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ALLE NUOVE IMPRESE NON CONVIENE INSEDIARSI A CERNUSCO
Assolobombarda, associazione degli industriali della nostra
Regione, ha reso noto negli scorsi giorni il rapporto sulla
fiscalità locale a carico delle aziende, giunto alla terza
edizione.
Il rapporto analizza la pressione fiscale nei principali Comuni
della città metropolitana, della Provincia di Monza Brianza e
della provincia di Lodi, prendendo in considerazione e
confrontando i valori delle imposte dovute dalle imprese per i
loro immobili (IMU, TASI, tassa sui rifiuti e oneri di
urbanizzazione, quest’ultimi per le nuove costruzioni) e dalle
persone fisiche (addizionale Irpef).
«L’iniziativa – si legge sul sito web di Assolombarda -
consente all’Associazione di fornire una rappresentazione
d’insieme dell’impatto della fiscalità locale sulle attività
produttive e di mettere a disposizione delle amministrazioni
comunali uno strumento utile ad orientare le proprie scelte su
una materia decisiva per la vita delle aziende e per l’attrattività
del territorio.»
Fuga da Cernusco -
Ciò che emerge con tutta evidenza dal rapporto è che per una
nuova impresa non è certamente conveniente scegliere Cernusco
per costruire il suo capannone industriale. La nostra città nel
2012 era al 51° posto, nel 2013 è salita al 40° e nel 2014 è
balzata al 10°.
È da
precisare che le tabelle del Rapporto illustrano le posizioni
relative di ciascun Comune in ordine decrescente di livello di
pressione fiscale; posizione 1 = max pressione; posizione 86 =
min pressione.
C’è
un prima importante sottolineatura che si legge nel Rapporto:
«Il federalismo fiscale, introdotto per portare una maggiore
efficienza della spesa locale e un minor numero di tributi con
una conseguente semplificazione delle pratiche da parte delle
imprese, ha invece portato un aumento del prelievo fiscale e
maggiori difficoltà nella gestione dei pagamenti. Da qualche
anno, infatti, la progressiva riduzione dei trasferimenti da
parte dello Stato spinge molte amministrazioni locali, incapaci
e/o impossibilitate a contenere le spese, ad utilizzare la leva
fiscale per far fronte alle minori entrate. Il carico impositivo
fiscale, sia a livello nazionale sia a livello locale, ha
raggiunto oramai picchi e forme che frenano lo sviluppo delle
imprese e spesso ne compromettono la stessa sopravvivenza. Una
decisa inversione di tendenza va promossa in modo forte e
deciso.»
Una
seconda osservazione
richiama i parametri di valutazione per la localizzazione dei
nuovi insediamenti: «Le imposte locali - insieme ai collegamenti
infrastrutturali, ai servizi pubblici, ai prezzi e alla qualità
degli immobili e al contesto produttivo circostante - sono
infatti uno dei fattori che l’impresa prende in considerazione
prima di effettuare un investimento localizzativo in un nuovo
territorio. In questo modo concorrono a definire la
competitività di quel territorio e delle imprese che vi sono
insediate.»
L’indagine
è stata condotta raccogliendo le informazioni riguardanti «le
tariffe e le imposte pagate dalle imprese con riferimento a due
tipologie di immobili (un ufficio e un capannone industriale)
nel corso del 2014 in 86 Comuni della Città Metropolitana di
Milano e delle province di Lodi e Monza e Brianza. Gli importi
sono stati confrontati con quelli pagati nel corso del 2013 e
del 2012, consentendo di evidenziare l’andamento della pressione
fiscale locale nei tre anni considerati. Le tariffe e le imposte
rilevate non sono esaustive dell’imposizione fiscale locale
sulle attività delle imprese, ma sono le più significative in
termini di gettito per le casse comunali.»
Il
confronto tra i diversi Comuni
è stato fatto ipotizzando «due “imprese tipo” proprietarie di un
capannone industriale e di un ufficio, localizzati in contesti
territoriali analoghi, e sono stati calcolati i valori di
ciascun tributo che queste aziende avrebbero dovuto pagare nel
2014. Per ogni singola imposta relativa al 2014 è stata fatta
una graduatoria dei Comuni, partendo da quello con maggiore
onere tributario per arrivare a quello più virtuoso.»
Dall’indagine fatta, confrontando il risultato complessivo
conseguito da ciascun Comune (aggregando il dato di uffici e
capannoni e considerando tutte le imposte e gli oneri salvo
l’addizionale irpef) nel 2014 con quello del 2013, è risultato
che i Comuni con il livello di pressione fiscale più alto sono
quelli di grandi dimensioni e più vicini a Milano, che non hanno
subito variazioni in classifica: Milano, Cologno Monzese,
Rozzano, Baranzate e Pieve Emanuele. Al sesto posto è salito
Bollate (dall’11°), poi stabili Carugate e Cinisello Balsamo. È
scesa Sesto San Giovanni (6) è invece balzata al decimo posto la
nostra città (dal 40°).
Si confermano, invece, per un più basso peso del fisco locale le
amministrazioni comunali più piccole e più distanti da Milano:
come lo scorso anno ritroviamo Liscate, Codogno,
Casalpusterlengo e Rodano, mentre entra per la prima volta
Nerviano.
Il
rapporto, in conclusione, mette in evidenza le differenze di
posizionamento dei Comuni
rispetto al 2013: «Se agli estremi della classifica poco o nulla
è cambiato, all’interno alcune amministrazioni hanno fatto
grandi spostamenti verso posizioni più “virtuose” o meno
“virtuose”.
Due comuni si sono spostati significativamente verso il basso
(di almeno 10 posizioni) in zone più virtuose: Sant’Angelo
Lodigiano e Bareggio.
Spostamenti significativi verso l’alto sono stati invece
registrati da 5 comuni: Cesano Maderno, Cernusco sul Naviglio,
Corbetta, Cassina de Pecchi, Parabiago.»
Punto
di vista –
I dati del rapporto di Assolombarda non lasciano dubbi. Se si
vuole rendere attrattivo il nostro territorio per l’insediamento
di nuove imprese urge cambiare politica urbanistica e fiscale,
perché la differenza è dovuta agli oneri di urbanizzazione che
le nuove imprese devono versare alle casse comunali. C’è solo da
augurarsi che dal palazzo comunale sia colto subito il segnale
di allarme lanciato da Assolombarda. (C.G.)
Per
approfondire:
Rapporto Assolombarda sulla fiscalità d’impresa
Cernusco sul Naviglio, 23 marzo 2015 |