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FRANCO CUCCHI:
UN CERNUSCHESE CHE AMAVA LA SUA CITTÀ
La
sera del 31 gennaio 1964 – cinquanta’anni fa - cessava di vivere
il commendatore Franco Cucchi. Persona molto nota a Cernusco,
non solo per la sua attività imprenditoriale (le famose
“Distillerie Cucchi” produttrici del noto liquore “Millefiori
Cucchi”) ma anche per il suo impegno sociale.
«La
sua immatura scomparsa – si legge sulle pagine di Voce Amica
del marzo 1964, in un articolo senza firma ma riconducibile al
prevosto Rossignoli - ha lasciato un vuoto incolmabile, largo
rimpianto. Ha sempre dato con grande generosità, disinteresse,
la sua opera per il trionfo del bene nella sua Cernusco, che
egli amava teneramente. La Parrocchia, come segno di
riconoscenza, rievoca la nobile figura di cristiano veramente
praticante, di benefattore in svariate attività, di apostolo
ardente, generoso.»
Negli
anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso era rarissimo non
trovare nelle case dei cernuschesi almeno una bottiglia delle
Distillerie Cucchi. Come dimenticare, per esempio, quelle
piccole bottigliette – mignon - di liquore, con quel trasparente
liquido giallo con un rametto d'erica, i suoi cristalli
zuccherini, l'etichetta scritta in corsivo.
La
fabbrica dove si produceva questo liquore aveva sede in viale
Assunta angolo via Amatore Scesa e la sua fine arrivò nella
seconda metà degli anni Sessanta.
«Caro Franco – così scrivevano i suoi “amici” su Voce Amica
del marzo 1964 - permetti che ancora una volta giunga a te la
voce del "tuo Ospedale" per esprimerti il suo ringraziamento,
per i diciannove anni che tu hai dedicato a lui, anche
trascurando i tuoi impegni professionali. Abbiamo trascorso
insieme dieci di questi anni, abbiamo condiviso lavoro,
preoccupazioni e gioie; abbiamo lavorato insieme per lo stesso
ideale. E tu per il nostro Ospedale sei sempre stato
infaticabile; la tua attività, il tuo dinamismo ci sono sempre
stati di esempio e di sprone; tu eri sempre pronto a dar tutto e
volentieri pur di raggiungere lo scopo prefissato. Tu sarai
sempre presente fra di noi, con la tua energia, con la tua
tenace volontà, con la forza d'animo, con il tuo forte
temperamento che nascondeva un grande cuore. Tu eri sempre
pronto a qualsiasi richiesta, nessun compito per te era gravoso;
eri a noi d'esempio e di coraggio. Lascia ancora che ti
ringraziamo oltre che per l'Ospedale anche per l'AVIS a cui
donasti la tua attività per dieci anni, per l'Asilo che tu tanto
amavi, per il Centro di cultura e per tutte le attività sociali
a cui hai dato la tua opera generosa. Tu ci hai insegnato a
vivere da buoni cristiani, a non temere nulla, a vivere
onestamente, senza mai lamentarti.»
Punto di vista -
Perché oggi è rarissimo trovare queste figure di imprenditori
con una così forte passione sociale? Perché persone così
carismatiche, capaci di essere un punto di riferimento per le
persone e per una comunità, non ci sono più? Forse perché oggi i
leader o capi – come ha recentemente scritto Lorenzo Ornaghi già
rettore dell’Università Cattolica e ministro dei beni culturali
nel Governo Monti - “appaiono se non meno dotati di positive
caratteristiche personali, sicuramente meno inclini o abituati a
dimostrare di possedere qualcuna di quelle tre indispensabili
qualità che Weber sintetizzava nella “passione”, nel “senso di
responsabilità”, nella lungimiranza” e perché “non vi può essere
‘ritrovamento’ o ‘formazione’, di persone con qualità decisive
per la politica, le istituzioni e lo Stato, quando il naturale
rapporto tra cultura e politica sia interrotto, deteriorato, o
anche soltanto squilibrato.”
C.G.
Cernusco sul Naviglio, 3 febbraio 2014
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