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SCOLA:
“DA BENEDETTO A FRANCESCO: TRA SORPRESA E GRAZIA”
Il
nostro Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, è intervenuto lo
scorso 16 dicembre alla presentazione del volume “PhotoAnsa
2013” sul tema “Da Benedetto XVI a Francesco: tra sorpresa e
grazia.” Scola ha esordito dicendo che “la sorpresa dice
immediatamente l’eccezionalità dei due avvenimenti per tutta la
famiglia umana. La grazia spiega da dove venga la sorpresa, cioè
dallo Spirito del Risorto che non cessa di accompagnare la sua
Chiesa.”
Il Cardinale ha innanzitutto
parlato della fatica delle Chiese di Occidente: “Oggi in grave
difficoltà. In particolare non riescono più ad intercettare le
generazioni di mezzo (25-55 anni). Oggi a tutti appare evidente
che la grande fatica di tutte le forme di realizzazione di
Chiesa (diocesi, parrocchie, comunità religiose, associazioni,
movimenti, ecc) è quella di rigenerare le comunità cristiane
aperte a 360° e che siano luoghi vitali di appartenenza tali da
consentire alla persona, in piena libertà, una sequela Christi
integrale e persuasiva. In proposito conviene ribadire che Dio
non abbandona mai il Suo popolo.”
Un gesto profetico: la rinuncia di Benedetto XVI al ministero
petrino – Scola ha quindi definito la rinuncia di benedetto XVI
«un gesto umile di profonda fede, che ha lasciato tutti senza
parole, mettendo in evidenza la “differenza” del Vangelo
rispetto ad ogni logica mondana. È opportuno riflettere
brevemente sul gesto che lo Spirito ha suggerito al cuore di
Benedetto XVI. Alcuni autori lo hanno inquadrato acutamente nel
contesto del rinnovamento ecclesiale che ha portato con sé il
Concilio Vaticano II. Il Concilio, infatti, avrebbe aperto la
strada perché la rinuncia del Papa non rappresentasse un “caso
traumatico” per la Chiesa. E questo per due ragioni.
In primo luogo, per l’insegnamento rinnovato sul ministero
petrino nel contesto della cosiddetta “ecclesiologia di
comunione” e della collegialità episcopale. La rinuncia di
Benedetto XVI è espressione di una concezione del ministero
gerarchico in termini di “diaconia”, cioè di servizio alla
comunione della Chiesa. La rinuncia mostra, per un verso,
l’importanza della persona e del ministero del Papa ma, per un
altro, documenta che l’alto ministero papale va concretamente
compreso in riferimento a Gesù Cristo stesso, supremo Pastore.»
In secondo luogo, spiega che «il campo dell’azione cristiana è
il mondo, come ci dice il Vangelo nella parabola del buon
seminatore (Mt 13,24-30), e la zizzania non può bloccare, alla
fine, l’iniziativa che Dio, il buon Seminatore, continua ad
offrire alla libertà – sottolineo, alla libertà che è chiamata a
decidere – di ogni uomo. A mio avviso è proprio questa indole
pastorale del Concilio Vaticano II, che esprime bene la
vicinanza di Dio al quotidiano di ogni persona, a dare la chiave
di lettura della scelta di Papa Ratzinger.» Per l’Arcivescovo
«proprio nel momento del congedo, è apparso con chiarezza
cristallina davanti agli occhi di tutti il senso
dell’instancabile impegno di Papa Benedetto per il bene della
Chiesa e del mondo. Impegno, che come egli stesso ha dichiarato,
non muta nella sua sostanza con la rinuncia. Il ministero
ordinato, nella Chiesa, non può essere mai ridotto a “ruolo”. Ma
voglio sottolineare qui con forza come la sua inedita e audace
scelta di rinunciare al papato ha inaspettatamente e
provvidenzialmente aperto, come spesso è avvenuto nella storia
della Chiesa, la strada per superare l’affaticamento denunciato
soprattutto per il Nord-Occidente.»
La risposta della Provvidenza: l’elezione di Papa Francesco -
«Alla sorpresa della rinuncia di Benedetto – ha quindi
proseguito Scola - è seguita la grazia, non priva essa stessa di
sorpresa, dell’elezione di Papa Francesco. Lo Spirito del
Risorto ha voluto, fin dalla prima apparizione, attraverso i
gesti e le parole del nuovo pontefice, toccare in modo singolare
il cuore non solo dei cristiani, ma di tutti gli uomini.
L’immediatezza dello stile di Papa Francesco, che in questi mesi
ha contagiato di entusiasmo e di speranza una moltitudine di
uomini e donne di ogni età e condizione, anche non cristiani,
conforta il cammino della Chiesa. Ma non è un puro fatto
temperamentale. È ben fondato sul suo richiamo alla Luce della
fede nella quale “si apre a noi lo sguardo del futuro” (Lumen
fidei 4).
L’Arcivescovo ha poi voluto “sottolineare un dato di carattere
generale”: «Il Papa ci mostra che l’invito a metterci in moto
ha, nell’esperienza cristiana, sempre la forma di una “risposta”
all’iniziativa di Dio. Possiamo fare il primo passo perché siamo
mossi e sorretti da Lui. È questa la radice dell’insistenza del
Papa sulla misericordia di Dio. Ed essa ha un nome: quello di
Cristo stesso, morto e risorto per noi. Egli è l’“unum
necessarium” che si propone instancabilmente alle donne e agli
uomini di ogni tempo e di ogni luogo.»
Scola, infine, ha richiamato la continuità non solo tra
l’attuale Papa e il Papa emerito ma anche con Giovanni Paolo II.
Cernusco sul Naviglio, 23 dicembre 2013 |