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LUOGHI DI CULTO:
“GARANTIRE UN’EFFETTIVA LIBERTÀ”
Il
Consiglio regionale lombardo ha approvato una legge – cosiddetta
“anti moschee” - che stabilisce regole più onerose e rigide per
autorizzare l’apertura di nuovi edifici di culto.
Al
Pirellone ha votato a favore della cosiddetta “legge
anti-moschee” il centrodestra, contro le opposizioni. La legge
impone ai richiedenti di farsi carico delle spese per i servizi
parcheggi, strade e impianti di videosorveglianza (obbligatori).
Ai progetti, di rispettare il «paesaggio lombardo» e il vaglio
di una procedura Vas. Ai Comuni é data la facoltà di
indire referendum consultivi.
La
legge regionale sulle
attrezzature religiose che nella versione finale riguarderà di
fatto anche la Chiesa cattolica, proponente il capogruppo della
Lega Nord Massimiliano Romeo, è stata approvata dal Consiglio
lombardo con alcune modifiche rispetto al testo licenziato in
precedenza dalla Commissione Territorio (sede in cui tutte le
confessioni religiose e le associazioni hanno aspramente
criticato il documento). Tuttavia per renderlo più chiaro e
scongiurare di essere dichiarata in futuro incostituzionale,
come paventato dagli stessi uffici legali del Pirellone, la
maggioranza di centrodestra ha specificato nel testo che le
norme valgono sia per le confessioni religiose che hanno firmato
intese con lo Stato italiano sia per quelle che non hanno
un’intesa, come l’Islam. Con diversi effetti. In entrambi i
casi, dovranno essere stipulate convenzioni in materia
urbanistica con i Comuni interessati. Nel secondo caso, quello
che riguarda per esempio l’Islam, deciderà con un parere una
nuova Consulta regionale.
La
pregiudiziale di anticostituzionalità
– posta all’inizio della discussione dalle opposizioni - Pd, M5S
e Patto Civico – non è stata approvata. Le opposizioni hanno
votato contro la legge ritenendola sbagliata, poiché va a
incidere sul diritto alla libertà di culto. Di diverso avviso il
centrodestra che ha replicato dicendo di «voler garantire
sicurezza ai cittadini e difendere l’identità».
L’assessore
regionale alla sicurezza, Simona Bordonali, ha dichiarato a
Lombardia News: "La situazione è questa: fino a oggi le
moschee di fortuna erano presenti in tutte le zone della
Lombardia, magari ricavate in scantinati, senza che
sussistessero basilari norme urbanistiche e di sicurezza. Questo
creava problemi enormi per la vivibilità delle città. Ora invece
- fa quindi presente l'assessore - viene stabilito che prima di
realizzare un luogo di culto ci debbano essere una valutazione
ambientale sull'impatto acustico, parcheggi adeguati per non
intasare la viabilità dei quartieri e un impianto di
videosorveglianza collegato con le Forze dell'ordine". "Mi
sembrano regole di buon senso che non impediscono una libertà di
culto già ampiamente garantita nella nostra regione – ha
aggiunto l'assessore -. Ricordo inoltre che questa legge prevede
la possibilità di indire un referendum sulla realizzazione di
nuovi luoghi di culto. Il parere dei cittadini, in democrazia
sarà sempre più importante del trafiletto di ogni singolo
opinionista".
A
proposito della Legge regionale sui luoghi di culto,
il vicario episcopale per la missione, la cultura, la carità e
l’azione sociale della Diocesi di Milano, monsignor Luca Bressan,
ha dichiarato: «Il cambiamento sociale in atto a Milano e in
Lombardia richiede un modo nuovo di affrontare - tra gli altri -
il tema della realizzazione dei luoghi di culto. Un argomento
che coinvolge tutte le confessioni religiose, ma - è sotto gli
occhi di tutti - riguarda principalmente la religione islamica.
Non essendo ancora - al momento - disponibile il testo
definitivo della Legge Regionale approvata martedì 27 gennaio,
si rimanda il commento preciso a quando si avrà la possibilità
di comprendere le conseguenze effettive che il provvedimento
avrà. Resta infatti da capire se questa Legge è conforme alle
disposizioni cui - come ogni atto legislativo - deve sottostare
e se sarà in grado o meno di garantire una effettiva libertà di
culto nel rispetto di tutte le leggi vigenti. Vista la rilevanza
e la delicatezza del tema, occorre giungere alla costruzione di
questi strumenti legislativi in modo meno frammentario e
precipitoso, per non produrre effetti che vadano al di là delle
intenzioni di chi li propone.»
«Non mi piace perché è una legge che blocca
– ha dichiarato ad Avvenire Paolo Branca, docente di
Islamistica all'Università Cattolica e responsabile della
sezione “Rapporti con l'Islam” del Servizio Ecumenismo e dialogo
della diocesi di Milano - che si illude di fermare quello che
sta accadendo. Che non guarda al futuro. E in questo è
sintomatica di … una classe dirigente che non è in grado di
affrontare i cambiamenti. Che non è capace di gestire quello che
avviene e non si rende conto che siamo di fronte a un processo
evolutivo importante. E si illude di bloccare tutto. Ma quello
che sta accadendo, come le grandi migrazioni, non si ferma con
una legge regionale». Secondo Branca «in democrazia i problemi
si affrontano cercando di dialogare e di far crescere la parte
migliore di quel mondo che noi riteniamo problematico. Questa è
la strada: confrontarci e trovare una soluzione che sappia
tenere insieme tutto quanto: dal diritto a pregare alle
necessità dei cittadini. Non ci si può chiudere a riccio nei
confronti di tutto. Ripeto: è indifendibile. Ma anche inutile.
Perché non serve a fermare nulla. Perché ci mette nella
condizione di subire il cambiamento e non di guidarlo.»
Cernusco sul Naviglio, 2 febbraio
2015 |