|
SCOLA: “QUANTE MADRI RIPROPONGONO
LA PIETÀ CHE SALVA IL MONDO!”
“Il grembo di Maria, in ideale continuità con la Croce, si fa
altare, dove la Vittima immolata viene offerta per la salvezza
di tutti gli uomini. Quante madri - dalle prime dei Santi
Innocenti fino a quelle di Plaza de Mayo e a quelle delle
vittime della violenza che non cessa di insanguinare il mondo -
ripropongono questa Pietà elargita che salva il mondo!”: lo ha
detto, lo scorso 8 aprile, il cardinale Angelo Scola, in Duomo,
nella quarta Via Crucis nei martedì di Quaresima.
Il buon ladrone “è la figura della speranza cristiana, cioè
dell’attesa certa di un bene futuro - come la definiva il grande
Tommaso d’Aquino. Che cos’è, infatti, il regno se non la
condizione di compimento di ogni desiderio di bene per la nostra
vita, per quella dei nostri cari e per quella di tutta la
famiglia umana?”. È quanto ha affermato, lo scorso 8 aprile, il
cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, nella catechesi
della quarta e ultima Via Crucis nei martedì di Quaresima, alla
quale erano particolarmente invitati anche i fedeli della nostra
zona pastorale.
Il filo conduttore delle quattro serate è stato “Lo spettacolo
della Croce”; “Oggi sarai nel Paradiso” il tema centrale della
quarta riflessione dell’Arcivescovo, nel commentare le Stazioni
XII, XIII e XIV della Via Crucis. La risposta di Gesù
all’invocazione del buon ladrone “sorpassa ogni speranza, perché
brucia ogni rinvio al futuro con quell’impressionante: Oggi
con me sarai nel Paradiso”. Infatti, “Gesù, anche nel
momento più buio dell’umana esistenza, quello in cui sta per
essere ghermito dalla morte con il corpo straziato dalle
sofferenze più atroci e il cuore pieno di angoscia, non cede il
suo essere-in-relazione. Continua ad amare e grida con le parole
del Salmo 31: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.
Dunque, “fin dal Calvario questa potenza generatrice di amore
propria della croce si attesta nella fede del centurione e nella
decisione di conversione della folla”.
“La morte di Gesù - ha spiegato il cardinal Scola - è un evento
cosmico e liturgico (il velo di separazione, costituito dal
peccato, viene lacerato dalla misericordia di Dio); sotto la
Croce ha inizio la Chiesa dei pagani: il comandante romano del
plotone di esecuzione fa la sua professione di fede in Cristo”.
L’Arcivescovo ha poi commentato la deposizione di Gesù dalla
croce: “Il grembo di Maria, in ideale continuità con la croce,
ora si fa altare, dove la Vittima immolata viene offerta per la
salvezza di tutti gli uomini. Quante madri - dalle prime dei
Santi Innocenti fino a quelle di Plaza de Mayo e a quelle delle
vittime della violenza che non cessa di insanguinare il mondo -
ripropongono questa Pietà elargita che salva il mondo...!”.
Infine, l’ultima Stazione: “La resurrezione della carne è un
caposaldo della nostra fede. Noi non crediamo solo nella
immortalità dell’anima, ma anche nella resurrezione dei corpi. È
questo un tratto distintivo della nostra fede”. “Da qui -
contrariamente alla convinzione di Nietzsche, secondo il quale
il cristianesimo disprezza, condanna e umilia il corpo, e al
pensiero improntato ad una visione dualistica - deriva una
radicale valorizzazione del corpo, nella sua totalità unificata
di anima e di corpo”, ha concluso il Cardinale.
Cernusco sul Naviglio, 14 aprile 2014
|