|
SCOLA: «FINCHÉ C’È UN SOFFIO DI VITA,
NOI SIAMO PER LA VITA»
Il
nostro Arcivescovo, al termine delle celebrazioni per la
Giornata del malato, è anche intervenuto sulla possibilità che
pure a Milano siano istituiti dei «quartieri a luci rosse».
«Se si
dà anche solo una parvenza di maggiore legalità (alla
prostituzione, ndr), indirettamente si accetta la tratta e
la schiavitù della donna. Questo dobbiamo dircelo in faccia»:
così il cardinale Angelo Scola ha risposto ai giornalisti, al
termine della celebrazione della Messa in una parrocchia
milanese, che lo hanno interrogato sull’ipotesi di «quartieri a
luci rosse». Se c’è invece «un tema molto importante che una
società come la nostra, che si vuole evoluta, dovrebbe porsi
con ben altra consapevolezza», scandisce l’arcivescovo, è di
chiamare gli uomini - a partire dai clienti, dalla "domanda" che
alimenta la tratta ad «assumersi le loro responsabilità».
Per
i cristiani non ci sono "vite di scarto" -
Nell’omelia l’arcivescovo aveva ricordato che «Dio ci ama ad uno
ad uno, non ci lascia mai», e che «all’origine della nostra
persona, di ognuno di noi, singolarmente preso, rispettato nella
sua ineguagliabile personalità», c’è una «benedizione», e che
siamo, tutti, «predestinati ad essere figli adottivi del Padre
mediante Gesù Cristo», e «fra la Trinità e ciascuno di noi c’è
un rapporto che vince ogni forma di male fisico e morale». Dalla
fede cristiana sgorga una visione dell’umano che è radicalmente
alternativa a quella «cultura dello scarto» tante volte
stigmatizzata da Papa Francesco. Per i cristiani non ci sono
"vite di scarto", né ghetti dove relegarle o servirsene.
«Finché c’è un soffio di vita, noi siamo per la vita» -
Dal messaggio di Papa Francesco per la Giornata del malato -
sul tema «Sapienza del cuore. Io ero gli occhi per il cieco, ero
i piedi per lo zoppo» - ha preso spunto l’omelia
dell’arcivescovo. «L’esperienza della malattia, del dolore,
della morte», nella prospettiva della passione, morte,
resurrezione di Gesù, «può diventare un’origine di sapienza», ha
detto Scola. «In questa società troppo individualistica, dicono
i filosofi, più che morire si crepa. È un’espressione terribile.
Come cristiani dobbiamo fare di tutto per testimoniare che
questa idea è così disumana e
sbagliata. Non dobbiamo
stare fermi di fronte ai tentativi della cosiddetta "buona
morte", i tentativi di quanti non rispettano la vita dal suo
concepimento fino al suo termine naturale. Finché c’è un soffio
di vita, noi siamo per la vita». In conclusione dell’omelia,
Scola ha ringraziato quanti - familiari, amici, volontari -
vivono una «azione di carità piena» verso i malati o gli
anziani soli, perché questi possano vivere «fino all’ultimo
istante la vera qualità della vita, che non è solo il benessere
del corpo ma la capacità di ascoltare Gesù e di seguirlo».
Imparare ad ascoltare -
Nel «popolo» che affolla il santuario mariano, ha detto poi ai
giornalisti, c’è un «senso della fede» e ci sono «valori» che
meritano di essere immessi «nel dialogo normale della società
plurale. Però – ha ricordato Scola - bisogna che tutti
impariamo una propensione all’ascolto vero e reale più profonda
di quanto sta avvenendo». E a chi gli ha chiesto un giudizio
sull’ipotesi di abolire il ticket sanitario, ha risposto: se in
passato abbiamo esagerato nel dare tutto a tutti, gratis, anche
a chi poteva pagare, ora che c’è la crisi non si arrivi «ad
esagerare nell’altro senso». Dalla crisi si uscirà? Sì, ma se
si va ai suoi «fattori profondi» e «se si muove il popolo: se
tutto viene devoluto solo ai tecnocrati, ho qualche dubbio».
(fonte: Avvenire, 12 febbraio 2015)
Per approfondire, clicca qui:
IncrociNews
Cernusco sul Naviglio, 16 febbraio 2015 |