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“IL GRANDE MESSAGGIO DI MARTINI È LA FIDUCIA”
La
seconda serata dedicata al cardinal Martini, con un racconto a
tre voci, ha riscosso grande successo di pubblico. In una sala
gremita hanno dialogato per quasi due ore il direttore del
Corriere della sera, Ferruccio De Bortoli, monsignor Gianni
Zappa e don Ettore Colombo.
La
presenza così numerosa è testimonianza, come ha sottolineato De
Bortoli, della riconoscenza, dell’affetto e della vicinanza che
ancora tantissime persone, soprattutto over 40, nutrono nei
confronti del cardinal Martini. Un confronto ricco di spunti
interessanti, di cui ne raccogliamo solo alcuni, e che completa
quanto narrato nella prima serata, con un’importante
sottolineatura fatta da monsignor Zappa, portavoce negli ultimi
cinque anni del cardinal Martini.
Martini, a parere di Ferruccio De Bortoli si è seduto
“idealmente accanto a ciascuno di noi, condividendo desideri,
bisogni, ansie, soprattutto di coloro che si erano distaccati
dalla Chiesa.”
Nell’istituzione della cattedra dei non credenti e nella
distinzione che il Cardinale ha più volte richiamato tra
pensanti e non pensanti - e non tra credenti e non credenti - De
Bortoli coglie il significato più profondo della nostra Chiesa
Ambrosiana: “Una Chiesa che sta nel mezzo e che abbraccia
idealmente tutti, che accoglie, che cura, che non respinge
nessuno.” Martini è stata “una persona scomoda ma non è stato un
contestatore, un eretico”. Ha mostrato “grande capacità di
comprendere la realtà e di guardare anche alle persone lontane,
di rispettare la libertà di coscienza di tutti.” Un segno civile
di particolare rilevanza, quest’ultimo. Come lo furono molti
altri, che seppero infondere in tutti speranza, in anni
particolarmente difficili. È poi arrivato un significativo
riconoscimento, da parte di Bortoli, alla Chiesa Ambrosiana:
«di fronte a una perdita del senso civico, a un allentamento dei
legami che tengono uniti una comunità, a un venir meno del
rispetto delle regole, ad un impoverimento spirituale, che ha
colpito il nostro Paese, non più in grado di disegnare un
progetto di società per il futuro, il nostro compito è quello di
impegnarci nel ricercare le ragioni dello stare insieme. E credo
che la Chiesa si sia sobbarcata anche il peso di custodire dei
valori che non necessariamente sono propri: l’impegno politico,
la solidarietà, il rispetto degli altri, l’accoglienza.» Un
cammino avviato dal cardinal Martini e che sta proseguendo.
Monsignor Gianni Zappa,
suo portavoce, ha naturalmente parlato del rapporto di Martini
con i media. “Uno dei tratti caratteristici di Martini era
quello di non concedersi. Aveva una preoccupazione molto
precisa: essere attento alle parole. Penso che Martini fosse un
po’ un ingegnere della parola. Il critico testuale, come lo era
lui, misura parola per parola. Le parole che usava erano sempre
misurate. Non utilizzava mai un aggettivo. Mai parole sprecate,
ma sempre ricche di significato. Il cardinal Martini bisogna
leggerlo misurando anche i tempi di lettura in relazione alla
forza delle parole che egli usa.”
A
proposito di certi temi - fine vita, coppie di fatto,
sessualità: richiamati anche dal presentatore della serata -
monsignor Zappa ha chiarito che “non è che quelli fossero i temi
più importanti per il cardinal Martini. Non è che lui avesse la
fissa sull’omosessualità, sul fine vita: non era questo il vero
oggetto della sua attenzione. Lo diventavano nel momento in cui
intravvedeva dietro a queste parole le persone e in particolare
le persone sofferenti. La sua preoccupazione era quella di
rispondere alla sofferenza delle persone e con loro si disponeva
anche a correre il rischio di essere frainteso, di essere
catalogato. Per favore non cadiamo assolutamente nell’errore di
interpretare certe problematiche che toccano la vita degli
uomini come delle problematiche esterne, in qualche modo
oggettive, che diventano quindi materia più di riflessione
ideologica che antropologica e legata all’uomo.”
Per
monsignor Zappa “c’è un’eredità di metodo che dovremmo imparare
dal Martini: il non fermarci mai nell’impegno, nella ricerca.
Martini era un ricercatore rigorosissimo, che sapeva andare a
trovare le perle preziose anche là dove non si vede niente.
Questo metodo deve diventare il metodo di ciascuno di noi:
mostrarci appassionati ricercatori per cogliere quei segni, quei
gesti quella rete di bene che è decisamente più forte anche
dello stesso difficile momento che stiamo vivendo.” E ancora:
“il grande messaggio di Martini è la fiducia, bisogna credere
nello Spirito, che ci è stato dato come credenti, nella nobiltà
di essere uomini. Questa fiducia che abbiamo dentro dobbiamo
farla diventare realtà, mente pulsante della quotidianità e
della responsabilità.”
Don
Ettore Colombo,
responsabile della nostra Comunità pastorale e per dieci anni
segretario del cardinal Martini, ha raccontato aspetti inediti e
curiosi e momenti di familiarità nelle giornate di Martini:
dalla vita comunitaria con i suoi più stretti collaboratori alle
gite settimanali in montagna, dagli esercizi spirituali in
Africa alle visite pastorali. “Martini – ha detto don Ettore - è
stato maestro perché ogni volta che parlava lo faceva sempre a
partire dalla parola di Dio. La domanda che si poneva era sempre
questa: cosa c’è di Vangelo in quello che diciamo e che
facciamo?” A parere del nostro prevosto, “l’eredità più bella
che ci ha lasciato Martini è quella di imparare ad essere aperti
all’azione dello Spirito: questo vuol dire sognare. Questo vale
non solo per la comunità cristiana ma anche per il mondo, perché
lo Spirito è l’anima del mondo, anche se uno non lo sa. Ma lo
Spirito c’è ed agisce.”
C.G.
Cernusco sul
Naviglio, 24 febbraio 2014
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