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UBOLDO:
L’ASSESSORE REGIONALE
SEMBRA TIRAR DRITTO
Continuiamo a seguire la vicenda della chiusura del punto
nascite dell’ospedale cittadino, prevista per il prossimo 1°
gennaio, segnalando quanto accaduto la scorsa settimana.
Innanzitutto, la
commissaria dell’Azienda ospedaliera di Melegnano, Marina
Gerini, in un’audizione al Pirellone, ha invitato a investire
sull’oncologia all’ospedale di Cernusco e a potenziare la
maternità di Melzo.
Quattro saggi -
L’altra notizia è l’incarico affidato, dai rappresentanti dei 53
Comuni dell’Asl Milano 2, a quattro saggi per scongiurare tagli
e accorpamenti negli ospedali dell’Azienda ospedaliera di
Melegnano. Saranno i
sindaci Andrea Checchi di San Donato Milanese, Vincenzo Rocco di
Masate, Alberto Fulgione di Liscate e Riccardo Benvegnù di
Binasco a tentare la mediazione dopo la
bocciatura regionale dell’ospedale unico della Martesana chiesto
dagli amministratori. I saggi, con l’aiuto di una commissione di
esperti dell’Azienda ospedaliera di Melegnano, sono chiamati a
presentare all’assessore regionale alla sanità, Mario
Mantovani, un piano di massima condiviso sulla politica
ospedaliera nella nostra zona. I
saggi avranno tempo sino al 28 novembre per svolgere il loro
lavoro. Infatti, Mantovani ha concesso ai Comuni un mese, prima
di dar corso alla delibera di riorganizzazione. Quella che, tra
l’altro, conferma il punto nascita a Melzo e lo cancella a
Cernusco.
Il fatto più rilevante ci
sembra però la risposta data dall’assessore Mantovani, in
consiglio regionale,
ad un’interrogazione del consigliere Antonio Saggese (Maroni
per Presidente) sui motivi che hanno portato la Regione a
decidere per la chiusura del punto nascite dell’ospedale Uboldo.
Nella risposta, l’assessore non fa alcun accenno alla sospensiva
di un mese della delibera e si ricava l’impressione che ormai
sia già stato tutto deciso.
“La scelta di mantenere la
sala parto a Melzo –
ha esordito Mantovani, rispondendo all’interrogazione - è
connesso, oltre che a questioni orografiche e di facilità di
spostamento, anche alla valutazione tra i diversi presidi della
zona che vede l’ospedale di Melzo al centro di un’area senza
ospedali con punto nascite. Tagliare la sala parto a Melzo
avrebbe messo in difficoltà un’area molto più ampia e densamente
popolata e senza alternative limitrofe. Nella riorganizzazione
si mantengono presso l’ospedale di Cernusco, anzi sono ampliati,
tutti i servizi ambulatoriali e di controllo strumentali
dedicati ad un attento monitoraggio della gravidanza e del
puerperio poi”.
La scelta di mantenere il punto
nascite a Melzo “è stata enormemente facilitata – ha continuato
Mantovani - poi da un unico primariato di ostetricia e un unico
primariato di pediatria. Un unico team di assistenza quindi con
la necessità di uniformare protocolli di emergenza e urgenze
tipiche della sala parto.” Inoltre, sempre a parere del
responsabile della sanità lombarda, “la poca distanza tra i due
presisi, 8 chilometri, ha consentito e consente sempre scambi
professionali con modesto impegno personale. Non si può parlare
quindi di ricollocamento del personale, poiché tra i due presidi
vi è un’unica direzione primaziale.”
Ed ancora “il minor tasso di fuga
(minore donne residenti che non scelgono il presidio di
riferimento), la localizzazione dell’ospedale, il miglioramento
dell’offerta derivante da un proficuo scambio con i medici di
Cernusco rendono la scelta di mantenere la sala parto a Melzo
(coerente con l’obiettivo di conseguire) uno sviluppo
significativo di servizi per madre e bambino nell’ottica della
sicurezza, della qualità, dell’efficacia e dell’efficienza”.
Mantovani ha poi fornito alcuni
dati: a Cernusco nel 2013 ci sono stati 566 parti e ne sono
previsti 538 nel 2014. A Melzo nel 2013 ne sono stati registrati
407 e per il 2014 se ne prevedono 400.
L’assessore ha quindi concluso
così: “Per opera della riorganizzazione e del potenziamento
dell’offerta dei servizi si conta di incrementare il numero di
parti (dove? A Melzo?) sino al raggiungimento di una
quota adeguata.”
Cernusco sul Naviglio, 10
novembre 2014 |