|
SAMANTHA AGLI STUDENTI DELLA BACHELET:
“IMPARATE A LAVORARE INSIEME”
Gli
studenti della “Bachelet”, scuola paritaria della nostra città,
hanno vissuto un’esperienza indimenticabile, lo scorso 5
febbraio, dialogando con l’astronauta italiana Samantha
Cristoforetti.
Gli
studenti della scuola secondaria di primo grado si sono
collegati, alle 11,37 (secondo più secondo meno), di giovedì 5
febbraio, via radio con la Stazione Spaziale Internazionale -
laboratorio scientifico orbitante a circa 400 km dalla
superficie terrestre e frutto della collaborazione di cinque
Agenzie Spaziali e ben quindici Stati - in orbita dallo scorso
23 novembre scorso. Il collegamento è stato reso possibile
grazie all’ARISS, Associazione di Radioamatori dei Paesi partner
della ISS a cui le Agenzie Spaziali hanno affidato il compito di
organizzare gli "ARISS School Contact". In dialogo audio con
Samantha gli studenti della Bachelet di Cernusco e della
“Locatelli-Oriani” di Milano. Ecco alcune delle domande degli
studenti della Bachelet, con risposte a volte molto stringate.
A
Viola che le ha chiesto il perché di una vita a bordo
dell’astronave strettamente organizzata, Samantha ha risposto
che “è una necessità, perché c’è un grande lavoro di squadra da
fare”.
Maria,
invece, era curiosa di sapere se il sorgere e tramontare del
sole più volte in una giornata stava comportando cambiamenti al
suo fisico. “È vero – ha risposto Samantha - il sole sorge e
tramonta tante volte in un giorno, ma all’interno della nostra
astronave abbiamo poche finestre e quindi ci affidiamo alla luce
artificiale.” Poi ha aggiunto: “è in corso un esperimento sui
possibili mutamenti indotti sul fisico dal rimanere tanto tempo
nello spazio, e per questo ho anch’io dei sensori sul corpo, i
cui risultati saranno esaminati dagli scienziati al termine
della missione.”
La
passione per l’astronomia – è la risposta data a Davide
– è nata con “un primo stimolo in quinta elementare, quando
studiavo la geografia astronomica con un maestro molto bravo –
ha spiegato l’astronauta - che mi ha fatto appassionare a questa
materia e consolidare la mia voglia di andare un giorno nello
spazio.
A
Ester interessata al modo in cui trascorre il tempo libero,
Samantha risponde così: “mi piace fare fotografie, ci dedico
tutto il tempo libero che ho, che poi è poco perché a bordo
abbiamo tante attività da fare.”
“Quali
sono gli oggetti che ti mancano di più e stai soffrendo la
solitudine?” ha chiesto Andrea. “Sinora non ho sofferto
di solitudine, anche perché abbiamo tante possibilità di restare
in collegamento con amici, famigliari e colleghi tramite i
social media” e poi “non ci sono cose che mi mancano in modo
particolare, perché in generale non sono attaccata agli oggetti.
Forse la prossima volta porterò più maglioni.”
Laura
era, invece, desiderosa di sapere se c’è stato qualcosa che l’ha
sorpresa: “Mi hanno stupito – ha risposto Samantha - per il loro
impatto visivo ed estetico le aurore e i tramonti; mi hanno
stupito per i colori che inondavano la stazione spaziale. Me
l’aspettavo ma non così.”
Il
tempo è trascorse veloce
– una quindicina di domande per poco più di sei minuti di
collegamento – e l’ultima domanda di uno studente della scuola
“Locatelli-Oriani” è quella che dà un po’ il senso a tutta
questa bella esperienza. Filippo chiede a Samantha che cosa si
porterà a terra da questo viaggio nello spazio. “Come
sull’astronave, così sulla terra – risponde Samantha - dobbiamo
imparare a risolvere i problemi insieme, in modo che si trovino
soluzioni di vantaggio per tutti, soluzioni che siano quindi
durature.” Insomma, l’importante è lavorare insieme, costruire
insieme, nello spazio come sulla terra.
Per vedere la registrazione del
collegamento
clicca qui
Cernusco sul Naviglio, 9 febbraio
2015 |