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FATEBENEFRATELLI: DA 75 ANNI
TESTIMONI DELLA CARITÀ NELLA NOSTRA CITTÀ
Il 15
giugno 1939 iniziava ad operare l’Istituto Fatebenefratelli
“Villa Sant’Ambrogio”. Laprima sede fu nella Villa
“Carini-Gervasoni” (oggi sede della Curia provinciale).
I
Fatebenefratelli arrivarono in città sul finire del 1938, ma
aprirono il loro primo Istituto “per ilricovero e la cura degli
alienati di sesso maschile e femminile” il 15 giugno 1939. Dopo
aver acquistato Villa Carini-Gervasoni e gli stabili
anticamente sede di una filanda, nel 1948 acquistarono dal
barone Giulio Pizzini della Porta anche la Villa Alari, già dei
Visconti di Saliceto. La Villa Carini-Gervasoni fu acquistata
dal Padre provinciale dei Fatebenefratelli in ricordo del IV
centenario della fondazione dell’Ordine. Nel 1939 furono accolti
194 uomini e 258 donne.
Su Voce
Amica, di marzo 1939, il cronista dell’epoca annotava: “E
ormai da mesi questi frati li vediamo fra noi, tutti intenti e
laboriosi a preparare qualcosa di ... grandioso nel nostro paese
... E guarda che destino hanno - del resto un bel destino! - le
ville settecentesche, e tanto rinomate un
tempo, della nostra Cernusco. Prima erano casa di signori, luoghi di
grandezza e di
godimento, oggi ricoveri di carità!”
Cinquanta’anni dopo, il priore
dell’Istituto, fra Eliseo Paraboni, scriveva: “La sua vitalità
(riferendosi alle attività dell’Istituto cernuschese) è sempre
stata prorompente già in passato quando, con iniziative che
precorrevano i tempi e le leggi, il Fatebenfratelli di Cernusco
ha spalancato le porte delle corsie e dei reparti, favorendo
iniziative atte ad attenuare la pesante monotonia quotidiana.
Oggi, in un momento di transizione e di ricerca di nuovi modelli
di applicazione della legge 180, il Fatebenefratelli continua ad
offrire servizi psichiatrici validi, apprezzati e peraltro
riconosciuti dagli organismi competenti ed è proteso
all’individuazione di elementi e strutture atte a migliorare la
riabilitazione psichiatrica.”
Come noto, arrivò
poi, nel 2001 il trasferimento dell’Istituto dall’inizio di via
Cavour all’attuale sede, moderna e funzionale, in prossimità
della rotonda della tangenzialina. In seguito, il
2 marzo 2007, in Villa Gervasoni,
fu sottoscritto l’atto notarile per l’acquisizione, da parte del
nostro Comune, della Villa Alari.
L’Ordine religioso
dei Fatebenefratelli, a cui appartiene il Centro Sant’Ambrogio
di via Cavour ha come valore centrale l’ospitalità, che si
esprime e si concretizza nei quattro valori guida di qualità,
rispetto, responsabilità e spiritualità.
«Il nostro Ordine
Ospedaliero – si legge sul sito web della Curia generalizia dei
Fatebenefratelli - attualmente è presente in cinquanta Paesi
dei cinque continenti, con circa 400 opere apostoliche.
Nel nostro impegno
verso le persone che soffrono operiamo nel campo della sanità e
del sociale. La Chiesa ci definisce come un Ordine mendicante,
ed abbiamo sempre cercato di agire con un atteggiamento di
assistenza nei confronti delle persone che ne hanno bisogno.
Siamo al servizio dei malati in generale e dei malati mentali in
particolare. Negli ultimi tempi, inoltre, abbiamo promosso la
creazione di unità per cure palliative, per malati di AIDS, per
persone colpite dal morbo di Alzheimer, ecc. Abbiamo anche dei
Centri specializzati per persone con disabilità mentali e/o
fisiche, per anziani, per senzatetto, e portiamo avanti dei
programmi per tossicodipendenti o per persone con dipendenza da
alcol. Oltre alle cure, alla riabilitazione, all’accompagnamento
per i malati o per gli emarginati, nella nostra identità di
centri cattolici, pur trovandoci in società tanto diverse,
cerchiamo di promuovere l’evangelizzazione, trasmettendo con la
nostra parola, ma soprattutto con la nostra vita, la Buona
Novella che ci è stata portata da Gesù Cristo. Il nostro primo
modo per evangelizzare è quello di accogliere tutte le persone
così come sono, ed intervenire nel processo di avvicinamento a
Cristo e alla Sua Chiesa come ricerca del significato vero della
vita. Nel nostro mondo, sempre più materialista e secolare, ci
sentiamo espressione della Chiesa della carità.»
Punto di vista -
Nel tempo si è modificato il rapporto tra l’Istituto e la città,
ma anche con le parrocchie: un tempo più vivace e frequente,
soprattutto negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, ora più
formale e occasionale, complice forse la diminuzione delle
vocazioni religiose, da una parte, e una pastorale meno attenta
alle “periferie esistenziali” dall’altra. Ci auguriamo vivamente
che, anche grazie ai volontari e alle associazioni che
collaborano con i religiosi, tutti i cernuschesi abbiano a
cooperare affinché il Centro Sant’Ambrogio di via Cavour diventi
sempre più parte integrante dell’identità della nostra città,
identificandolo con il cuore pulsante della carità e della
solidarietà. Questo è il nostro augurio per il 75°
dell’Istituto.
C.G.
Cernusco sul
Naviglio, 23 giugno 2014
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