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“RIPENSARE L’UOMO
PER SUPERARE IL DISAGIO DI CIVILTÀ”
“Un
nuovo umanesimo: il futuro della Lombardia”. Questo il titolo
dell’intervento del Cardinale Angelo Scola, in visita al
Consiglio Regionale della Regione Lombardia lo scorso martedì.
Al centro del discorso un’interpretazione antropologica e non
solo economica della crisi attuale che deve essere affrontata e
superata attraverso un “nuovo umanesimo” che ridia all’uomo
quella “identità di riferimento” necessaria per affrontare le
nuove sfide del terzo millennio.
Su invito della Presidenza del
Consiglio Regionale della Lombardia, il Cardinale Angelo Scola
si è recato martedì scorso in visita al Pirellone ed ha
incontrato i consiglieri regionali, i membri della Giunta ed il
personale, nell’aula consiliare, dove ha tenuto un breve
discorso ed ha offerto uno spunto di interpretazione della crisi
attuale, indicando le sfide per i cittadini nel terzo millennio
e il giusto atteggiamento per affrontarle.
Lombardia e travaglio di civiltà -
Il Cardinale ha iniziato la sua analisi partendo da una
constatazione: “la crisi economica che stiamo vivendo e che
segna in profondità il presente della Lombardia è molto più
grave di quanto le nostre previsioni abbiano immaginato”. Questo
perché spesso non ne viene compreso il significato profondo ma
viene vissuta “solo come una crisi economica, e non per quello
che è veramente, un travaglio di civiltà all’inizio del nuovo
millennio.” Questa incapacità di affrontare e superare la crisi
è tanto più frustrante in una regione come la nostra che ha
grandi potenzialità che però non si esprimono in effettive
possibilità. “Comprendere le ragioni di tale sproporzione nella
prospettiva del bene comune fa parte del compito che ci attende”
e di cui si devono fare carico anche le istituzioni per trovare
strumenti veramente concreti alle difficoltà odierne. Tra queste
potenzialità presenti nel nostro territorio che non riesco ad
esprimersi anche a causa di politiche inadeguate, il Cardinale
si sofferma in particolare sulla famiglia e sull’immigrazione.
“La famiglia, nel senso classico del termine, costituisce una
notevole potenzialità ma la mancanza di adeguate politiche
familiari le impedisce di essere una possibilità efficace per
costituire il futuro.” Anzi, “il
crescente indebolimento del legame matrimoniale
infragilisce il nostro tessuto sociale e crea nuovi poveri.”
Infine, la capacità, tipicamente
lombarda, di incontrare mercati lontani e culturalmente
differenti “sembra venir meno quando si tratta di affrontare
equilibrate politiche di integrazione, nel rispetto della
legalità.”
Superare il disagio di civiltà – Questa
frustrazione, generata dalla sproporzione tra potenzialità e
possibilità, si traduce in un “disagio di civiltà” che
non deriva soltanto da condizioni strutturali e istituzionali,
ma “nasce da una difficoltà
dell’uomo contemporaneo, che
sembra sprovvisto di un’unità di senso per l’esistenza e privato
in tal modo di un’identità di riferimento.” Questo disagio può
essere superato solo grazie ad un “nuovo umanesimo”, poiché
“ripensare il mondo senza ripensare l’uomo significa affidarsi
esclusivamente ad uno scenario di gestione tecnocratica globale
davvero preoccupante”. Per realizzare questo nuovo umanesimo è
necessario uscire dalla “logica a compartimenti stagni” che
caratterizza oggi i nostri comportamenti (la logica etica, la
logica economica, la logica politica, la logica tecnica, etc.) e
ritrovare “un quadro di riferimento unitario ed onnicomprensivo
entro il quale le diverse logiche possano trovare contrappesi e
reciproche compensazioni.” Insomma è necessario ripensare l’uomo
a livello della stessa “grammatica elementare dell’umano”.
La necessaria grammatica
dell’umano –
Se si vuole raggiungere il rinnovamento civile in ogni suo
settore e livello, è necessario che ogni istituzione o gruppo
sociale dia il suo contributo ponendosi la decisiva domanda su
“chi vuol essere l’uomo del terzo millennio”. Ecco che il
compito di tutte le istituzioni deve quindi essere l’impegno per
la costruzione di una società civile che valorizzi tutte le
realtà in campo, favorendo con regole che esaltino la libertà il
confronto pubblico. Laicità non è costruire spazi neutri, ma
ambiti in cui tutti si raccontino e si lascino raccontare. In
questo ambito il Cardinale Scola sottolinea come in particolare
“la Chiesa pensa umilmente di poter dare un contributo non
indifferente di conoscenza circa la “grammatica dell’umano”. Non
per sua capacità e merito, ma in forza dell’evento di Gesù
Cristo in cui trova vera luce il mistero dell’uomo”, in quanto
l’umano di cui la Chiesa parla non deriva da dottrine, normative
o tradizioni e nemmeno da particolari competenze che si vogliono
attribuire alla Chiesa in concorrenza ad altre ma “dal rapporto
con una Persona vivente.” Infatti la Chiesa “non entra in
concorrenza con nessuno, ma dà notizia (Evangelo) e rende
disponibile a tutti un contributo di rigenerazione dell’umano”.
Ma da dove partire per questa rigenerazione? Dove trovare il
nucleo iniziale ed essenziale di questa grammatica dell’umano?
Il Cardinale indica la risposta nella “opzione preferenziale per
i poveri” intesa in senso teologico, prima che culturale,
sociologico, politico e filosofico. “Partire dai poveri
significa riconoscere che essi sono obbligati a quella
necessaria unificazione essenziale di vita che noi ricchi,
grazie alle nostre possibilità, possiamo permetterci di
rimandare. Dalla loro esperienza possiamo imparare molto.”
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