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SCOLA: “SULLA FAMIGLIA NON POSSIAMO SCHERZARE”
Su due argomenti d’attualità - annullamento delle trascrizioni
di unioni omosessuali e costruzione di nuovi luoghi di culto, in
particolare di moschee – è intervenuto il nostro arcivescovo.
L’arcivescovo, cardinale Angelo Scola, in occasione del
tradizionale appuntamento annuale con i giornalisti,
all’istituto dei Ciechi di Milano, lo scorso 21 febbraio, ha
risposto ad alcune domande di stretta attualità: come
l’annullamento da parte del prefetto Tronca delle trascrizioni
- eseguite dal sindaco di Milano, Giuliano Pisapia - delle
unioni omosessuali avvenute all’estero o come la nuova legge
della Regione sui luoghi di culto.
«Sulla famiglia non possiamo scherzare!».
Si trovino le soluzioni normative per «rispettare i diritti
fondamentali di tutte le persone, anche degli omosessuali» -
ha risposto Scola, ai giornalisti che l’hanno interrogato. E,
«mi pare, esistono anche delle proposte legislative» in questo
senso. Ma si rispetti la famiglia per quello che è davvero. E
non si chiami famiglia ciò che non lo è. Il prefetto ha fatto
bene ad annullare quelle trascrizioni? «Io penso che abbia
agito secondo la legge – ha affermato l’arcivescovo -. In una
società plurale come la nostra, il rispetto verso tutti è
fondamentale. Bisogna
lasciare aperto fino in fondo il dibattito, perché tutte le
posizioni si esprimano. Ma chi ha la responsabilità di
legiferare deve tener conto del valore delle cose in gioco, e
sulla famiglia non possiamo scherzare. Il fatto che la famiglia
abbia subito delle modificazioni è sotto gli occhi di tutti»,
ha riconosciuto Scola. Ma il «nucleo decisivo e, per me,
imprescindibile a livello sociale» della famiglia, è d’essere
fondata sul matrimonio come «rapporto stabile, aperto alla
vita, tra un uomo e una donna. Venir meno a questa cosa è
togliere qualcosa alla società». «Le parole indicano le cose. E
se ci si confonde sulle parole, ci si confonde sulle cose»,
aveva detto Scola in premessa. Siano «garantiti», dunque, «i
diritti personali, nel rispetto della dignità di tutti». Ciò
«comporta come conseguenza che si lasci fino in fondo alla
famiglia la sua precisa definizione». Ma «bisogna evitare anche
l’altro rischio: l’escamotage
di usare altri nomi per poi riprodurre integralmente ciò che
invece è proprio, costitutivo ed essenziale della famiglia».
«Non c’ è libertà di culto se non si concedono luoghi di culto.
Ma questo non
può essere un assioma assoluto - è
stata la riflessione di Scola sull’altra questione posta dai
cronisti -. Bisogna poi verificare chi domanda questo luogo di
culto, cosa c’è dietro, chi lo finanzia; se rispetta una storia
e una tradizione, fin nella sua collocazione; se impara a
distinguere secondo la logica europea la dimensione religiosa
da altre dimensioni; se utilizza una lingua che sia
accessibile...». Ebbene: «Se si tiene conto di tutti questi
fattori» e della «complessità di problemi che si legano a
questa scelta», la domanda di edificare nuovi luoghi di culto
«sul piano del principio non può non essere accolta», e il no a
moschee, templi o altro «non si giustifica in nessun modo». E
alla diffidenza verso l’islam, che talvolta diventa paura e
ostilità, come si risponde? «Non bisogna demonizzare la paura:
bisogna vincerla dando delle ragioni. E la dialettica politica
deve servire anche a questo».
(fonte, Avvenire, 22 febbraio 2015)
Cernusco sul Naviglio, 23 febbraio 2015 |