|
“IL NEMICO
DELL’EDUCAZIONE È LA FRAMMENTAZIONE”
Il
cardinale Angelo Scola durante l'incontro con dirigenti e
docenti della scuola pubblica statale e paritaria, personale
tecnico-amministrativo ed esponenti delle associazioni dei
genitori, svoltosi in Duomo mercoledì 22 gennaio ha parlato di
“alleanza educativa” e di “libertà di scelta educativa.”
La scuola sia
“comunità educante” dove si vive l’educazione come “incontro di
libertà e dove la “alleanza educativa” fra tutti i soggetti che
la “abitano” si fa “amicizia, intesa come virtù civica”. Quell'«amicizia
civica che nasce dall'ascolto di fecondazione» e la cui
fragilità è fra le ragioni «del dramma della nostra società e
dell'incartamento del nostro Paese»: così ha esordito il
cardinale Angelo Scola incontrando in Duomo, lo scorso 22
gennaio, il «mondo della scuola»: dirigenti e docenti della
scuola pubblica statale e paritaria, personale
tecnico-amministrativo ed esponenti delle associazioni dei
genitori.
In questo
scenario la libertà educativa si pone non come battaglia
confessionale ma come questione di bene comune. Che
l’Arcivescovo ha affrontato con parole forti e chiare. «La
famiglia italiana si vede attribuita una responsabilità
educativa, riconosciuta la libertà di scelta educativa che ne
segue, eppure ancor oggi non vede garantito l'esercizio di
questo diritto.» A proposito di libertà educativa, l’Arcivescovo
ha osservato che «Sì, è una questione dolorosa, un’ingiustizia
grave e una grande miopia che non sia accettata la pluralità
delle forme scolastiche, restando attaccati a un’idea di scuola
statale unica che poteva aver senso nell'Italia postunitaria» e
ha espresso la propria «sorpresa» quando «anche fra i preti c'è
chi chiama "privata" la scuola paritaria». Scola ha invitato a
«continuare con forza a fare ogni sacrificio perché la libertà
educativa diventi libertà effettiva e realizzata nel nostro
Paese, come ancora non è. Ciò non comporta alcuna
sottovalutazione della scuola di Stato. Dobbiamo far leva sui
principi di sussidiarietà e solidarietà», ma anche «affrontare
con energia la questione della qualità della nostra scuola.
Parliamo meno di scuola cattolica e più di scuola libera. Lo
Stato faccia il suo mestiere: governi la scuola ma non pretenda
di gestirla tutta, fin nei minimi particolari, altrimenti la
soffoca».
«C’è qualcosa
che non si può affidare alla sola competenza di un educatore, ma
che dipende dal tipo di persona che egli è, come vive i suoi
affetti e il suo lavoro, il dolore e il riposo - ha detto ancora
l’Arcivescovo - La tua persona è ciò che viene in campo.
L’esperienza non si può ridurre in tecniche pur raffinate. È
un’arte, perché implica creatività».
L’Arcivescovo
ha poi aggiunto che «il nemico dell’educazione è la
frammentazione, non solo dei saperi, ma di chi insegna e di chi
impara», sottolineando come «ogni alunno che ho di fronte è una
risorsa per la mia vita, che può anche produrre grandi
cambiamenti nella storia personale». Scola ha quindi invitato a
«tenere il cuore aperto a 360 gradi, lasciarsi fecondare
dall’ascolto con l’altro e condividere l’integralità con cui
propongo la mia materia specifica, perché l’alunno possa
comprendere che c’è una complessità del reale».
Cernusco
sul Naviglio, 27 gennaio 2014
|