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“MARTINI: L’UOMO, IL PROFETA”:
UN RACCONTO A TRE VOCI
Secondo appuntamento, martedì 18 febbraio, alle ore 21:
per riflettere sull’opera e sul pensiero del cardinale Martini,
sempre al teatro Agorà. A parlarne saranno Ferruccio De Bortoli,
direttore del Corriere della Sera, monsignor Gianni Zappa,
portavoce del Cardinale Martini per 5 anni, e don Ettore
Colombo, responsabile della nostra Comunità pastorale e per 10
anni segretario del cardinal Martini.
Non
deve sorprendere che a parlare di Martini – nell’ambito delle
iniziative promosse dal Teatro Agorà e dalla Libreria del
Naviglio - sia stato invitato il direttore del più diffuso
quotidiano italiano. Ricordiamo, infatti, che il «filo rosso
dell’opera (Martini: il Cardinale e gli altri”, in programma
sempre all’Agora venerdì 14 febbraio) è il rapporto di
Martini con il Corriere della Sera, testata per la quale
l’autore Marco Garzonio ("il maggior esperto martiniano" lo ha
definito il cardinal Gianfranco Ravasi) ha seguito Carlo Maria
Martini sin dal suo arrivo a Milano. Molto del materiale
dell’opera, infatti, è tratto anche dagli articoli che il
Cardinale scrisse per il giornale, dalle interviste che
concesse, dalla posta con i lettori che ha tenuto negli ultimi
tre anni della sua vita, dal 2009 al 2012»
De
Bortoli
ha definito così Martini, in un’intervista a Famiglia
cristiana (2/09/2013): «“E'
stato soprattutto un padre comprensivo in una società che di
padri ne ha sempre meno,
pur avendone un disperato bisogno”. Sono parole forti, sgorgate
dal cuore, persino irrituali quelle con cui il direttore del
Corriere della Sera
Ferruccio De Bortoli
ha ricordato la scomparsa del cardinale Martini. “Fu un padre e
un maestro in una società che di padri e maestri ne ha sempre
meno”, spiega. “In un'epoca di valori annacquati e di passioni
tristi la sua parola ha rappresentato una bussola morale. Nel
mezzo di un periodo storico in cui assistiamo a un processo di
secolarizzazione che non risparmia nemmeno la Chiesa,
all'indebolimento dell'etica pubblica e dei legami comunitari,
ho posto attenzione a segnalare la testimonianza civile, ancor
prima che pastorale, del cardinale, grande educatore alla
coscienza civica”.
Sorprese, e al tempo stesso affascinò, nella parte finale
dell'esistenza dell'arcivescovo, l'umiltà
con cui diede voce alle sue paure, ai suoi dubbi. “A volte i
dubbi vengono considerati una forma di relativismo etico o di
indifferenza, ma io in lui non trovai affatto questo”, dice De
Bortoli. “Molti di noi ricordano esempi di sacerdoti che
sostituivano la figura paterna, sacerdoti che integravano il
lavoro dei maestri: erano uomini di grande umiltà, forse non
dotati di un'istruzione eccelsa, ma sempre pronti a sedersi
accanto ai fedeli, condividendone paure e incertezze. Il che non
significa indebolire la fede, ma, al contrario, rafforzarne
l'identità.»
Don
Ettore Colombo,
nello scorso settembre, ha scritto su Voce Amica, a
distanza di un anno dalla morte del cardinal Martini, che «nei
dieci anni in cui ho collaborato con lui nel lavoro della
segreteria arcivecovile, standogli a stretto contatto, ho
ammirato la sua capacità di ascolto: di Dio, dell'uomo e della
Parola. Poi, negli altri dieci anni in cui gli incontri sono
stati saltuari, durante la sua lontananza dalla diocesi e,
soprattutto, nei giorni della sua malattia e della sua morte, la
commozione ha preso il sopravvento, accrescendo quei sentimenti
di affetto e di stima per l'uomo e per il credente che mi si
presentava davanti, in tutta la sua forza e in tutta la sua
debolezza. Oggi, avverto come la sua assenza si è trasformata,
in realtà, in una nuova e più viva presenza, nel mistero della
comunione che lo Spirito di Gesù crea tra i credenti. Ogni
volta, infatti, che leggo un salmo o che medito qualche pagina
della Scrittura attraverso il metodo della lectio divina, mi è
impossibile non andare al suo insegnamento e alla sua
spiritualità, avvertendo in modo tangibile quanto la sua
concreta persona ha la capacità di incidere ancora nella mia
vita quotidiana, così come in quella di tanti altri uomini e
donne - credenti e non credenti - che hanno tratto giovamento
dai suoi scritti e dai suoi interventi e ancora ne gustano la
straordinaria attualità.»
Cernusco sul Naviglio, 10 febbraio 2014
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