|
FORTEZZA: PREZIOSA RISORSA IN UN TEMPO DI CRISI
In
occasione della 21^ Giornata Mondiale della Salute Mentale -
celebrata lo scorso 10 ottobre - il cardinale Scola - dopo aver
osservato che “questi anni di crisi hanno fatto venire a galla
un profondo senso di precarietà, di incertezza, di paure a
livello sia individuale che comunitario” e che “ci si spaventa
alle prime difficoltà, lasciando quanto si è intrapreso poco
prima” - ha invitato ad accompagnare con speranza e fortezza
chi è provato dalla sofferenza e dalla malattia.
«Accompagnare persone che soffrono – ha esordito il nostro
Arcivescovo nella sua lettera ai famigliari e operatori sanitari
in occasione della
21^
Giornata Mondiale della Salute Mentale
- chiede speranza da una parte e fortezza dall’altra, due virtù
più che mai necessarie in un tempo di travaglio come quello che
stiamo vivendo. Sia la speranza, virtù teologale, quindi frutto
della grazia, sia la fortezza, una delle virtù cardinali, quelle
essenziali per una vita umana pienamente matura, coinvolgono
pienamente gli affetti. Oggi spesso ci si chiede se valga la
pena impegnarsi dal momento che, in un tempo caratterizzato più
da tendenze involutive e addirittura depressive che da segnali
di ripresa e di crescita, non sembrano esserci evidenti spiragli
di luce. Questi anni di crisi hanno fatto venire a galla un
profondo senso di precarietà, d’incertezza, di paure a livello
sia individuale che comunitario. Ci si spaventa alle prime
difficoltà, lasciando quanto si è intrapreso poco prima.
Sembrano essere lontani i tempi in cui si era motivati a
perseverare nelle difficoltà, nel lavoro, nella vita coniugale e
relazionale. Come dare il meglio di sé, in una ricerca del bene,
di un bene che non è solo personale, ma anche comunitario?”
Per il
nostro Arcivescovo “la virtù cardinale della fortezza determina
la decisione di affrontare e superare le paure, gli ostacoli, di
resistere alle avversità senza scoraggiarsi. Questa virtù è
richiesta anche a noi oggi in modo particolarmente urgente.»
Accettare il proprio limite richiede di essere molto amato - «Viviamo
in un contesto che tende a valorizzare l’effimero – continua il
nostro Arcivescovo nella sua citata lettera - che cerca di
sfuggire sofferenze, paure e dispiaceri, come se fossero
eccezioni e non circostanze della vita umana. In particolare si
cerca di evitare tutto quello che ci ricorda o ci anticipa la
morte come la malattia, la vecchiaia, le esperienze di
separazione o di perdita. Invece, solo accettando il nostro
essere uomini limitati potremo trovare il giusto coraggio,
quell’audacia necessaria per guardare le nostre impotenze così
da poter accettare come occasioni di crescita le varie
esperienze di solitudine, frustrazione, le tante tristezze che
rischiano di spegnere il desiderio di vita. E questa
vulnerabilità tocca anche la nostra psiche come accade con le
umiliazioni subite da chi ha perso il lavoro, da chi è
stigmatizzato come malato mentale, da chi ha fallito nel
tentativo di ricostruirsi una vita dignitosa. Accettare il
proprio limite richiede di essere molto amato. Come ci ricorda
San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinti “Noi abbiamo
questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza
straordinaria viene da Dio” (2Cor 4,7): la nostra
debolezza può diventare espressione della forza di Dio, di un
Dio al quale possiamo affidare le nostre tribolazioni e nel
quale possiamo riposare con fiducia così da affrontare le varie
situazioni, anche le più gravi, senza panico confidando nel Suo
aiuto e nella Sua forza. È infatti in questi momenti della
nostra vita, davanti a insuccessi e sofferenze, che la virtù
della fortezza ci sorregge.»
Cernusco sul Naviglio, 21 ottobre 2013
|