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HP CONIUGA TECNOLOGIA E CULTURA
Il
colosso mondiale della tecnologia, che ha la sede italiana nella
nostra città, è promotore di un importante progetto -
“L’educazione per il 21° secolo” - per “formare i nuovi
italiani”
«“Quella che stiamo vivendo non è una crisi, è una
trasformazione. E noi dobbiamo capire dove vogliamo andare,
delineare la strada, ritrovare la nostra identità. Sarà la
cultura a salvarci”. A parlare non è un insigne letterato, no. È
l’amministratore delegato di Hp Italia, ai vertici della più
grande azienda tecnologica del mondo, presente in 170 Paesi, con
112,3 miliardi di dollari di fatturato nel 2013, 317mila
dipendenti (5mila in Italia), che firma un terzo delle
stampanti, la metà delle workstation e un quarto dei pc e dei
server venduti nel nostro Paese. La Hp
way,
la via del futuro di Stefano Venturi, non è allora solo
tecnologia e innovazione. È cultura. Le altre due sono
“strumenti”. Dalla finestra del suo studio, nel quartier
generale italiano, a Cernusco sul Naviglio, alle porte di
Milano, Venturi guarda la riproduzione del garage di Palo Alto
(monumento nazionale della California) in cui i due studenti di
Stanford, Bill Hewlett e Dave Packard nel 1939 diedero vita alla
Hp.»
«“In
occasione dei 75 anni di Hp e dei 50 in Italia
- dice Venturi - abbiamo voluto ripercorrere la nostra storia:
guardare indietro per andare avanti. La cosa che mi colpisce di
questo percorso è che Hewlett e Packard hanno fatto della
‘trasformazione’ la loro forza. Innovazione e cambiamenti
continui, coinvolgendo persone con esperienze diverse. Ma senza
cambiare la cultura d’impresa e i valori fondanti del sogno dei
due giovani studenti che vedevano il futuro da un garage”. Quel
garage a Cernusco sul Naviglio - dove Hp ha realizzato l'Innovation
Center che sforna progetti di altissimo livello per tutta Europa
e realizza server potentissimi per l'era del big data - ricorda
a tutti il valore delle origini. E della cultura.»
“L’educazione per il 21° secolo” -
«Non è un caso allora se Hp si è fatta promotrice, proprio
nell’anno del 50° anniversario in Italia, di un importante
progetto “a molte mani” con The European House-Ambrosetti,
“L’educazione per il 21° secolo”. Non solo una ricerca, ma una
grande proposta culturale per decidere come “formare i nuovi
italiani”. “Credo che l'Italia di domani - continua Venturi-
potrà nascere non solo con università eccellenti, ma cominciando
dai più piccoli: da quando i bambini imparano a interagire e a
mettere in piedi la scala delle priorità. La rivoluzione
comincia dalla scuola». Invece nel nostro Paese, dal 1990, gli
investimenti nell'educazione sono scesi dal 5,4% al 4,5%, la
metà delle scuole appartengono a investimenti edilizi fatti
prima del 1974 e le lezioni tradizionali sono l’approccio di
insegnamento per il 76% degli istituti. Che fare allora?
“Democratizzare la formazione - risponde Venturi - utilizzando
le opportunità che la tecnologia può dare”. Tablet e pc a
scuola per tutti? “Non si tratta di questo. Molte scuole sono
piene di computer e il 98,5% dei ragazzi che vanno a scuola
hanno in mano già strumenti di questo tipo. Il problema non è
l’apparato, ma i contenuti. Anzi, di più, la loro condivisione.
La sfida è "federare” i contenuti, condividere le informazioni,
i progetti fra le classi, le scuole, le regioni e perché no,
fra le nazioni. La tecnologia non come fine, ma come strumento.
E come “luogo", perché la vera innovazione sta in alto,
nella... nuvola». Ecco, il progetto di Hp è quello di creare
“una grande nuvola didattica, che possa generare gruppi di
lavoro estesi, equalizzare verso l’alto l'eccellenza delle
scuole, permettere a studenti di Trieste e di Lecce di
confrontarsi sugli stessi percorsi, eliminando le differenze
strutturali e sociali”. Sono quattro le regioni (Lombardia,
Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Puglia) che hanno cominciato
una sperimentazione. “Vedremo dove porterà”».
(fonte: Avvenire, 30 dicembre 2014)
Cernusco sul Naviglio, 12 gennaio 2015 |