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IN FILANDA, FESTA PER I 40 ANNI DELLA “COMIN”
La
Cooperativa Comin nella nostra città ha dato vita alla casa di
accoglienza di via Briantea con la comunità La Girandola.
La
festa è in programma per giovedì 23 aprile, alle ore 21,00,
presso La Filanda, in via Pietro da Cernusco, con uno
spettacolo di musica e danza tenuto da ragazzi di strada
brasiliani accolti nella Casa do Menor di Rio de Janeiro
e in tour europeo con Don Renato Chiera, sacerdote piemontese
fondatore delle case per minori di Rio de Janeiro e Fortaleza
dove i ragazzi vengono aiutati a riprogettare il loro futuro
La Casa do Menor -
È singolare la storia di don Chiera, nato a Villanova Mondovì il
21 luglio 1942 in una famiglia numerosa di contadini, come ha
raccontato all’Agenzia Sir. Storia che di seguito
vi proponiamo.
Ordinato sacerdote, il vescovo gli chiede di studiare filosofia
per insegnare, ma poi una volta avuta la cattedra, riceve dal
vescovo l’incarico di andare in Brasile dove la diocesi di
Mondovì ha una missione in un’area povera e molto violenta alla
periferia di Rio de Janeiro. È il 1978. Vola a Nova Iguaçu,
raggiunge Miguel Couto e nella Baixada viene subito a contatto
con la dura realtà locale. Le difficoltà sono tante: in una
situazione di povertà estrema e degrado, dove molte famiglie
sono frantumate, i ragazzi sono quelli più a rischio. “Un giorno
– ha raccontato don Chiera – un ragazzo è stato ferito sulla mia
porta di casa. Lo abbiamo curato, ma dopo un po’ di tempo è
stato ucciso. Parroco nella culla degli squadroni della morte,
ho contato in un mese un grande numero di giovani assassinati. È
venuto da me un ragazzo – il primo di una lista di altri 40 che
sarebbero stati assassinati, ‘marcados para morrer’ dagli
squadroni della morte – e mi ha chiesto di aiutarlo. Ho sentito
che la sua richiesta di aiuto era come il grido di Gesù sulla
croce. Mi sono chiesto se ero venuto in Brasile per fare il
prete ‘becchino’ o per essere Gesù e dare la vita per cercare di
salvare i meninos de rua. Ho detto a Dio: io ti voglio servire
in quelli che nessuno vuole. È nata così la Casa do Menor”. Il
sacerdote accoglie in un garage i 40 ragazzi. Saranno proprio
loro a scegliere il nome: “Menor – ha detto don Renato – in
brasiliano non significa solo minore, ma anche disprezzato, che
non vale niente”.
Le ferite di chi non è amato.
“In Brasile io ho sentito questa chiamata di Dio a entrare nelle
ferite di questi bambini non amati – ha aggiunto il sacerdote -.
Ma proprio perché questi ragazzi hanno bisogno di amore, ho
capito che era necessario aprire case famiglia, dove possono
trovare l’amore di un padre e di una madre”. Nel tempo ne sono
state aperte 24, ma ora sono diminuite per le crescenti
difficoltà economiche e i tagli delle risorse provenienti dalle
istituzioni.
Lasciateci sognare.
Con lo spettacolo “Lasciateci sognare”, spiega don Chiera, “i
ragazzi di Ru’Art (gruppo di danza teatro e circo della Casa
do Menor, ndr) vogliono fare arrivare una ventata di
speranza e coraggio in questa Europa, che si sta lasciando
inglobare dal pessimismo, sempre più chiusa sui propri problemi,
che sta perdendo la capacità di incontrare l’altro, di amare, di
tornare a credere in un mondo solidale”. Lo spettacolo
rappresenta le ragioni di tanta solitudine, violenza, egoismo e
indifferenza che affliggono la società di oggi, con le relative
cause: l’eccessivo culto del denaro e del piacere, il
narcisismo, la carenza di amore nelle relazioni, a partire da
quelle in famiglia. “La riflessione su questi temi vede poi la
luce della speranza che un mondo nuovo è possibile – osserva il
missionario -, partendo da ciascuno, imparando ad amare il
prossimo, prendersene cura, riconoscere l’altro come dono e non
come minaccia. Perché come dice Papa Francesco, non dobbiamo
lasciarci rubare la speranza”.
Cernusco sul Naviglio, 20 aprile 2015 |