione
speculano persone senza scrupoli”. “Alle guerre fatte di scontri
armati” si aggiungono “guerre meno visibili, ma non meno
crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con
mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese”.
Nella famiglia di Dio, ribadisce il Papa, non ci sono “vite di
scarto”, perché “tutti godono di un’eguale e intangibile
dignità”. Tutti sono amati da Dio, “è questa la ragione per cui
non si può rimanere indifferenti davanti alla sorte dei
fratelli”.
Politiche contro disagio e povertà -
In un
mondo in cui diminuisce la povertà assoluta ma aumenta la
“povertà relativa” e i “diversi tipi di disagio, di
emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza
patologica”, per il Papa servono “politiche efficaci che
promuovano il principio della fraternità, assicurando alle
persone di accedere ai capitali, ai servizi, alle risorse
educative, sanitarie, tecnologiche”. In particolare, urgono
“politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione
del reddito”, seguendo l’insegnamento della Chiesa sull’“ipoteca
sociale” dei beni. Per “essere veramente cristiani”, però, serve
“il distacco di chi sceglie di vivere stili di vita sobri ed
essenziali”. La crisi odierna può essere anche “un’occasione
propizia per recuperare le virtù della prudenza, della
temperanza, della giustizia e della fortezza”: le quattro virtù
cardinali “ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a
riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri”,
andando oltre l’obiettivo della “massimizzazione del proprio
interesse individuale”.
No
alla guerra, sì al disarmo -
“Molti
sono i conflitti che si consumano nell’indifferenza generale”,
denuncia il Papa, che lancia un “forte appello a quanti con le
armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi
considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e
fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi e andate
incontro all’altro con il dialogo, il perdono e la
riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la
speranza intorno a voi!”. Poi l’appello al disarmo.
I
mali del nostro tempo -
“Un
autentico spirito di fraternità vince l’egoismo individuale”. Ad
assicurarlo è il Papa, che stigmatizza l’“egoismo” che “si
sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi
così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle
organizzazioni criminali”. Tra i mali del nostro tempo, il Papa
elenca il “dramma lacerante della droga”, la “devastazione delle
risorse naturali” e l’inquinamento in atto, la “tragedia dello
sfruttamento del lavoro”, i “traffici illeciti di denaro” e la
speculazione, la prostituzione e il traffico di esseri umani, i
reati e gli abusi contro i minori, la schiavitù, la “tragedia
spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula
indegnamente nell’illegalità”, le condizioni disumane delle
carceri. Infine, torna a denunciare la “vergogna della fame nel
mondo”, che ci porta a domandarci “in che modo usiamo le risorse
della terra”.
Cernusco sul Naviglio, 23 dicembre 2013
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