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UMILI COME MARIA PER RISPONDERE AL DONO DELL’INCONTRO CON CRISTO
Martedì scorso, il Card. Scola ha commemorato in Duomo il IX
anniversario della morte di Don Luigi Giussani, in occasione del
XXXII anniversario del riconoscimento pontificio della
Fraternità di Comunione e Liberazione. La Messa commemorativa è
stata quindi celebrata in coincidenza della memoria della Beata
Vergine Maria di Lourdes.
Il card. Scola, partendo dalle Letture bibliche e dal Vangelo
del giorno, evidenzia come lo stupore dell’incontro col Signore,
debba essere uno “stupore grato” e responsabile. Deve cioè
impegnarci a vivere la vocazione cristiana con atteggiamento
umile e realistico per renderci “fedeli lieti e costruttivi”.
Stupore di un incontro -
“Solo Dio sazia e può saziare gratuitamente il cuore dell’uomo.”
Questo il senso della Lettura biblica del giorno (Is 55,1-2). Il
cuore dell’uomo infatti vive di un “ardente desiderio di
compimento che nessuna persona è in grado di colmare con le
proprie forze, ma che ha bisogno dell’invito di un Altro”.
Questo invito, anzi questo dono, non può che generare stupore in
chi lo riceve. È lo stupore di Elisabetta quando riceve la
visita di Maria che porta in grembo Gesù. Ma anche nell’incontro
con chi ha ricevuto un particolare carisma si manifesta uno
stupore analogo, come quello che “ha colmato il cuore di molti
quando hanno incontrato Monsignor Luigi Giussani.”
Stupore grato e responsabile – Ma
il solo stupore per il dono ricevuto non porta frutto. Ecco
perché esso deve essere anzitutto “grato”, ma anche
responsabile. Deve quindi diventare “incessante domanda,
supplica tenace di riconoscere Cristo presente nella Sua Chiesa
e presente per il bene del mondo.” Ma come esprimere questa
responsabilità in modo concreto? Il cardinale ricorda come “la
responsabilità per il dono ricevuto si esprime nel culto
cristiano” che, “come Monsignor Giussani non ha mai cessato di
richiamare, coincide con l’offerta totale della vita”, ossia con
la propria vocazione cristiana che si configura quindi come
risposta responsabile al dono dell’incontro con Cristo. In
particolare, in riferimento alla Fraternità di Comunione e
Liberazione, il cardinale sottolinea come questa responsabile
consapevolezza, sia “alimentata quotidianamente da una
esperienza di fraternità”, che è la vera missione, perché questa
non può essere semplicemente “questione di strategie o di
particolari attività da aggiungere al tessuto della nostra
esistenza quotidiana.”
Umili e realisti –
Prendendo nuovamente spunto dal Vangelo del giorno, il cardinale
mostra come è Maria stessa ad indicare l’atteggiamento
indispensabile per vivere questa missione: l’umiltà.
«Ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,48). Essere umili
significa “stare aderenti alla terra, cioè ben attaccati alla
realtà. Ed il Magnificat stabilisce una radicale alternativa tra
l’umile e il superbo («Ha disperso i superbi nei pensieri del
loro cuore ed ha esaltato gli umili», Lc 1,52)”. Infatti la
superbia “rende impermeabili all’altro, finisce per diventare
solitudine cattiva.” E ciò rende impossibile vivere l’esperienza
della fraternità “e allora la vita pesa”.
“Questo ha insegnato fino all’ultimo respiro il Servo di Dio don
Luigi Giussani.”
Cernusco sul Naviglio, 17 febbraio 2014
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