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FIERA: IL RAVIOLO CERNUSCHESE
La
92ª
edizione della Fiera di San Giuseppe sarà anche l’occasione per
raccontare una storia di quasi 500 anni fa che parla del raviolo
e della nostra città.
Una
notizia, quella delle origini del raviolo legate alla nostra
città, non del tutto sconosciuta ai cernuschesi. In passato,
dalla pagine di Voce Amica, ne aveva accennato don Paolo
Comi, a lungo cappellano dell’ospedale Uboldo e di cui abbiamo
ricordato lo scorso anno il venticinquesimo della morte.
Appassionato di storia locale, il cappellano ne aveva
raccontato, col suo inconfondibile stile, i legami che
intercorrevano tra questo piatto e il nostro paese. Ora la
vicenda è riportata d’attualità dall’amministrazione comunale.
Nel ridotto della Sala Consiliare, in Villa Greppi,
sarà esposta - sabato 21 e domenica 22 marzo, dalle ore 9.30
alle ore 19,00 - la copia del libro “Catalogo
dell'inventori delle cose che si mangiano, delle bevande ch'oggidi
s'usano”, scritto nel 1548 dall’umanista milanese Ortensio
Lando: l’originale da cui è tratta la copia è custodito in
Germania, a Monaco di Baviera, presso la Bayerische
Staatsbibliothek (Ital. 92), che ne ha consentito l’uso a fini
divulgativi.
Nel libro vengono citati gli inventori dei principali piatti
conosciuti all’epoca ed in particolare viene fatta menzione di
“Libista, contadina lombarda da Cernuschio: fu l'inventrice di
far raffioli avviluppati nella pasta, dispogliati detti da
lombardi mal fatti…”.
Narrazioni e tradizioni -
Una citazione – informa un comunicato stampa del nostro Comune -
che probabilmente incrocia narrazioni dell’epoca e tradizioni
della campagna lombarda e che ci indica il legame di questa
pasta ripiena con un territorio, quello di Cernusco e della
Martesana, che dalla fine del XV secolo era diventato il centro
di una delle più importanti opere del genio civile dell’epoca:
il Naviglio, capace di irrigare quasi 25.000 ettari di terreni
coltivabili attraverso le oltre 129 bocche poste lungo il suo
percorso dall’Adda a Milano.
Il nome “raviolo”
sembra derivi dal termine
“ravi(ggiu)olo” o “raveggiolo”, un caratteristico formaggio
fresco a pasta bianca, ottenuto dalla cagliatura di latte
vaccino crudo, di origine locale. Era questo uno degli
ingredienti più spesso usati nelle antiche preparazioni del
piatto, avvalorando proprio l’ipotesi che, con il termine
raviolo, in origine s’identificasse esclusivamente il ripieno e
solo con il tempo lo stesso termine sia passato ad indicare sia
il guscio di pasta, sia il ripieno. Molte città e luoghi
rivendicano la paternità del raviolo, segno di una tradizione
nella preparazione della pasta ripiena di origine diffusa e
popolare.
Diversi scritti Italiani e internazionali dedicati alla cucina
italiana e alla sua storia hanno ripreso la citazione di
Ortensio Lando del 1548.
“L’iniziativa legata a Libista e al Raviggiolo di Cernusco
mixa elementi leggendari e storici, un connubio ideale per
consentire di creare un brand e un’azione di marketing
territoriale”, ha dichiarato il Sindaco Eugenio Comincini. “Si
tratta di un’occasione offerta alla città per riscoprire un
dettaglio della propria storia ma anche e soprattutto per
proporsi con idee innovative ed attrattive. Facendo rete con
ristoratori e pastifici locali potremo costruire un’occasione in
più per attrarre un nuovo pubblico in città. Expo è alle
porte e questa iniziativa si inserisce appieno nella tematica
dell’Esposizione, legata alla nutrizione, ai territori, alle
peculiarità culinarie”.
Nei prossimi giorni sarà online il sito
www.ilraviggiolodicernusco.com
attraverso il quale diffondere anche in internet la storia di
Libista e contemporaneamente raccontare modi per scoprire la
nostra città in stile “Cernusco2032”: il primo spunto sarà
dedicato alla bicicletta e alla ciclovia della Martesana nel
tratto da Milano. Un’altra azione, invece, sarà dedicata al
progetto di coinvolgere i ristoranti e i negozi di alimentari
della città nel ruolo di “ambasciatori” del Raviggiolo di
Cernusco.
Cernusco sul Naviglio, 16 marzo 2015 |