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REVOCATA LA CONCESSIONE ALLA SALA BINGO
Il provvedimento della Direzione centrale gestione tributi e
monopolio giochi è stato adottato nei confronti della società
titolare della concessione della Sala Bingo di via Torino 18.
Con un provvedimento della Direzione centrale gestione tributi e
monopolio giochi, pubblicato sul sito dell’Agenzia delle dogane
e dei monopoli – è stata disposta la “inibizione dalla
prosecuzione della gestione al gioco del bingo” alla società
titolare della concessione in Cernusco sul Naviglio, alla via
Torino 18/20. Alla base della decisone c’è la “reiterata
violazione della normativa generale e delle clausole
convenzionali” da parte della società titolare della concessione
che “hanno menomato il rapporto fiduciario con l’Amministrazione
concedente e hanno fatto venir meno i requisiti di
attendibilità, solvibilità e professionalità della società
medesima”.
La Sala Bingo era già stata chiusa con decreto del questore di
Milano in data 27 maggio 2014 in quanto a “seguito di numerosi
controlli effettuati dal locale Comando della Stazione dei
Carabinieri (era) emerso che l’esercizio, fin
dall’apertura, (era) di fatto gestito da soci e da
personale di società (diversa da quella titolare della
concessione, ndr).”
Nel frattempo continua a restare chiusa anche la sala scommesse
di viale Assunta.
Gioco d’azzardo e crisi sociale -
Questa notizia ripropone alla nostra attenzione il diffuso e
preoccupante fenomeno del gioco d’azzardo. Gioco d’azzardo e
crisi sociale sono due facce della stessa medaglia,
rappresentano il sintomo e la conseguenza di una cultura malata
che si affida alla sorte, alla voglia di arricchirsi senza fare
sacrifici, o semplicemente l’illusione di trovare una
scorciatoia”. È l’analisi che padre Francesco Occhetta ha
proposto recentemente sul quindicinale dei gesuiti “La Civiltà
Cattolica”, circa “la piaga sociale del gioco d’azzardo”. È il
2003 l’anno di svolta, che ha “trasformato il Paese in un grande
casinò a cielo aperto”, in cui “dal proibizionismo sul gioco,
che distingueva l’Italia dagli altri Paesi occidentali, si è
passati a una situazione di concessioni senza limiti che in
pochi anni ha generato un’industria con il terzo fatturato più
alto del Paese”. Il fatturato annuo legale “si aggira intorno
agli 87 miliardi di euro”, di cui 8 miliardi entrano nelle casse
dello Stato, ma “il capro espiatorio dell’intera operazione -
osserva Occhetta - sono le fasce più povere della popolazione.
Giocano, secondo l’Eurispes, il 47% delle persone che
appartengono alla classe indigente e il 56% di quelle del ceto
medio-basso”.
“Ipnosi collettiva”-
Occhetta parla poi di “ipnosi collettiva”, mettendo in evidenza
pure i nuovi rischi dell’azzardo in internet, dove “giocare con
la carta di credito non permette di percepire quanto si spende
mentre si gioca”. Una piaga che coinvolge anche i minori, per i
quali “passare dal gioco in internet a una slot è quasi
automatico”. Telefono Azzurro stima che saltuariamente giochino
con soldi il 23,3% dei bambini e il 39% degli adolescenti.
Facile è il passaggio dal gioco alla dipendenza. “Bastano tre
anni di gioco - afferma - per entrare in una dipendenza che
passa da una fase di eccitamento a quella della disperazione”.
“I ludopatici - annota Occhetta - mantengono circa il 50% del
fatturato dell’industria delle slot”, mentre “i costi per lo
Stato sono ingenti: si parla di circa 6 miliardi di euro per
interventi psicologici, ricoveri, medicine, la perdita di
rendimento, il costo sociale dei divorzi, i fallimenti, le
conseguenze delle violenze familiari e sociali che il gioco
provoca, e così via”.
Come uscirne? -
“Le conseguenze del gioco d’azzardo - conclude Occhetta - non
sono solamente una responsabilità personale: a livello sociale
sono come una piaga, che la politica è chiamata a fasciare e a
guarire. Anzitutto attraverso la rieducazione al gioco nelle
scuole e negli oratori, la regolamentazione della pubblicità
dell’azzardo, il potenziamento dei controlli, la trasparenza dei
politici con le potenti lobby. Sono troppe infatti le persone
povere intrappolate nelle catene della dipendenza e nel giro
dell’usura”.
Cernusco sul Naviglio, 17 novembre 2014 |