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SPORT, PRIMO E PIÙ GRANDE COLLANTE SOCIALE
“24
ore”: il dibattito su “Il meglio dello sport deve ancora venire”
è stato condotto dal direttore della “Gazzetta dello sport”,
Andrea Monti. È intervenuto anche il presidente del CONI.
Collocato all’inizio del pomeriggio era destinato ad accogliere
esponenti politici autorevoli, dal sottosegretario alla
presidenza del consiglio dei ministri, con delega allo sport,
Graziano Delrio, al presidente della Regione Lombardia, Roberto
Maroni, e a Gianni Letta, stretto collaboratore di Silvio
Berlusconi. Per motivi istituzionali, le votazioni per
l’elezione del Presidente della Repubblica, i politici citati
hanno fatto sapere che non potevano arrivare in tempo, ma il
dibattito è stato comunque interessante.
Il
primo e più grande collante sociale -
Monti ha esordito dicendo che “non so quale futuro abbia lo
sport ma so che si può fare molto per il futuro dello sport.
Prima di formulare proposte per lo sport bisogna però sapere che
idea si ha di sport.” La sua idea di sport “maturata tirando i
primi calci all’Oratorio di Vimercate, è di considerarlo il
primo e più grande collante sociale che abbiamo. Lo sport è
l’unica cosa che assieme alla grande musica non ha bisogno di
mediazioni culturali e di traduzioni. Si spiega da solo.”
Straordinario strumento educativo -
Massimo Achini - presidente del Centro Sportivo Italiano,
promotore della “24 ore” - ha espresso il desiderio che “tutto
lo sport, dalla più piccola alla più grande società, prenda
terribilmente sul serio l’idea che lo sport è uno straordinario
strumento per vincere una delle poche partite che oggi nessuno
può permettersi di perdere: quella di educare i giovani alla
vita. Noi vorremmo vedere una grande alleanza concreta per
metterci tutti insieme per tirare fuori le straordinarie
potenzialità educative che ha lo sport”
Sport
come strumento di integrazione, educazione e riabilitazione -
Per Luca Pancalli del Comitato Italiano Paralimpico,
portabandiera degli sport paraolimpici, “quello che forse
sbagliamo è nel voler categorizzare tutto: sport in oratorio,
sport sociale, sport agonistico … Come se lo sport agonistico
non fosse anche sociale. Questa visione ha spinto, anche chi fa
comunicazione, a perdere di vista ciò che dobbiamo comunicare
alle persone che guardano alla grande competizione: sport
come strumento di integrazione sociale, di educazione e di
riabilitazione.” Perché “quando noi presentiamo campioni
disabili che si sono affermati nello sport facciamo passare
l’immagine che le persone disabili non sono tutte tristi, da
assistere, ma persone che, se hanno delle opportunità, possono
riuscire a rompere le catene con le quali la sfortuna le ha in
qualche modo strette.”
“Lo
sport è vita
– per Michele Uva, direttore generale della FIGC – e non ci sono
dubbi. È il contenitore più grande che abbiamo nella nostra
vita: dove mettiamo passione, amore, sacrificio, uguaglianza,
sofferenza. Lo sport è vita ed è la giusta palestra per crescere
sani: con i valori dell’amicizia e dell’accompagnamento.”
Impegnarsi insieme -
Ancora
Achini: “operare in una società di base costa una fatica
terribile. Si diventa matti da mattina a sera. Ci aspettiamo che
si possa fare un’unione di pari dignità tra sport di base e
sport di vertice, che si possano fare insieme cose meravigliose
per la promozione sportiva, per la pratica sportiva, per farla
crescere e battere il tasso di sedentarietà, per educare i
giovani alla vita. L’Oratorio è stato il centro dello sport in
Italia. Siamo qui per dare la nostra disponibilità, per fare la
nostra partita, piccola ma straordinariamente importante.”
Università e scuole, nuova frontiera per lo sport -
“Noi abbiamo bisogno di iniziative come questa ‘24 ore’ – ha
detto Giovanni Malagò, presidente del Comitato Olimpico
Nazionale Italiano (CONI) - che unisce lo sport di base e lo
sport di vertice.” Ha poi fatto accenno ad un recente studio che
ha rilevato una diminuzione del tasso di obesità nei ragazzi tra
gli 8 e i 10 anni: “i ragazzi se sono sovrappeso costano al
nostro Paese per via delle malattie che possono insorgere. Il
Coni ambisce a dare una mano per migliorare la qualità della
vita delle persone.” Ha quindi parlato dell’impegno nelle
università e nelle scuole come di “nuova frontiera per lo sport
italiano” e dell’importanza che “dello sport di base si occupino
persone capaci, che abbiano anche una cultura di gestione
dell’impiantistica e professionalità”. Lo sport poi “non può
dimenticare chi è diversamente abile, che mentalmente è più
abile di chi è normodotato”.
Nella
scuola, un corso allo sport -
In conclusione del dibattito, Andrea Monti, ha proposto la sua
idea per lo sport: “la scuola italiana deve smettere di fare
qualche oretta di educazione fisica e cominciare veramente a
impegnarsi in un corso allo sport, che comprenda educazione
fisica, educazione all’alimentazione, educazione al tifo,
contrasto al bullismo” e ha, infine, suggerito di “infilare
nella scuola, che è un’istituzione giustamente laica,
un’iniezione di entusiasmo e di idee dello sport in Oratorio.”
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Cernusco sul Naviglio, 2 febbraio 2015 |